Questa tesi affronta il tema della polizia predittiva, mettendo a confronto le esperienze dell’Italia, della Germania e degli Stati Uniti. Lo studio prende in esame i sistemi più rappresentativi di ciascun contesto: in Italia, KeyCrime e XLAW; in Germania, Precobs; negli Stati Uniti, PredPol. L’obiettivo è capire non solo se questi strumenti funzionino, ma soprattutto a quale prezzo per i diritti dei cittadini e per gli equilibri dello Stato di diritto. L’analisi comparata, sostenuta da un approccio interdisciplinare, restituisce un quadro deludente rispetto alle promesse iniziali. L’efficacia predittiva si rivela molto modesta, quando non del tutto irrilevante, come dimostra il tasso di successo inferiore allo 0,5% accertato per PredPol. Emerge con altrettanta chiarezza una mancanza generale di trasparenza e la quasi assenza di verifiche indipendenti. Soprattutto, questi sistemi mostrano un rischio concreto: quello di rendere automatici e di amplificare pregiudizi e disuguaglianze già presenti nella società, scivolando verso una forma di profilazione sospettosa che contraddice principi fondamentali come la presunzione di innocenza. Alla luce di queste criticità, il lavoro non si conclude con una semplice denuncia. Propone invece delle linee guida chiare per orientare una futura regolamentazione in Italia. Tali linee guida si articolano attorno a quattro punti irrinunciabili: la verificabilità degli algoritmi da parte di soggetti terzi, il divieto della profilazione predittiva individuale, l’obbligo di trasparenza per le amministrazioni che li utilizzano e la creazione di una tutela specifica per i cittadini. Sono principi pensati come un test, una “prova di resistenza” che qualsiasi tecnologia impiegata per la sicurezza pubblica dovrebbe superare. In conclusione, la ricerca suggerisce che la polizia predittiva, nella sua forma attuale, non rappresenta la via maestra per la sicurezza del futuro. La prevenzione più autentica rimane un compito profondamente umano e sociale. La tecnologia può accompagnare questo sforzo, ma solo a patto di essere governata da regole ferree, che la costringano a operare nella piena luce del diritto e nel rispetto delle libertà di tutti.

Modelli di polizia predittiva tra Italia, Germania e Stati Uniti

CAMPORESE, THOMAS
2024/2025

Abstract

Questa tesi affronta il tema della polizia predittiva, mettendo a confronto le esperienze dell’Italia, della Germania e degli Stati Uniti. Lo studio prende in esame i sistemi più rappresentativi di ciascun contesto: in Italia, KeyCrime e XLAW; in Germania, Precobs; negli Stati Uniti, PredPol. L’obiettivo è capire non solo se questi strumenti funzionino, ma soprattutto a quale prezzo per i diritti dei cittadini e per gli equilibri dello Stato di diritto. L’analisi comparata, sostenuta da un approccio interdisciplinare, restituisce un quadro deludente rispetto alle promesse iniziali. L’efficacia predittiva si rivela molto modesta, quando non del tutto irrilevante, come dimostra il tasso di successo inferiore allo 0,5% accertato per PredPol. Emerge con altrettanta chiarezza una mancanza generale di trasparenza e la quasi assenza di verifiche indipendenti. Soprattutto, questi sistemi mostrano un rischio concreto: quello di rendere automatici e di amplificare pregiudizi e disuguaglianze già presenti nella società, scivolando verso una forma di profilazione sospettosa che contraddice principi fondamentali come la presunzione di innocenza. Alla luce di queste criticità, il lavoro non si conclude con una semplice denuncia. Propone invece delle linee guida chiare per orientare una futura regolamentazione in Italia. Tali linee guida si articolano attorno a quattro punti irrinunciabili: la verificabilità degli algoritmi da parte di soggetti terzi, il divieto della profilazione predittiva individuale, l’obbligo di trasparenza per le amministrazioni che li utilizzano e la creazione di una tutela specifica per i cittadini. Sono principi pensati come un test, una “prova di resistenza” che qualsiasi tecnologia impiegata per la sicurezza pubblica dovrebbe superare. In conclusione, la ricerca suggerisce che la polizia predittiva, nella sua forma attuale, non rappresenta la via maestra per la sicurezza del futuro. La prevenzione più autentica rimane un compito profondamente umano e sociale. La tecnologia può accompagnare questo sforzo, ma solo a patto di essere governata da regole ferree, che la costringano a operare nella piena luce del diritto e nel rispetto delle libertà di tutti.
2024
Predictive Policing Models in Italy, Germany and the United States
Polizia Predittiva
Algoritmi
Trasparenza
Quadro normativo
Implicazioni etiche
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.12608/102206