The spaces we inhabit are not mere backdrops: they shape how we feel, what we think, and how we move, balancing concrete needs with perceptual qualities such as light, proportions, and colors. These aspects are an integral part of people’s quality of life, and it is form itself that communicates and steers behavior, mood, and a sense of well-being, regulating familiarity, safety, and comfort. From an architectural psychology standpoint, the person–environment relationship is reciprocal: places influence how people feel and act, but people also interpret and ascribe meaning to places based on different experiences, expectations, and goals. This makes predicting lived experience never universal, because models provide useful trends and correlations, yet experience remains tied to the specific cases of those who use the spaces. In this context, digitization can be an ally if it makes it possible to translate perceptual dimensions into operational information without narrowing the plurality of perspectives. The aim is to assess whether BIM modeling can incorporate this perceptual dimension, turning experiential indicators into information useful for design, evaluation, and communication, beyond the strictly technical requirements it usually addresses. Through the case study of the Cloister of the Virgins in Piazzola sul Brenta, the goal is to clarify the link that should exist between design choices and users’ lived experience, showing that the quality of experience can be embedded in digital models so that design can proceed with greater awareness and attention to those who effectively use these spaces.

Gli spazi che abitiamo non sono solo sfondi: influenzano come ci sentiamo, cosa pensiamo e come ci muoviamo, in equilibrio tra bisogni concreti e qualità percettive come luce, proporzioni e colori. Questi aspetti sono parte integrante della qualità della vita delle persone, ed è proprio la forma a comunicare e orientare il comportamento, l’umore e il senso di benessere, regolando familiarità, sicurezza e comfort. Nella prospettiva della psicologia architettonica, la relazione ambiente-individuo è reciproca: i luoghi influenzano il sentire e l’agire, ma sono le persone a interpretarli e dare loro un significato, sulla base di diverse esperienze, aspettative e obiettivi. Questo rende la previsione dei vissuti mai universale, perché i modelli forniscono tendenze e correlazioni utili, ma l’esperienza resta comunque legata ai singoli casi di chi abita gli spazi. In questo scenario, la digitalizzazione può diventare un alleato se consente di tradurre dimensioni percettive in informazioni operative, senza ridurre la pluralità degli sguardi. L’obiettivo è verificare se la modellazione BIM possa incorporare questa dimensione percettiva, traducendo indicatori dell’esperienza in informazioni utili alla progettazione, valutazione e comunicazione, oltre ai soli requisiti tecnici dei quali di solito si occupa. Attraverso il caso studio del Loco delle Vergini a Piazzola sul Brenta, si vuole rendere più chiara la relazione che dovrebbe sussistere tra scelte progettuali e vissuti degli utenti, provando che la qualità dell’esperienza può entrare nei modelli digitali, così da progettare con più consapevolezza e attenzione per chi usa effettivamente questi spazi.

Digitalizzare la percezione: il ruolo del BIM nell'interpretazione dello spazio urbano e architettonico Il caso del Chiostro delle Vergini a Piazzola sul Brenta (PD)

CANINI, GIORGIA
2024/2025

Abstract

The spaces we inhabit are not mere backdrops: they shape how we feel, what we think, and how we move, balancing concrete needs with perceptual qualities such as light, proportions, and colors. These aspects are an integral part of people’s quality of life, and it is form itself that communicates and steers behavior, mood, and a sense of well-being, regulating familiarity, safety, and comfort. From an architectural psychology standpoint, the person–environment relationship is reciprocal: places influence how people feel and act, but people also interpret and ascribe meaning to places based on different experiences, expectations, and goals. This makes predicting lived experience never universal, because models provide useful trends and correlations, yet experience remains tied to the specific cases of those who use the spaces. In this context, digitization can be an ally if it makes it possible to translate perceptual dimensions into operational information without narrowing the plurality of perspectives. The aim is to assess whether BIM modeling can incorporate this perceptual dimension, turning experiential indicators into information useful for design, evaluation, and communication, beyond the strictly technical requirements it usually addresses. Through the case study of the Cloister of the Virgins in Piazzola sul Brenta, the goal is to clarify the link that should exist between design choices and users’ lived experience, showing that the quality of experience can be embedded in digital models so that design can proceed with greater awareness and attention to those who effectively use these spaces.
2024
Digitizing perception: the role of BIM in the interpretation of urban and architectural space A case study of the Cloister of the Virgins in Piazzola sul Brenta (PD)
Gli spazi che abitiamo non sono solo sfondi: influenzano come ci sentiamo, cosa pensiamo e come ci muoviamo, in equilibrio tra bisogni concreti e qualità percettive come luce, proporzioni e colori. Questi aspetti sono parte integrante della qualità della vita delle persone, ed è proprio la forma a comunicare e orientare il comportamento, l’umore e il senso di benessere, regolando familiarità, sicurezza e comfort. Nella prospettiva della psicologia architettonica, la relazione ambiente-individuo è reciproca: i luoghi influenzano il sentire e l’agire, ma sono le persone a interpretarli e dare loro un significato, sulla base di diverse esperienze, aspettative e obiettivi. Questo rende la previsione dei vissuti mai universale, perché i modelli forniscono tendenze e correlazioni utili, ma l’esperienza resta comunque legata ai singoli casi di chi abita gli spazi. In questo scenario, la digitalizzazione può diventare un alleato se consente di tradurre dimensioni percettive in informazioni operative, senza ridurre la pluralità degli sguardi. L’obiettivo è verificare se la modellazione BIM possa incorporare questa dimensione percettiva, traducendo indicatori dell’esperienza in informazioni utili alla progettazione, valutazione e comunicazione, oltre ai soli requisiti tecnici dei quali di solito si occupa. Attraverso il caso studio del Loco delle Vergini a Piazzola sul Brenta, si vuole rendere più chiara la relazione che dovrebbe sussistere tra scelte progettuali e vissuti degli utenti, provando che la qualità dell’esperienza può entrare nei modelli digitali, così da progettare con più consapevolezza e attenzione per chi usa effettivamente questi spazi.
BIM
Percezione
Psicologia
Architettura
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.12608/102266