INTRODUZIONE: Nonostante i progressi nella gestione dell’arresto cardiaco extraospedaliero (OHCA), la mortalità e le sequele neurologiche nei pazienti che riprendono la circolazione spontanea (ROSC) rimangono elevate. Il danno cerebrale anossico-ischemico che si verifica dopo la rianimazione rappresenta una delle principali cause di disabilità nei sopravvissuti. La gestione della temperatura target, processo noto in inglese come Targeted Temperature Management (TTM), viene utilizzato come intervento neuroprotettivo finalizzato a ridurre il danno cerebrale e migliorare l’outcome neurologico. Tuttavia, l’evoluzione delle evidenze scientifiche ha portato a una revisione critica delle indicazioni e dell’efficacia di questa strategia. OBIETTIVO: Lo scopo di questa tesi è valutare l’efficacia clinica della gestione della temperatura target nei pazienti adulti incoscienti dopo arresto cardiaco extraospedaliero confrontando l’ipotermia terapeutica con la normotermia in termini di sopravvivenza ed esiti neurologici. L’elaborato si propone di esaminare anche il ruolo infermieristico durante l’intero percorso di gestione del TTM. MATERIALI E METODI : Questa tesi è stata scritta sotto forma di revisione sistematica della letteratura. Sono state inizialmente consultate definizioni e linee guida sui siti di AHA, ERC, ILCOR e IRC. Gli articoli scientifici sono stati individuati tramite una ricerca nelle banche dati online PubMed e Cochrane Library usando le parole chiave "Targeted Temperature Management" OR "Therapeutic Hypothermia" AND "Cardiac Arrest", integrate con “ROSC”, “mortality”, “survival” e “neurological outcomes” attraverso l’operatore booleano AND. Il quesito di ricerca è stato definito attraverso il metodo PICO. Su 1.266 articoli iniziali, dopo la rimozione dei duplicati e la valutazione dei criteri di inclusione, 9 studi sono stati selezionati per la revisione della letteratura. RISULTATI: I dati emersi indicano che il mantenimento di una temperatura target compresa tra 32°C e 34°C non comporta benefici significativi in termini di sopravvivenza o miglioramento neurologico rispetto alla normotermia controllata. Le evidenze più recenti sostengono che l’aspetto cruciale del trattamento sia la prevenzione della febbre, considerata un fattore prognostico negativo. Alcuni studi suggeriscono che specifici sottogruppi di pazienti, come quelli con ritmo iniziale non defibrillabile, possano trarre vantaggio dall’ipotermia terapeutica. Il ruolo infermieristico risulta determinante nel monitoraggio della temperatura, nella gestione delle complicanze e nell’applicazione rigorosa dei protocolli clinici. CONCLUSIONI: La gestione mirata della temperatura post OHCA rimane una strategia complessa e in continua evoluzione. Le evidenze attuali supportano un approccio orientato alla normotermia e alla correzione della ipertermia, piuttosto che all’induzione sistematica dell’ipotermia. L’infermiere riveste un ruolo essenziale nel garantire la sicurezza, la continuità e l’efficacia del trattamento e garantisce un’assistenza essenziale, continua e basata su evidenze scientifiche aggiornate. PAROLE CHIAVE: Arresto cardiaco, Temperatura target, Ipotermia, TTM KEY WORDS: Cardiac arrest, Target temperature, Hypothermia, TTM
GESTIONE DELLA TEMPERATURA TARGET NEI PAZIENTI INCOSCIENTI POST ARRESTO CARDIACO EXTRAOSPEDALIERO: EVOLUZIONE DELLE EVIDENZE SCIENTIFICHE E RUOLO INFERMIERISTICO
CHECUZ, LETIZIA
2024/2025
Abstract
INTRODUZIONE: Nonostante i progressi nella gestione dell’arresto cardiaco extraospedaliero (OHCA), la mortalità e le sequele neurologiche nei pazienti che riprendono la circolazione spontanea (ROSC) rimangono elevate. Il danno cerebrale anossico-ischemico che si verifica dopo la rianimazione rappresenta una delle principali cause di disabilità nei sopravvissuti. La gestione della temperatura target, processo noto in inglese come Targeted Temperature Management (TTM), viene utilizzato come intervento neuroprotettivo finalizzato a ridurre il danno cerebrale e migliorare l’outcome neurologico. Tuttavia, l’evoluzione delle evidenze scientifiche ha portato a una revisione critica delle indicazioni e dell’efficacia di questa strategia. OBIETTIVO: Lo scopo di questa tesi è valutare l’efficacia clinica della gestione della temperatura target nei pazienti adulti incoscienti dopo arresto cardiaco extraospedaliero confrontando l’ipotermia terapeutica con la normotermia in termini di sopravvivenza ed esiti neurologici. L’elaborato si propone di esaminare anche il ruolo infermieristico durante l’intero percorso di gestione del TTM. MATERIALI E METODI : Questa tesi è stata scritta sotto forma di revisione sistematica della letteratura. Sono state inizialmente consultate definizioni e linee guida sui siti di AHA, ERC, ILCOR e IRC. Gli articoli scientifici sono stati individuati tramite una ricerca nelle banche dati online PubMed e Cochrane Library usando le parole chiave "Targeted Temperature Management" OR "Therapeutic Hypothermia" AND "Cardiac Arrest", integrate con “ROSC”, “mortality”, “survival” e “neurological outcomes” attraverso l’operatore booleano AND. Il quesito di ricerca è stato definito attraverso il metodo PICO. Su 1.266 articoli iniziali, dopo la rimozione dei duplicati e la valutazione dei criteri di inclusione, 9 studi sono stati selezionati per la revisione della letteratura. RISULTATI: I dati emersi indicano che il mantenimento di una temperatura target compresa tra 32°C e 34°C non comporta benefici significativi in termini di sopravvivenza o miglioramento neurologico rispetto alla normotermia controllata. Le evidenze più recenti sostengono che l’aspetto cruciale del trattamento sia la prevenzione della febbre, considerata un fattore prognostico negativo. Alcuni studi suggeriscono che specifici sottogruppi di pazienti, come quelli con ritmo iniziale non defibrillabile, possano trarre vantaggio dall’ipotermia terapeutica. Il ruolo infermieristico risulta determinante nel monitoraggio della temperatura, nella gestione delle complicanze e nell’applicazione rigorosa dei protocolli clinici. CONCLUSIONI: La gestione mirata della temperatura post OHCA rimane una strategia complessa e in continua evoluzione. Le evidenze attuali supportano un approccio orientato alla normotermia e alla correzione della ipertermia, piuttosto che all’induzione sistematica dell’ipotermia. L’infermiere riveste un ruolo essenziale nel garantire la sicurezza, la continuità e l’efficacia del trattamento e garantisce un’assistenza essenziale, continua e basata su evidenze scientifiche aggiornate. PAROLE CHIAVE: Arresto cardiaco, Temperatura target, Ipotermia, TTM KEY WORDS: Cardiac arrest, Target temperature, Hypothermia, TTM| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/102341