Introduzione: L’obesità infantile è, oggi, una delle sfide più insidiose della salute pubblica. Non soltanto per le complicanze metaboliche che preannuncia, ma per le implicazioni sul piano psicologico e sociale. È una condizione complessa, un mosaico di fattori biologici, culturali e ambientali. In questo scenario, la figura dell’infermiere emerge come presenza cruciale: capace di ascoltare, educare, costruire alleanze con famiglie e comunità. Problema: Il quesito che guida il lavoro nasce da una domanda densa di implicazioni: può l’infermiere incidere nella quotidianità, nella scuola, nella famiglia determinando una riduzione del BMI per prevenire l’obesità infantile? Seguendo il modello PICO, la ricerca ha preso in esame popolazioni pediatriche (0–18 anni), interventi infermieristici orientati alla promozione di stili di vita sani, e come esito principale la riduzione del BMI. Materiali e Metodi: La tesi si configura come una revisione della letteratura secondo le linee guida PRISMA. La banca dati PubMed è stata esplorata per il periodo 2010–2025, includendo lavori in lingua italiana e inglese. Tra gli 82 risultati iniziali, otto studi —selezionati tra trial controllati randomizzati, revisioni sistematiche e meta-analisi — hanno soddisfatto i criteri di qualità e pertinenza. Risultati: Gli interventi telefonici e via SMS di Wen et al. (2022; 2025) hanno evidenziato, a cinque anni, una riduzione del BMI di −0,30 (IC 95%: −0,59; −0,01), più marcata nelle famiglie a basso reddito (−0,57; p = 0,018). Nel Healthy Apple Program (Stookey et al., 2017) il BMI percentile è diminuito di −2,6 (p = 0,003) e il BMI z-score di −0,08 (p = 0,007). In ambito scolastico, la meta-analisi di Schroeder et al. (2016) ha riscontrato una riduzione del BMI di −0,48, mentre il progetto SNAPSHOT (Kubik et al., 2021) non ha evidenziato variazioni significative. Gli interventi di responsive parenting (Hohman et al., 2017; Paul et al., 2018; Savage et al., 2022) hanno riportato rispettivamente un BMI z-score inferiore correlato al pattern alimentare, una riduzione di −0,28 (IC 95%: −0,53; −0,01) e una diminuzione del BMI di −0,44 kg/m² nei primogeniti e −0,36 kg/m² nei fratelli minori. Complessivamente, gli interventi infermieristici precoci e continui favoriscono cambiamenti salutari e una riduzione misurabile del BMI nei bambini. Discussione: Gli interventi infermieristici, soprattutto quelli precoci e continuativi, si sono dimostrati efficaci nel promuovere comportamenti salutari, nel rafforzare la consapevolezza genitoriale e nel creare ambienti familiari favorevoli alla salute. I risultati mostrano miglioramenti concreti nel BMI. L’approccio centrato sulla persona, basato su ascolto e motivazione, emerge come una leva potente di cambiamento. Queste evidenze rafforzano l’idea che l’infermiere possa essere protagonista attivo nella prevenzione dell’obesità infantile e nella costruzione di comunità più sane. Conclusione: L’obesità infantile non è solo un problema clinico: è una questione di cultura, di educazione e di giustizia sociale. L’infermiere, con le sue competenze comunicative, può promuovere la prevenzione nella vita di tutti i giorni. I dati raccolti parlano chiaro: dove l’infermiere è formato, presente e riconosciuto, i comportamenti cambiano, le famiglie si rafforzano, i bambini crescono più consapevoli.

Introduzione: L’obesità infantile è, oggi, una delle sfide più insidiose della salute pubblica. Non soltanto per le complicanze metaboliche che preannuncia, ma per le implicazioni sul piano psicologico e sociale. È una condizione complessa, un mosaico di fattori biologici, culturali e ambientali. In questo scenario, la figura dell’infermiere emerge come presenza cruciale: capace di ascoltare, educare, costruire alleanze con famiglie e comunità. Problema: Il quesito che guida il lavoro nasce da una domanda densa di implicazioni: può l’infermiere incidere nella quotidianità, nella scuola, nella famiglia determinando una riduzione del BMI per prevenire l’obesità infantile? Seguendo il modello PICO, la ricerca ha preso in esame popolazioni pediatriche (0–18 anni), interventi infermieristici orientati alla promozione di stili di vita sani, e come esito principale la riduzione del BMI. Materiali e Metodi: La tesi si configura come una revisione della letteratura secondo le linee guida PRISMA. La banca dati PubMed è stata esplorata per il periodo 2010–2025, includendo lavori in lingua italiana e inglese. Tra gli 82 risultati iniziali, otto studi —selezionati tra trial controllati randomizzati, revisioni sistematiche e meta-analisi — hanno soddisfatto i criteri di qualità e pertinenza. Risultati: Gli interventi telefonici e via SMS di Wen et al. (2022; 2025) hanno evidenziato, a cinque anni, una riduzione del BMI di −0,30 (IC 95%: −0,59; −0,01), più marcata nelle famiglie a basso reddito (−0,57; p = 0,018). Nel Healthy Apple Program (Stookey et al., 2017) il BMI percentile è diminuito di −2,6 (p = 0,003) e il BMI z-score di −0,08 (p = 0,007). In ambito scolastico, la meta-analisi di Schroeder et al. (2016) ha riscontrato una riduzione del BMI di −0,48, mentre il progetto SNAPSHOT (Kubik et al., 2021) non ha evidenziato variazioni significative. Gli interventi di responsive parenting (Hohman et al., 2017; Paul et al., 2018; Savage et al., 2022) hanno riportato rispettivamente un BMI z-score inferiore correlato al pattern alimentare, una riduzione di −0,28 (IC 95%: −0,53; −0,01) e una diminuzione del BMI di −0,44 kg/m² nei primogeniti e −0,36 kg/m² nei fratelli minori. Complessivamente, gli interventi infermieristici precoci e continui favoriscono cambiamenti salutari e una riduzione misurabile del BMI nei bambini. Discussione: Gli interventi infermieristici, soprattutto quelli precoci e continuativi, si sono dimostrati efficaci nel promuovere comportamenti salutari, nel rafforzare la consapevolezza genitoriale e nel creare ambienti familiari favorevoli alla salute. I risultati mostrano miglioramenti concreti nel BMI. L’approccio centrato sulla persona, basato su ascolto e motivazione, emerge come una leva potente di cambiamento. Queste evidenze rafforzano l’idea che l’infermiere possa essere protagonista attivo nella prevenzione dell’obesità infantile e nella costruzione di comunità più sane. Conclusione: L’obesità infantile non è solo un problema clinico: è una questione di cultura, di educazione e di giustizia sociale. L’infermiere, con le sue competenze comunicative, può promuovere la prevenzione nella vita di tutti i giorni. I dati raccolti parlano chiaro: dove l’infermiere è formato, presente e riconosciuto, i comportamenti cambiano, le famiglie si rafforzano, i bambini crescono più consapevoli.

L’educazione sanitaria per la prevenzione dell’obesità infantile: il ruolo dell’infermiere nella promozione di stili di vita sani

EL AMIRI, CHAIMAA
2024/2025

Abstract

Introduzione: L’obesità infantile è, oggi, una delle sfide più insidiose della salute pubblica. Non soltanto per le complicanze metaboliche che preannuncia, ma per le implicazioni sul piano psicologico e sociale. È una condizione complessa, un mosaico di fattori biologici, culturali e ambientali. In questo scenario, la figura dell’infermiere emerge come presenza cruciale: capace di ascoltare, educare, costruire alleanze con famiglie e comunità. Problema: Il quesito che guida il lavoro nasce da una domanda densa di implicazioni: può l’infermiere incidere nella quotidianità, nella scuola, nella famiglia determinando una riduzione del BMI per prevenire l’obesità infantile? Seguendo il modello PICO, la ricerca ha preso in esame popolazioni pediatriche (0–18 anni), interventi infermieristici orientati alla promozione di stili di vita sani, e come esito principale la riduzione del BMI. Materiali e Metodi: La tesi si configura come una revisione della letteratura secondo le linee guida PRISMA. La banca dati PubMed è stata esplorata per il periodo 2010–2025, includendo lavori in lingua italiana e inglese. Tra gli 82 risultati iniziali, otto studi —selezionati tra trial controllati randomizzati, revisioni sistematiche e meta-analisi — hanno soddisfatto i criteri di qualità e pertinenza. Risultati: Gli interventi telefonici e via SMS di Wen et al. (2022; 2025) hanno evidenziato, a cinque anni, una riduzione del BMI di −0,30 (IC 95%: −0,59; −0,01), più marcata nelle famiglie a basso reddito (−0,57; p = 0,018). Nel Healthy Apple Program (Stookey et al., 2017) il BMI percentile è diminuito di −2,6 (p = 0,003) e il BMI z-score di −0,08 (p = 0,007). In ambito scolastico, la meta-analisi di Schroeder et al. (2016) ha riscontrato una riduzione del BMI di −0,48, mentre il progetto SNAPSHOT (Kubik et al., 2021) non ha evidenziato variazioni significative. Gli interventi di responsive parenting (Hohman et al., 2017; Paul et al., 2018; Savage et al., 2022) hanno riportato rispettivamente un BMI z-score inferiore correlato al pattern alimentare, una riduzione di −0,28 (IC 95%: −0,53; −0,01) e una diminuzione del BMI di −0,44 kg/m² nei primogeniti e −0,36 kg/m² nei fratelli minori. Complessivamente, gli interventi infermieristici precoci e continui favoriscono cambiamenti salutari e una riduzione misurabile del BMI nei bambini. Discussione: Gli interventi infermieristici, soprattutto quelli precoci e continuativi, si sono dimostrati efficaci nel promuovere comportamenti salutari, nel rafforzare la consapevolezza genitoriale e nel creare ambienti familiari favorevoli alla salute. I risultati mostrano miglioramenti concreti nel BMI. L’approccio centrato sulla persona, basato su ascolto e motivazione, emerge come una leva potente di cambiamento. Queste evidenze rafforzano l’idea che l’infermiere possa essere protagonista attivo nella prevenzione dell’obesità infantile e nella costruzione di comunità più sane. Conclusione: L’obesità infantile non è solo un problema clinico: è una questione di cultura, di educazione e di giustizia sociale. L’infermiere, con le sue competenze comunicative, può promuovere la prevenzione nella vita di tutti i giorni. I dati raccolti parlano chiaro: dove l’infermiere è formato, presente e riconosciuto, i comportamenti cambiano, le famiglie si rafforzano, i bambini crescono più consapevoli.
2024
Health education for the prevention of childhood obesity: the role of nurses in promoting healthy lifestyles
Introduzione: L’obesità infantile è, oggi, una delle sfide più insidiose della salute pubblica. Non soltanto per le complicanze metaboliche che preannuncia, ma per le implicazioni sul piano psicologico e sociale. È una condizione complessa, un mosaico di fattori biologici, culturali e ambientali. In questo scenario, la figura dell’infermiere emerge come presenza cruciale: capace di ascoltare, educare, costruire alleanze con famiglie e comunità. Problema: Il quesito che guida il lavoro nasce da una domanda densa di implicazioni: può l’infermiere incidere nella quotidianità, nella scuola, nella famiglia determinando una riduzione del BMI per prevenire l’obesità infantile? Seguendo il modello PICO, la ricerca ha preso in esame popolazioni pediatriche (0–18 anni), interventi infermieristici orientati alla promozione di stili di vita sani, e come esito principale la riduzione del BMI. Materiali e Metodi: La tesi si configura come una revisione della letteratura secondo le linee guida PRISMA. La banca dati PubMed è stata esplorata per il periodo 2010–2025, includendo lavori in lingua italiana e inglese. Tra gli 82 risultati iniziali, otto studi —selezionati tra trial controllati randomizzati, revisioni sistematiche e meta-analisi — hanno soddisfatto i criteri di qualità e pertinenza. Risultati: Gli interventi telefonici e via SMS di Wen et al. (2022; 2025) hanno evidenziato, a cinque anni, una riduzione del BMI di −0,30 (IC 95%: −0,59; −0,01), più marcata nelle famiglie a basso reddito (−0,57; p = 0,018). Nel Healthy Apple Program (Stookey et al., 2017) il BMI percentile è diminuito di −2,6 (p = 0,003) e il BMI z-score di −0,08 (p = 0,007). In ambito scolastico, la meta-analisi di Schroeder et al. (2016) ha riscontrato una riduzione del BMI di −0,48, mentre il progetto SNAPSHOT (Kubik et al., 2021) non ha evidenziato variazioni significative. Gli interventi di responsive parenting (Hohman et al., 2017; Paul et al., 2018; Savage et al., 2022) hanno riportato rispettivamente un BMI z-score inferiore correlato al pattern alimentare, una riduzione di −0,28 (IC 95%: −0,53; −0,01) e una diminuzione del BMI di −0,44 kg/m² nei primogeniti e −0,36 kg/m² nei fratelli minori. Complessivamente, gli interventi infermieristici precoci e continui favoriscono cambiamenti salutari e una riduzione misurabile del BMI nei bambini. Discussione: Gli interventi infermieristici, soprattutto quelli precoci e continuativi, si sono dimostrati efficaci nel promuovere comportamenti salutari, nel rafforzare la consapevolezza genitoriale e nel creare ambienti familiari favorevoli alla salute. I risultati mostrano miglioramenti concreti nel BMI. L’approccio centrato sulla persona, basato su ascolto e motivazione, emerge come una leva potente di cambiamento. Queste evidenze rafforzano l’idea che l’infermiere possa essere protagonista attivo nella prevenzione dell’obesità infantile e nella costruzione di comunità più sane. Conclusione: L’obesità infantile non è solo un problema clinico: è una questione di cultura, di educazione e di giustizia sociale. L’infermiere, con le sue competenze comunicative, può promuovere la prevenzione nella vita di tutti i giorni. I dati raccolti parlano chiaro: dove l’infermiere è formato, presente e riconosciuto, i comportamenti cambiano, le famiglie si rafforzano, i bambini crescono più consapevoli.
Childhood obesity
Nurse
Healthy lifestyle
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.12608/102371