Introduzione Le linee guida European Resuscitation Council 2021 hanno introdotto un cambiamento di modello nella gestione dell’arresto cardiaco, riflettendo, così, la crescente evidenza a supporto della rianimazione extracorporea (eCPR). L’arresto cardiaco extraospedaliero (OHCA) è un’emergenza sanitaria di critica importanza a livello globale, rappresentando la terza causa di morte in Europa. La sua incidenza varia notevolmente, attestandosi tra i 67 e i 170 casi ogni 100.000 abitanti all’anno nei paesi sviluppati, con un tasso di sopravvivenza che rimane complessivamente basso, di circa l’8% in Europa. Nonostante le manovre convenzionali di rianimazione (ALS) siano fondamentali, si è evidenziato che in determinati casi di arresto cardiaco refrattario l’eCPR si configura come una terapia di salvataggio. Questa procedura, che impiega l’ossigenazione Extracorporea a Membrana (ECMO), ha la capacità di mantenere la perfusione e l’ossigenazione degli organi vitali, offrendo una possibilità di sopravvivenza in situazioni altrimenti fatali. Studi recenti indicano che l’individuazione precoce del paziente candidabile all’eCPR viene considerato un passaggio cruciale nella “catena della sopravvivenza”: gli infermieri della centrale operativa SUEM 118 rappresentano il primo anello di questa catena. La loro capacità di identificare tempestivamente il paziente, attivare la macchina dei soccorsi e garantire la continuità delle manovre di supporto vitale è un fattore determinante per il successo della procedura e per il miglioramento gli esiti del paziente. Finalità e Obiettivi Indagare le conoscenze, percezioni e criticità degli infermieri del sistema di emergenza urgenza territoriale 118 dell’Azienda Ospedale-Università Padova, riguardo l’identificazione precoce di pazienti candidabili a eCPR. Materiali e Metodi Studio osservazionale descrittivo condotto nel settembre 2025 mediante questionario ad hoc somministrato attraverso la piattaforma Google Moduli. L’indagine ha coinvolto il personale infermieristico della Centrale Operativa SUEM dell’Azienda Ospedale–Università di Padova, previa autorizzazione aziendale. Il questionario comprende domande a scelta multipla, a risposta aperta e a scala Likert (0–10), finalizzate a valutare conoscenze, competenze e percezioni riguardo l’eCPR, da parte degli infermieri dell’Unità Operativa. Risultati 17 infermieri (su 30) hanno risposto al questionario. Da esso è emerso che la maggior parte degli intervistati riconosce un’elevata responsabilità professionale e un impatto significativo nella catena della “sopravvivenza”. Inoltre, emerge chiaramente la necessità di una formazione specifica più frequente e impattante e la mancanza di un protocollo operativo comune all’interno dell’Unità Operativa. Conclusioni Lo studio, nei suoi limiti, ha dimostrato il valore infermieristico nell’eCPR e la necessità di rafforzare conoscenze e protocolli operativi, affinché la consapevolezza del proprio ruolo si traduca in competenze applicabili nella pratica clinica. Investire nella preparazione continua e nella definizione di protocolli condivisi rappresenterebbe un passo fondamentale per ottimizzare l’esito clinico del paziente. Parole chiave Infermiere, eCPR, protocollo, Azienda Ospedale-Università Padova.
PERCEZIONI E CONOSCENZE DEGLI INFERMIERI DELLA CENTRALE OPERATIVA SUEM DELL’AZIENDA OSPEDALE – UNIVERSITÀ PADOVA IN MERITO ALL’IDENTIFICAZIONE DEL PAZIENTE CANDIDABILE ALL’ECPR
FACCO, MATTEO
2024/2025
Abstract
Introduzione Le linee guida European Resuscitation Council 2021 hanno introdotto un cambiamento di modello nella gestione dell’arresto cardiaco, riflettendo, così, la crescente evidenza a supporto della rianimazione extracorporea (eCPR). L’arresto cardiaco extraospedaliero (OHCA) è un’emergenza sanitaria di critica importanza a livello globale, rappresentando la terza causa di morte in Europa. La sua incidenza varia notevolmente, attestandosi tra i 67 e i 170 casi ogni 100.000 abitanti all’anno nei paesi sviluppati, con un tasso di sopravvivenza che rimane complessivamente basso, di circa l’8% in Europa. Nonostante le manovre convenzionali di rianimazione (ALS) siano fondamentali, si è evidenziato che in determinati casi di arresto cardiaco refrattario l’eCPR si configura come una terapia di salvataggio. Questa procedura, che impiega l’ossigenazione Extracorporea a Membrana (ECMO), ha la capacità di mantenere la perfusione e l’ossigenazione degli organi vitali, offrendo una possibilità di sopravvivenza in situazioni altrimenti fatali. Studi recenti indicano che l’individuazione precoce del paziente candidabile all’eCPR viene considerato un passaggio cruciale nella “catena della sopravvivenza”: gli infermieri della centrale operativa SUEM 118 rappresentano il primo anello di questa catena. La loro capacità di identificare tempestivamente il paziente, attivare la macchina dei soccorsi e garantire la continuità delle manovre di supporto vitale è un fattore determinante per il successo della procedura e per il miglioramento gli esiti del paziente. Finalità e Obiettivi Indagare le conoscenze, percezioni e criticità degli infermieri del sistema di emergenza urgenza territoriale 118 dell’Azienda Ospedale-Università Padova, riguardo l’identificazione precoce di pazienti candidabili a eCPR. Materiali e Metodi Studio osservazionale descrittivo condotto nel settembre 2025 mediante questionario ad hoc somministrato attraverso la piattaforma Google Moduli. L’indagine ha coinvolto il personale infermieristico della Centrale Operativa SUEM dell’Azienda Ospedale–Università di Padova, previa autorizzazione aziendale. Il questionario comprende domande a scelta multipla, a risposta aperta e a scala Likert (0–10), finalizzate a valutare conoscenze, competenze e percezioni riguardo l’eCPR, da parte degli infermieri dell’Unità Operativa. Risultati 17 infermieri (su 30) hanno risposto al questionario. Da esso è emerso che la maggior parte degli intervistati riconosce un’elevata responsabilità professionale e un impatto significativo nella catena della “sopravvivenza”. Inoltre, emerge chiaramente la necessità di una formazione specifica più frequente e impattante e la mancanza di un protocollo operativo comune all’interno dell’Unità Operativa. Conclusioni Lo studio, nei suoi limiti, ha dimostrato il valore infermieristico nell’eCPR e la necessità di rafforzare conoscenze e protocolli operativi, affinché la consapevolezza del proprio ruolo si traduca in competenze applicabili nella pratica clinica. Investire nella preparazione continua e nella definizione di protocolli condivisi rappresenterebbe un passo fondamentale per ottimizzare l’esito clinico del paziente. Parole chiave Infermiere, eCPR, protocollo, Azienda Ospedale-Università Padova.| File | Dimensione | Formato | |
|---|---|---|---|
|
Facco_Matteo.pdf
accesso aperto
Dimensione
4.75 MB
Formato
Adobe PDF
|
4.75 MB | Adobe PDF | Visualizza/Apri |
The text of this website © Università degli studi di Padova. Full Text are published under a non-exclusive license. Metadata are under a CC0 License
https://hdl.handle.net/20.500.12608/102372