Prisons represent a particularly complex environment, not only for inmates but also for all the staff who work there on a daily basis. Healthcare professionals, and nurses in particular, are often required to deal with situations of profound physical and psychological distress in an environment marked by overcrowding, marginalization, and social suffering. The psychosocial conditions within prisons are far from optimal: deprivation of freedom, a coercive environment, and severe social and emotional isolation contribute to the development of psychiatric disorders such as anxiety, insomnia, post-traumatic stress, and depression. It is estimated that 29% of inmates have a diagnosis related to the abuse of psychoactive substances, while 40.3% regularly use sedatives or hypnotics, often as a form of self-medication for emotional suffering and chronic anxiety. In this context, the role of prison nurses becomes particularly sensitive. Working daily in close contact with people living in conditions of extreme distress can lead healthcare workers to a progressive state of empathic fatigue, defined in the literature as Compassion Fatigue. This condition differs from burnout in that it does not primarily stem from work overload, but rather from repeated exposure to others’ suffering and the continuous, profound helping relationship. Compassion fatigue manifests itself through physical, emotional, and moral exhaustion, with potential repercussions on the quality of care provided.

Le carceri rappresentano un contesto particolarmente complesso, non solo per i detenuti, ma anche per tutto il personale che vi opera quotidianamente. Gli operatori sanitari, e in particolare gli infermieri, si trovano spesso a dover gestire situazioni di profondo disagio fisico e psicologico, in un ambiente caratterizzato da sovraffollamento, marginalizzazione e sofferenza sociale. Le condizioni psico-sociali all’interno delle carceri sono tutt’altro che ottimali: la privazione della libertà, l’ambiente coercitivo e il forte isolamento sociale e affettivo contribuiscono allo sviluppo di sintomatologie psichiatriche come ansia, insonnia, stress post-traumatico e depressione. Si stima che il 29% dei detenuti abbia una diagnosi legata all’abuso di sostanze psicoattive, mentre il 40,3% fa uso regolare di sedativi o ipnotici, spesso come forma di autoterapia per la sofferenza emotiva e l’ansia cronica. In questo scenario, il ruolo dell’infermiere penitenziario diventa particolarmente delicato. Operare quotidianamente a stretto contatto con persone che vivono condizioni di disagio estremo può generare negli operatori sanitari un progressivo stato di affaticamento empatico, definito in letteratura come "Compassion Fatigue". Questa condizione si distingue dal burnout in quanto non deriva tanto dal sovraccarico lavorativo, quanto dalla ripetuta esposizione alla sofferenza altrui e dalla relazione d’aiuto continua e profonda. La compassion fatigue si manifesta attraverso stanchezza fisica, emotiva e morale, con potenziali ripercussioni sulla qualità dell’assistenza erogata.

L'infermiere nelle carceri e la fatica di assistere. Un'indagine.

COMIN, GIULIA
2024/2025

Abstract

Prisons represent a particularly complex environment, not only for inmates but also for all the staff who work there on a daily basis. Healthcare professionals, and nurses in particular, are often required to deal with situations of profound physical and psychological distress in an environment marked by overcrowding, marginalization, and social suffering. The psychosocial conditions within prisons are far from optimal: deprivation of freedom, a coercive environment, and severe social and emotional isolation contribute to the development of psychiatric disorders such as anxiety, insomnia, post-traumatic stress, and depression. It is estimated that 29% of inmates have a diagnosis related to the abuse of psychoactive substances, while 40.3% regularly use sedatives or hypnotics, often as a form of self-medication for emotional suffering and chronic anxiety. In this context, the role of prison nurses becomes particularly sensitive. Working daily in close contact with people living in conditions of extreme distress can lead healthcare workers to a progressive state of empathic fatigue, defined in the literature as Compassion Fatigue. This condition differs from burnout in that it does not primarily stem from work overload, but rather from repeated exposure to others’ suffering and the continuous, profound helping relationship. Compassion fatigue manifests itself through physical, emotional, and moral exhaustion, with potential repercussions on the quality of care provided.
2024
Prison nurses and the Compassion Fatigue. An investigation.
Le carceri rappresentano un contesto particolarmente complesso, non solo per i detenuti, ma anche per tutto il personale che vi opera quotidianamente. Gli operatori sanitari, e in particolare gli infermieri, si trovano spesso a dover gestire situazioni di profondo disagio fisico e psicologico, in un ambiente caratterizzato da sovraffollamento, marginalizzazione e sofferenza sociale. Le condizioni psico-sociali all’interno delle carceri sono tutt’altro che ottimali: la privazione della libertà, l’ambiente coercitivo e il forte isolamento sociale e affettivo contribuiscono allo sviluppo di sintomatologie psichiatriche come ansia, insonnia, stress post-traumatico e depressione. Si stima che il 29% dei detenuti abbia una diagnosi legata all’abuso di sostanze psicoattive, mentre il 40,3% fa uso regolare di sedativi o ipnotici, spesso come forma di autoterapia per la sofferenza emotiva e l’ansia cronica. In questo scenario, il ruolo dell’infermiere penitenziario diventa particolarmente delicato. Operare quotidianamente a stretto contatto con persone che vivono condizioni di disagio estremo può generare negli operatori sanitari un progressivo stato di affaticamento empatico, definito in letteratura come "Compassion Fatigue". Questa condizione si distingue dal burnout in quanto non deriva tanto dal sovraccarico lavorativo, quanto dalla ripetuta esposizione alla sofferenza altrui e dalla relazione d’aiuto continua e profonda. La compassion fatigue si manifesta attraverso stanchezza fisica, emotiva e morale, con potenziali ripercussioni sulla qualità dell’assistenza erogata.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.12608/102717