Introduzione: la Shaken Baby Syndrome (SBS) o sindrome del bambino scosso o trauma cranico abusivo (AHT) rappresenta una forma di abuso fisico infantile e costituisce una delle principali cause di morte nei bambini sotto i due anni di età. Problema: nonostante le gravi conseguenze e l’incidenza elevata della sindrome, la consapevolezza e la conoscenza di essa restano scarse, sia tra i caregiver che tra alcuni professioni sanitari. È fondamentale, dunque, individuare e introdurre programmi di prevenzione e strategie educative efficaci, e definire il ruolo dell’infermiere nella loro applicazione. Metodologia: è stata condotta una ricerca di letteratura mediante banche dati PubMed e Google Scholar, tramite parole chiave combinate con operatori booleani (“Shaken Baby Sydrome” AND “prevention”, “Abusive Head Trauma”, “education”). Sono stati inclusi gli studi pubblicati dal 2000 al 2025 in lingua inglese o italiana. Sono stati selezionati complessivamente 17 articoli: otto revisioni narrative, quattro studi osservazionali, tre studi sperimentali e due metanalisi. Risultati: gli interventi preventivi più efficaci sono risultati essere quelli che combinano e integrano materiali informativi – quali video, opuscoli o applicazioni digitali – con un momento di counselling diretto condotto da un infermiere. Più precisamente, gli studi di Dias et al., (2017) e di Sadler et al., (2024) hanno evidenziato una riduzione rispettivamente del 47% dei casi di SBS e del 30.5% dei ricoveri per abuso fisico infantile. Anche il programma Period of PURPLE Crying ha dimostrato la sua efficacia educativa, con un tasso di memorizzazione dei contenuti del 95% da parte dei caregiver coinvolti. Conclusioni: l’infermiere, con la sua costante presenza e vicinanza accanto alla famiglia e grazie al suo ruolo educativo, rappresenta la figura chiave nella prevenzione della sindrome del bambino scosso. Per promuovere comportamenti sicuri e consapevoli è necessaria, dunque, una specifica formazione in counselling, comunicazione e gestione dello stress genitoriale. L’implementazione di programmi educativi strutturati e multidisciplinari, in ospedale e sul territorio, costituisce una strategia fondamentale per la riduzione dell’incidenza della sindrome e per la tutela della salute dei neonati.
INTERVENTI DI PREVENZIONE DELLA SHAKEN BABY SYDROME. UNA REVISIONE DELLA LETTERATURA
FALVO, CHIARA
2024/2025
Abstract
Introduzione: la Shaken Baby Syndrome (SBS) o sindrome del bambino scosso o trauma cranico abusivo (AHT) rappresenta una forma di abuso fisico infantile e costituisce una delle principali cause di morte nei bambini sotto i due anni di età. Problema: nonostante le gravi conseguenze e l’incidenza elevata della sindrome, la consapevolezza e la conoscenza di essa restano scarse, sia tra i caregiver che tra alcuni professioni sanitari. È fondamentale, dunque, individuare e introdurre programmi di prevenzione e strategie educative efficaci, e definire il ruolo dell’infermiere nella loro applicazione. Metodologia: è stata condotta una ricerca di letteratura mediante banche dati PubMed e Google Scholar, tramite parole chiave combinate con operatori booleani (“Shaken Baby Sydrome” AND “prevention”, “Abusive Head Trauma”, “education”). Sono stati inclusi gli studi pubblicati dal 2000 al 2025 in lingua inglese o italiana. Sono stati selezionati complessivamente 17 articoli: otto revisioni narrative, quattro studi osservazionali, tre studi sperimentali e due metanalisi. Risultati: gli interventi preventivi più efficaci sono risultati essere quelli che combinano e integrano materiali informativi – quali video, opuscoli o applicazioni digitali – con un momento di counselling diretto condotto da un infermiere. Più precisamente, gli studi di Dias et al., (2017) e di Sadler et al., (2024) hanno evidenziato una riduzione rispettivamente del 47% dei casi di SBS e del 30.5% dei ricoveri per abuso fisico infantile. Anche il programma Period of PURPLE Crying ha dimostrato la sua efficacia educativa, con un tasso di memorizzazione dei contenuti del 95% da parte dei caregiver coinvolti. Conclusioni: l’infermiere, con la sua costante presenza e vicinanza accanto alla famiglia e grazie al suo ruolo educativo, rappresenta la figura chiave nella prevenzione della sindrome del bambino scosso. Per promuovere comportamenti sicuri e consapevoli è necessaria, dunque, una specifica formazione in counselling, comunicazione e gestione dello stress genitoriale. L’implementazione di programmi educativi strutturati e multidisciplinari, in ospedale e sul territorio, costituisce una strategia fondamentale per la riduzione dell’incidenza della sindrome e per la tutela della salute dei neonati.| File | Dimensione | Formato | |
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