La tesi analizza L’invenzione di Morel (1940) di Adolfo Bioy Casares come testo chiave della letteratura fantastica argentina e come matrice di una riflessione intermediale sul rapporto tra realtà, immagine e tecnologia. Definito da Jorge Luis Borges «un romanzo perfetto», il testo di Bioy introduce la celebre macchina di Morel, capace di registrare e riprodurre all’infinito la vita, anticipando questioni centrali della modernità: il simulacro, l’immortalità dell’immagine, la dissoluzione del confine tra reale e rappresentazione. Il lavoro si articola in tre momenti principali. In primo luogo, ricostruisce il contesto letterario e culturale in cui nasce il romanzo, soffermandosi sulla tradizione del fantastico argentino e sui nuclei tematici dell’opera, quali l’amore impossibile, il tempo ciclico e la sopravvivenza tecnologica. In secondo luogo, analizza alcune tra le più significative trasposizioni cinematografiche e rielaborazioni ispirate al testo: il telefilm di Claude-Jean Bonnardot (1967), il film di Emidio Greco (1974) e il confronto indiretto con L’Année dernière à Marienbad (1961) di Alain Resnais. Infine, la tesi propone una lettura trasversale del concetto di “immagine vivente”, interpretando la macchina di Morel come metafora del cinema e, più in generale, dei media contemporanei. Attraverso un’analisi comparata tra letteratura e cinema, il lavoro mostra come L’invenzione di Morel si configuri come un laboratorio teorico capace di dialogare con il presente, anticipando temi oggi centrali nell’era dell’intelligenza artificiale, della realtà virtuale e degli avatar digitali.
L’INVENZIONE DI MOREL: METAMORFOSI DI UN MITO LETTERARIO NEL CINEMA E NEI MEDIA
BROGIOLO, ROBERTO
2025/2026
Abstract
La tesi analizza L’invenzione di Morel (1940) di Adolfo Bioy Casares come testo chiave della letteratura fantastica argentina e come matrice di una riflessione intermediale sul rapporto tra realtà, immagine e tecnologia. Definito da Jorge Luis Borges «un romanzo perfetto», il testo di Bioy introduce la celebre macchina di Morel, capace di registrare e riprodurre all’infinito la vita, anticipando questioni centrali della modernità: il simulacro, l’immortalità dell’immagine, la dissoluzione del confine tra reale e rappresentazione. Il lavoro si articola in tre momenti principali. In primo luogo, ricostruisce il contesto letterario e culturale in cui nasce il romanzo, soffermandosi sulla tradizione del fantastico argentino e sui nuclei tematici dell’opera, quali l’amore impossibile, il tempo ciclico e la sopravvivenza tecnologica. In secondo luogo, analizza alcune tra le più significative trasposizioni cinematografiche e rielaborazioni ispirate al testo: il telefilm di Claude-Jean Bonnardot (1967), il film di Emidio Greco (1974) e il confronto indiretto con L’Année dernière à Marienbad (1961) di Alain Resnais. Infine, la tesi propone una lettura trasversale del concetto di “immagine vivente”, interpretando la macchina di Morel come metafora del cinema e, più in generale, dei media contemporanei. Attraverso un’analisi comparata tra letteratura e cinema, il lavoro mostra come L’invenzione di Morel si configuri come un laboratorio teorico capace di dialogare con il presente, anticipando temi oggi centrali nell’era dell’intelligenza artificiale, della realtà virtuale e degli avatar digitali.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/104114