La presente tesi dimostra come il teatro di figura sia lo spazio privilegiato, soprattutto nelle pratiche femminile, per la narrazione autobiografica. L’obiettivo è indagare, tramite l’analisi e il confronto tra le varie fonti disponibili (libri, riviste, interviste, teaser video, conferenze, fotografie), come l’uso delle maschere e delle figure consenta alle artiste di raccontare il proprio vissuto personale e trasformarlo in una narrazione universale e condivisibile attraverso corpi simbolici. Il lavoro, articolato in tre capitoli, ha origine da un’analisi della storia della maschera a partire dalle sue origini rituali fino ad arrivare a una dimensione più concettuale attraverso il pensiero di Friedrich Nietzsche, con particolare riferimento alla capacità di questo oggetto cavo di celare e rivelare contemporaneamente. Vengono, inoltre, prese in esame le teorie di Heinrich von Kleist, Edward Gordon Craig e Rainer Maria Rilke, che sottolineano la “superiorità” della marionetta, intesa come maschera totale, rispetto all’attore umano. Il secondo capitolo si concentra maggiormente sulla scrittura autobiografica all’interno delle arti, in particolare nel teatro di figura, mettendola in relazione e differenziandola da quella strettamente letteraria. Attraverso un paragrafo che approfondisce la scrittura autobiografica all’interno del teatro di figura in relazione alla ricerca artistica e che prosegue con l’analisi della figura come “doppio” ed estensione del corpo dell’artista, si giunge ad una questione fondamentale: l’entrata della donna all’interno del teatro. Il terzo capitolo prevede l’analisi della poetica artistica di Yael Rasooly come esempio di teatro autobiografico. Grazie alle fonti disponibili è stato possibile ricostruire il linguaggio poetico e simbolico presente all’interno delle sue creazioni, evidenziando come il teatro di figura, attraverso l’uso di oggetti animati, consenta di mettere in scena un’autobiografica non diretta ma mediata, permettendo all’elemento soggettivo e personale di entrare in una dimensione collettiva e universale.
Nascondersi per rivelarsi: la ‘Figura’ come cassa di risonanza universale del vissuto personale nel teatro di Yael Rasooly
CASERINI, INARA
2025/2026
Abstract
La presente tesi dimostra come il teatro di figura sia lo spazio privilegiato, soprattutto nelle pratiche femminile, per la narrazione autobiografica. L’obiettivo è indagare, tramite l’analisi e il confronto tra le varie fonti disponibili (libri, riviste, interviste, teaser video, conferenze, fotografie), come l’uso delle maschere e delle figure consenta alle artiste di raccontare il proprio vissuto personale e trasformarlo in una narrazione universale e condivisibile attraverso corpi simbolici. Il lavoro, articolato in tre capitoli, ha origine da un’analisi della storia della maschera a partire dalle sue origini rituali fino ad arrivare a una dimensione più concettuale attraverso il pensiero di Friedrich Nietzsche, con particolare riferimento alla capacità di questo oggetto cavo di celare e rivelare contemporaneamente. Vengono, inoltre, prese in esame le teorie di Heinrich von Kleist, Edward Gordon Craig e Rainer Maria Rilke, che sottolineano la “superiorità” della marionetta, intesa come maschera totale, rispetto all’attore umano. Il secondo capitolo si concentra maggiormente sulla scrittura autobiografica all’interno delle arti, in particolare nel teatro di figura, mettendola in relazione e differenziandola da quella strettamente letteraria. Attraverso un paragrafo che approfondisce la scrittura autobiografica all’interno del teatro di figura in relazione alla ricerca artistica e che prosegue con l’analisi della figura come “doppio” ed estensione del corpo dell’artista, si giunge ad una questione fondamentale: l’entrata della donna all’interno del teatro. Il terzo capitolo prevede l’analisi della poetica artistica di Yael Rasooly come esempio di teatro autobiografico. Grazie alle fonti disponibili è stato possibile ricostruire il linguaggio poetico e simbolico presente all’interno delle sue creazioni, evidenziando come il teatro di figura, attraverso l’uso di oggetti animati, consenta di mettere in scena un’autobiografica non diretta ma mediata, permettendo all’elemento soggettivo e personale di entrare in una dimensione collettiva e universale.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/104115