Gender-based violence is a systemic and multidimensional phenomenon, which includes a broad set of violent actions that can often be combined and overlapped and which began to be recognized in public, academic and legal terms only in the 1970s. The spread and perpetuation of such a systematic violation of human rights implies the existence of a social, political, and cultural context that not only tolerates it but also ensures its daily reproduction, becoming itself, in its various manifestations, the perpetrator of further indirect violence against women, feeding stereotypes and prejudices against the phenomenon and the female figure. Although this revictimizing practice occurs in numerous contexts, the belief that language is the primary tool for shaping ideas and, consequently, for inspiring actions, leads this paper to investigate the role that terms, expressions, and concepts chosen by journalists to rehash cases of gender-based violence play in the processes of secondary victimization of female victims. By comparing Italian crime news articles published from 1975, the year of the so-called Circeo massacre, to more recent times, we discover the different forms of secondary victimization to which the Italian press subjects female victims of violence. Attention is then drawn to the national and international guidelines, more or less recently adopted, that journalists should follow in order to illustrate cases of gender-based violence using ethical language that respects the victim. Finally, we examine and compare the reports published by the STEP Project – Stereotypes and Prejudice and the subsequent STEP Observatory – Research and Information. These projects were created with the aim of investigating the ways in which the national press reported news stories relating to gender-based violence, in the three-year period 2017-2019 and 2020-2024, respectively. The aim of the study is to verify whether the Italian journalism sector is ensuring increasingly complete implementation of the provisions of the Istanbul Convention regarding the prevention of gender-based violence and the fight against secondary victimization.

La violenza di genere è un fenomeno sistemico e multidimensionale, che ricomprende un ampio insieme di azioni violente spesso cumulabili e sovrapponibili e che inizia ad essere riconosciuto in termini pubblici, accademici e giuridici solamente a partire dagli anni ’70 del secolo scorso. La diffusione e il perpetuarsi di una tale sistematica violazione dei diritti umani implica l’esistenza di un contesto sociale, politico e culturale che non solo la tollera ma garantisce anche il suo quotidiano riprodursi, divenendo esso stesso, nelle sue diverse manifestazioni, autore di ulteriore violenza, indiretta, ai danni della donna, alimentando stereotipi e pregiudizi nei confronti del fenomeno e della figura femminile. Nonostante siano numerosi gli ambiti in cui tale pratica rivittimizzante si verifica, la convinzione che il linguaggio sia il primo strumento a plasmare le idee e, di conseguenza, a muovere le azioni, porta il presente elaborato ad indagare il ruolo che i termini, le espressioni e i concetti scelti dal settore giornalistico per restituire i casi di violenza di genere svolgono nei processi di vittimizzazione secondaria ai danni delle donne vittime. Attraverso un confronto tra articoli giornalistici della cronaca nera italiana pubblicati dal 1975, anno in cui si verifica il cosiddetto massacro del Circeo, fino ai tempi a noi più recenti, si definiscono le diverse forme di vittimizzazione secondaria cui la stampa italiana sottopone le donne vittime di violenze. Si pone poi l’attenzione sulle linee guida nazionali e internazionali, di più o meno recente adozione, cui un giornalista dovrebbe attenersi al fine di illustrare i casi di violenza di genere attraverso un linguaggio etico e rispettoso della vittima. Infine si esaminano e confrontano i rapporti pubblicati dal Progetto STEP – Stereotipo e pregiudizio e dal successivo Osservatorio STEP – Ricerca e informazione, nati con lo scopo di indagare le modalità con cui la stampa nazionale ha raccontato i casi di cronaca relativi alle violenze di genere, rispettivamente nel triennio 2017-2019 e nel periodo 2020-2024, al fine di verificare se il settore giornalistico italiano stia garantendo una sempre più completa attuazione di quanto previsto dalla Convenzione di Istanbul in materia di prevenzione del fenomeno della violenza di genere e di contrasto alla vittimizzazione secondaria.

Violenze di genere e vittimizzazione secondaria nel racconto giornalistico italiano. Un confronto tra passato e presente

TOMADA, ALICE
2025/2026

Abstract

Gender-based violence is a systemic and multidimensional phenomenon, which includes a broad set of violent actions that can often be combined and overlapped and which began to be recognized in public, academic and legal terms only in the 1970s. The spread and perpetuation of such a systematic violation of human rights implies the existence of a social, political, and cultural context that not only tolerates it but also ensures its daily reproduction, becoming itself, in its various manifestations, the perpetrator of further indirect violence against women, feeding stereotypes and prejudices against the phenomenon and the female figure. Although this revictimizing practice occurs in numerous contexts, the belief that language is the primary tool for shaping ideas and, consequently, for inspiring actions, leads this paper to investigate the role that terms, expressions, and concepts chosen by journalists to rehash cases of gender-based violence play in the processes of secondary victimization of female victims. By comparing Italian crime news articles published from 1975, the year of the so-called Circeo massacre, to more recent times, we discover the different forms of secondary victimization to which the Italian press subjects female victims of violence. Attention is then drawn to the national and international guidelines, more or less recently adopted, that journalists should follow in order to illustrate cases of gender-based violence using ethical language that respects the victim. Finally, we examine and compare the reports published by the STEP Project – Stereotypes and Prejudice and the subsequent STEP Observatory – Research and Information. These projects were created with the aim of investigating the ways in which the national press reported news stories relating to gender-based violence, in the three-year period 2017-2019 and 2020-2024, respectively. The aim of the study is to verify whether the Italian journalism sector is ensuring increasingly complete implementation of the provisions of the Istanbul Convention regarding the prevention of gender-based violence and the fight against secondary victimization.
2025
Gender-based violence and secondary victimization in Italian journalism. A comparison between past and present
La violenza di genere è un fenomeno sistemico e multidimensionale, che ricomprende un ampio insieme di azioni violente spesso cumulabili e sovrapponibili e che inizia ad essere riconosciuto in termini pubblici, accademici e giuridici solamente a partire dagli anni ’70 del secolo scorso. La diffusione e il perpetuarsi di una tale sistematica violazione dei diritti umani implica l’esistenza di un contesto sociale, politico e culturale che non solo la tollera ma garantisce anche il suo quotidiano riprodursi, divenendo esso stesso, nelle sue diverse manifestazioni, autore di ulteriore violenza, indiretta, ai danni della donna, alimentando stereotipi e pregiudizi nei confronti del fenomeno e della figura femminile. Nonostante siano numerosi gli ambiti in cui tale pratica rivittimizzante si verifica, la convinzione che il linguaggio sia il primo strumento a plasmare le idee e, di conseguenza, a muovere le azioni, porta il presente elaborato ad indagare il ruolo che i termini, le espressioni e i concetti scelti dal settore giornalistico per restituire i casi di violenza di genere svolgono nei processi di vittimizzazione secondaria ai danni delle donne vittime. Attraverso un confronto tra articoli giornalistici della cronaca nera italiana pubblicati dal 1975, anno in cui si verifica il cosiddetto massacro del Circeo, fino ai tempi a noi più recenti, si definiscono le diverse forme di vittimizzazione secondaria cui la stampa italiana sottopone le donne vittime di violenze. Si pone poi l’attenzione sulle linee guida nazionali e internazionali, di più o meno recente adozione, cui un giornalista dovrebbe attenersi al fine di illustrare i casi di violenza di genere attraverso un linguaggio etico e rispettoso della vittima. Infine si esaminano e confrontano i rapporti pubblicati dal Progetto STEP – Stereotipo e pregiudizio e dal successivo Osservatorio STEP – Ricerca e informazione, nati con lo scopo di indagare le modalità con cui la stampa nazionale ha raccontato i casi di cronaca relativi alle violenze di genere, rispettivamente nel triennio 2017-2019 e nel periodo 2020-2024, al fine di verificare se il settore giornalistico italiano stia garantendo una sempre più completa attuazione di quanto previsto dalla Convenzione di Istanbul in materia di prevenzione del fenomeno della violenza di genere e di contrasto alla vittimizzazione secondaria.
Violenze di genere
Vittimizzazione
Giornalismo
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