The Middle East represents one of the most unstable and conflict-prone areas of the contemporary international system, marked by geopolitical rivalries, sectarian tensions, and recurring crises that continuously challenge the prospects of regional stability and cooperation. In this context, the Sultanate of Oman constitutes a peculiar and analytically significant case, as it has managed over time to preserve a high level of internal security and to develop a foreign policy based on neutrality, dialogue, and diplomatic mediation. This thesis investigates the historical, social, and political factors that have enabled Oman to emerge as a “beacon of stability and diplomacy” in the Arab world. Through an interdisciplinary approach, the study first reconstructs the origins and distinctive features of the Sultanate, focusing on its strategic position along the Strait of Hormuz and its historical role as a crossroads of trade and cultural influence. The second chapter examines the process of domestic stability-building beginning in 1970 with the rise of Sultan Qaboos bin Said, a key figure in the so-called “Omani Renaissance.” His modernizing reforms, combined with an authoritarian yet pragmatic model of governance, contributed to the consolidation of a resilient institutional balance. A decisive element in this equilibrium is represented by Ibadism, the dominant religious tradition in Oman, which has fostered a political culture grounded in moderation, coexistence, and the reduction of sectarian conflict. The third chapter explores Omani foreign policy, characterized by a strategy of “quiet diplomacy” and a non-aligned posture within the polarized regional environment. Particular attention is devoted to Muscat’s role as a discreet mediator in the secret talks between the United States and Iran that preceded the 2015 nuclear agreement (JCPOA). The so-called “Muscat channel” stands as an emblematic example of Oman’s ability to build trust between deeply opposed actors and to contribute concretely to regional de-escalation. In conclusion, the thesis argues that Oman’s stability and diplomatic credibility are not the result of contingent circumstances, but rather the outcome of a structural combination of geography, religious identity, institutional continuity, and political pragmatism. The Omani case therefore provides an important perspective for understanding how, even in a region marked by persistent conflict, alternative models of state resilience and international mediation may emerge.

Il Medio Oriente rappresenta una delle aree più instabili e conflittuali del sistema internazionale contemporaneo, caratterizzata da rivalità geopolitiche, tensioni settarie e crisi ricorrenti che mettono in discussione la possibilità stessa di stabilità e cooperazione regionale. In questo contesto, il Sultanato dell’Oman costituisce un caso peculiare e analiticamente rilevante, avendo saputo mantenere nel tempo un elevato livello di sicurezza interna e una politica estera improntata alla neutralità, al dialogo e alla mediazione diplomatica. La presente tesi analizza le ragioni storiche, sociali e politiche che hanno permesso all’Oman di emergere come “faro di stabilità e diplomazia” nel mondo arabo. Attraverso un approccio interdisciplinare, il lavoro ricostruisce innanzitutto le origini e le specificità del Sultanato, ponendo attenzione alla sua posizione strategica sullo Stretto di Hormuz e al ruolo storico del Paese come crocevia di scambi e influenze. Il secondo capitolo approfondisce il processo di consolidamento della stabilità interna a partire dal 1970 con l’ascesa del Sultano Qabus bin Said, figura centrale del cosiddetto “rinascimento omanita”. Le riforme modernizzatrici, unite a un modello di governance autoritario ma pragmatico, hanno contribuito alla costruzione di un equilibrio istituzionale resiliente. Un elemento decisivo di tale equilibrio è rappresentato dall’ibadismo, tradizione religiosa dominante in Oman, che ha favorito una cultura politica improntata alla moderazione, alla coesistenza e alla riduzione della conflittualità settaria. Il terzo capitolo esamina infine la politica estera omanita, caratterizzata da una strategia di “quiet diplomacy” e da un posizionamento non allineato rispetto alle polarizzazioni regionali. In particolare, viene analizzato il ruolo svolto da Muscat come mediatore discreto nei colloqui segreti tra Stati Uniti e Iran che hanno preceduto l’accordo sul nucleare del 2015 (JCPOA). Il cosiddetto “canale di Muscat” rappresenta un esempio emblematico della capacità omanita di costruire fiducia tra attori profondamente contrapposti e di contribuire concretamente alla de-escalation regionale. In conclusione, la tesi dimostra come la stabilità e la credibilità diplomatica dell’Oman non siano il risultato di fattori contingenti, ma l’esito di una combinazione strutturale di geografia, identità religiosa, continuità istituzionale e pragmatismo politico. Il caso omanita offre dunque un’importante chiave di lettura per comprendere come, anche in una regione segnata da conflitti persistenti, possano emergere modelli alternativi di resilienza statale e mediazione internazionale.

Oman: faro di stabilità e diplomazia del mondo Arabo

BOESSO, ERIC
2025/2026

Abstract

The Middle East represents one of the most unstable and conflict-prone areas of the contemporary international system, marked by geopolitical rivalries, sectarian tensions, and recurring crises that continuously challenge the prospects of regional stability and cooperation. In this context, the Sultanate of Oman constitutes a peculiar and analytically significant case, as it has managed over time to preserve a high level of internal security and to develop a foreign policy based on neutrality, dialogue, and diplomatic mediation. This thesis investigates the historical, social, and political factors that have enabled Oman to emerge as a “beacon of stability and diplomacy” in the Arab world. Through an interdisciplinary approach, the study first reconstructs the origins and distinctive features of the Sultanate, focusing on its strategic position along the Strait of Hormuz and its historical role as a crossroads of trade and cultural influence. The second chapter examines the process of domestic stability-building beginning in 1970 with the rise of Sultan Qaboos bin Said, a key figure in the so-called “Omani Renaissance.” His modernizing reforms, combined with an authoritarian yet pragmatic model of governance, contributed to the consolidation of a resilient institutional balance. A decisive element in this equilibrium is represented by Ibadism, the dominant religious tradition in Oman, which has fostered a political culture grounded in moderation, coexistence, and the reduction of sectarian conflict. The third chapter explores Omani foreign policy, characterized by a strategy of “quiet diplomacy” and a non-aligned posture within the polarized regional environment. Particular attention is devoted to Muscat’s role as a discreet mediator in the secret talks between the United States and Iran that preceded the 2015 nuclear agreement (JCPOA). The so-called “Muscat channel” stands as an emblematic example of Oman’s ability to build trust between deeply opposed actors and to contribute concretely to regional de-escalation. In conclusion, the thesis argues that Oman’s stability and diplomatic credibility are not the result of contingent circumstances, but rather the outcome of a structural combination of geography, religious identity, institutional continuity, and political pragmatism. The Omani case therefore provides an important perspective for understanding how, even in a region marked by persistent conflict, alternative models of state resilience and international mediation may emerge.
2025
Oman: beacon of stability and democracy in the Arab world
Il Medio Oriente rappresenta una delle aree più instabili e conflittuali del sistema internazionale contemporaneo, caratterizzata da rivalità geopolitiche, tensioni settarie e crisi ricorrenti che mettono in discussione la possibilità stessa di stabilità e cooperazione regionale. In questo contesto, il Sultanato dell’Oman costituisce un caso peculiare e analiticamente rilevante, avendo saputo mantenere nel tempo un elevato livello di sicurezza interna e una politica estera improntata alla neutralità, al dialogo e alla mediazione diplomatica. La presente tesi analizza le ragioni storiche, sociali e politiche che hanno permesso all’Oman di emergere come “faro di stabilità e diplomazia” nel mondo arabo. Attraverso un approccio interdisciplinare, il lavoro ricostruisce innanzitutto le origini e le specificità del Sultanato, ponendo attenzione alla sua posizione strategica sullo Stretto di Hormuz e al ruolo storico del Paese come crocevia di scambi e influenze. Il secondo capitolo approfondisce il processo di consolidamento della stabilità interna a partire dal 1970 con l’ascesa del Sultano Qabus bin Said, figura centrale del cosiddetto “rinascimento omanita”. Le riforme modernizzatrici, unite a un modello di governance autoritario ma pragmatico, hanno contribuito alla costruzione di un equilibrio istituzionale resiliente. Un elemento decisivo di tale equilibrio è rappresentato dall’ibadismo, tradizione religiosa dominante in Oman, che ha favorito una cultura politica improntata alla moderazione, alla coesistenza e alla riduzione della conflittualità settaria. Il terzo capitolo esamina infine la politica estera omanita, caratterizzata da una strategia di “quiet diplomacy” e da un posizionamento non allineato rispetto alle polarizzazioni regionali. In particolare, viene analizzato il ruolo svolto da Muscat come mediatore discreto nei colloqui segreti tra Stati Uniti e Iran che hanno preceduto l’accordo sul nucleare del 2015 (JCPOA). Il cosiddetto “canale di Muscat” rappresenta un esempio emblematico della capacità omanita di costruire fiducia tra attori profondamente contrapposti e di contribuire concretamente alla de-escalation regionale. In conclusione, la tesi dimostra come la stabilità e la credibilità diplomatica dell’Oman non siano il risultato di fattori contingenti, ma l’esito di una combinazione strutturale di geografia, identità religiosa, continuità istituzionale e pragmatismo politico. Il caso omanita offre dunque un’importante chiave di lettura per comprendere come, anche in una regione segnata da conflitti persistenti, possano emergere modelli alternativi di resilienza statale e mediazione internazionale.
diplomazia
neutralità
mondo arabo
File in questo prodotto:
File Dimensione Formato  
TESI 2075600 ERIC BOESSO.pdf

accesso aperto

Dimensione 933.19 kB
Formato Adobe PDF
933.19 kB Adobe PDF Visualizza/Apri

The text of this website © Università degli studi di Padova. Full Text are published under a non-exclusive license. Metadata are under a CC0 License

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.12608/104600