Questa tesi ha lo scopo di descrivere la storia e il comportamento di Adolf Eichmann per poter indagare criticamente le interpretazioni, contrastanti ma complementari, di due autrici che descrivono il male incarnato dalla sua figura. Da un lato, secondo l’analisi di Hannah Arendt, Eichmann è un burocrate privo di pensiero critico, che segue le regole dettate dal regime della sua nazione senza avere una vera convinzione ideologica; dall’altro lato, invece, Bettina Stangneth, lo descrive come un burocrate dalla piena consapevolezza ideologica, che ha partecipato attivamente alle persecuzioni contro gli ebrei durante il periodo nazista. Questa seconda analisi è stata possibile grazie a nuove fonti e nuovi documenti (quali le "interviste di Sassen") successivi alla pubblicazione del libro della Arendt, che dimostrano come Eichmann fosse consapevole del suo pensiero e propenso alla realizzazione di azioni volte all'adempimento della "soluzione finale". Attraverso l’analisi delle fonti processuali e dei documenti storici, si può dimostrare che Eichmann non fu “un’insignificante rotella di un immenso ingranaggio” ma, al contrario, fu una delle menti principali e fondamentali che organizzarono la burocrazia del regime nazista, attraverso trasporti e deportazioni di milioni di ebrei. Questo tipo di organizzazione dimostra la sua responsabilità individuale e diretta, elemento che venne discusso durante il suo processo quale caratteristica principale nella commissione di crimini contro l’umanità. Partendo da questa indagine, questa tesi ha l’obiettivo di mettere a confronto le due visioni critiche per poter capire e dimostrare se Eichmann può essere considerato solo come carnefice oppure anche come una sorta di vittima.
Due verità sul male: Eichmann tra banalità e consapevolezza ideologica.
DE POLI, IRENE
2025/2026
Abstract
Questa tesi ha lo scopo di descrivere la storia e il comportamento di Adolf Eichmann per poter indagare criticamente le interpretazioni, contrastanti ma complementari, di due autrici che descrivono il male incarnato dalla sua figura. Da un lato, secondo l’analisi di Hannah Arendt, Eichmann è un burocrate privo di pensiero critico, che segue le regole dettate dal regime della sua nazione senza avere una vera convinzione ideologica; dall’altro lato, invece, Bettina Stangneth, lo descrive come un burocrate dalla piena consapevolezza ideologica, che ha partecipato attivamente alle persecuzioni contro gli ebrei durante il periodo nazista. Questa seconda analisi è stata possibile grazie a nuove fonti e nuovi documenti (quali le "interviste di Sassen") successivi alla pubblicazione del libro della Arendt, che dimostrano come Eichmann fosse consapevole del suo pensiero e propenso alla realizzazione di azioni volte all'adempimento della "soluzione finale". Attraverso l’analisi delle fonti processuali e dei documenti storici, si può dimostrare che Eichmann non fu “un’insignificante rotella di un immenso ingranaggio” ma, al contrario, fu una delle menti principali e fondamentali che organizzarono la burocrazia del regime nazista, attraverso trasporti e deportazioni di milioni di ebrei. Questo tipo di organizzazione dimostra la sua responsabilità individuale e diretta, elemento che venne discusso durante il suo processo quale caratteristica principale nella commissione di crimini contro l’umanità. Partendo da questa indagine, questa tesi ha l’obiettivo di mettere a confronto le due visioni critiche per poter capire e dimostrare se Eichmann può essere considerato solo come carnefice oppure anche come una sorta di vittima.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/104621