La presente tesi tratta del caso Repak v. Public Prosecuting Authority in Norvegia e costituisce un esempio emblematico della sfida posta dal principio di non retroattività della norma penale nel perseguimento di reati internazionali, quali crimini di guerra e contro l'umanità. Il procedimento riguarda i crimini posti in essere da Mirsad Repak, cittadino bosniaco in seguito naturalizzato norvegese, nel contesto della guerra che si è combattuta in Bosnia-Erzegovina a partire dal 1992. L'iter giudiziario, svoltosi in Norvegia dal 2008 al 2011 con quattro diversi processi, solleva cruciali questioni di diritto in materia di principio di legalità, prevedibilità della norma penale e rapporto tra diritto interno e diritto internazionale. Attraverso la ricostruzione dell'interpretazione giurisprudenziale emersa dalle varie fasi del giudizio, l'obiettivo della tesi è analizzare come il divieto di retroattività, uno dei principi cardine del diritto, abbia un ruolo fondamentale nell'ambito della repressione penale dei crimini, anche di una certa gravità. In ultima analisi, dopo l'iniziale condanna per crimini di guerra sulla base del nuovo Codice penale e il successivo annullamento della sentenza per violazione del divieto di retroattività, si assiste a un ribaltamento del giudizio da parte della Corte Suprema della Norvegia. Si afferma, così, la centralità del principio di legalità all'interno dell'ordinamento norvegese, condannando l'imputato in ultima istanza per crimini ordinari sulla base delle fattispecie penali vigenti al momento della commissione dei fatti.

Processare l'irreparabile: crimini internazionali e retroattività della norma penale nel caso Repak

SANTIN, EMMA
2025/2026

Abstract

La presente tesi tratta del caso Repak v. Public Prosecuting Authority in Norvegia e costituisce un esempio emblematico della sfida posta dal principio di non retroattività della norma penale nel perseguimento di reati internazionali, quali crimini di guerra e contro l'umanità. Il procedimento riguarda i crimini posti in essere da Mirsad Repak, cittadino bosniaco in seguito naturalizzato norvegese, nel contesto della guerra che si è combattuta in Bosnia-Erzegovina a partire dal 1992. L'iter giudiziario, svoltosi in Norvegia dal 2008 al 2011 con quattro diversi processi, solleva cruciali questioni di diritto in materia di principio di legalità, prevedibilità della norma penale e rapporto tra diritto interno e diritto internazionale. Attraverso la ricostruzione dell'interpretazione giurisprudenziale emersa dalle varie fasi del giudizio, l'obiettivo della tesi è analizzare come il divieto di retroattività, uno dei principi cardine del diritto, abbia un ruolo fondamentale nell'ambito della repressione penale dei crimini, anche di una certa gravità. In ultima analisi, dopo l'iniziale condanna per crimini di guerra sulla base del nuovo Codice penale e il successivo annullamento della sentenza per violazione del divieto di retroattività, si assiste a un ribaltamento del giudizio da parte della Corte Suprema della Norvegia. Si afferma, così, la centralità del principio di legalità all'interno dell'ordinamento norvegese, condannando l'imputato in ultima istanza per crimini ordinari sulla base delle fattispecie penali vigenti al momento della commissione dei fatti.
2025
International crimes and retroactivity of criminal provisions in the Repak case
Irretroattività
Crimini di guerra
Processo penale
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.12608/104861