Throughout the twentieth century, relations between Italy and China did not follow a linear trajectory; rather, they alternated between phases of opening and interruption, in which the international environment was mirrored in the priorities, constraints, and contradictions of Italian foreign policy. This thesis reconstructs the evolution of Italy–China relations up to Italy’s recognition of the People’s Republic of China in 1970, focusing on how the Italian state—through governments, the Ministry of Foreign Affairs, and parliamentary arenas—gradually developed policy options, cautions, and initiatives. The central argument is that the 1970 recognition was not the product of a simple pragmatic turn, but the outcome of a gradual adjustment between external constraints and national choices. It became possible when Italy managed to translate opportunities in the international context into a domestically sustainable foreign-policy decision, also thanks to political mediation and economic interests often channelled through unofficial contacts. The first chapter (1900–1945) examines relations during the liberal period and then under Fascism, showing how the “China question” was interpreted and used by Italian diplomacy in pursuit of prestige, projection, and international recognition, and how the war progressively narrowed both possibilities and priorities. The second chapter analyses the 1950s: the 1949 rupture and the rigidity of the bipolar order constrained official action toward Beijing, yet did not entirely eliminate channels of interlocution, which survived through indirect contacts and initiatives compatible with Italy’s alliance commitments. The third chapter traces the 1960s up to 1970, demonstrating how changes in the global balance and domestic political dynamics made normalization practically feasible, and how it was constructed through an interplay of formal diplomacy, mediation among institutional actors, and economic diplomacy. Drawing on a combined use of diplomatic and parliamentary sources, contemporary press, and memoirs—read in dialogue with the historiography—the thesis interprets 1970 as the endpoint of a long and discontinuous decision-making process: not a starting point, but the moment when a foreign-policy line finally became coherent and formalized.

Nel Novecento i rapporti tra Italia e Cina non seguono una traiettoria lineare, ma alternano fasi di apertura e interruzione, in cui la dimensione internazionale si riflette nelle priorità, nei margini e nelle contraddizioni della politica estera italiana. Questa tesi ricostruisce l’evoluzione delle relazioni Italia–Cina fino al riconoscimento della Repubblica Popolare Cinese da parte dell’Italia nel 1970, concentrandosi sul modo in cui lo Stato italiano – attraverso governi, Ministero degli Esteri e sedi parlamentari – elabora nel tempo opzioni, cautele e iniziative. L’ipotesi di fondo è che il riconoscimento del 1970 non sia il risultato di una semplice svolta pragmatica, ma l’esito di un aggiustamento progressivo tra vincoli esterni e scelte nazionali, maturato quando l’Italia riesce a trasformare opportunità del contesto internazionale in una decisione di politica estera sostenibile sul piano interno, anche grazie a mediazioni politiche e a interessi economici veicolati da contatti non ufficiali. Il primo capitolo (1900–1945) ricostruisce i rapporti nella fase liberale e poi durante il fascismo, evidenziando come la “questione Cina” venga letta e utilizzata dalla diplomazia italiana entro obiettivi di prestigio, proiezione e ricerca di riconoscimento internazionale, e come la guerra ne riduca progressivamente possibilità e priorità. Il secondo capitolo analizza gli anni Cinquanta: la frattura del 1949 e la rigidità bipolare comprimono l’azione ufficiale verso Pechino, ma non eliminano del tutto spazi di interlocuzione, che sopravvivono attraverso canali indiretti e iniziative compatibili con l’assetto di alleanze. Il terzo capitolo segue gli anni Sessanta fino al 1970, mostrando come il mutamento dell’equilibrio globale e il confronto politico interno rendano praticabile la normalizzazione, e come essa venga costruita tramite un intreccio di diplomazia formale, mediazioni tra attori istituzionali e diplomazia economica. Attraverso l’uso incrociato di fonti diplomatiche e parlamentari, stampa dell’epoca e memorie, lette in dialogo con la storiografia, la tesi interpreta il 1970 come l’approdo di un processo decisionale lungo e discontinuo: non un punto di partenza, ma il momento in cui una linea di politica estera diventa finalmente coerente e formalizzata.

Italia e Cina nel Novecento: da San Mun al Riconoscimento Diplomatico della RPC (1900-1970)

SAVOLDELLI, ERIKA
2025/2026

Abstract

Throughout the twentieth century, relations between Italy and China did not follow a linear trajectory; rather, they alternated between phases of opening and interruption, in which the international environment was mirrored in the priorities, constraints, and contradictions of Italian foreign policy. This thesis reconstructs the evolution of Italy–China relations up to Italy’s recognition of the People’s Republic of China in 1970, focusing on how the Italian state—through governments, the Ministry of Foreign Affairs, and parliamentary arenas—gradually developed policy options, cautions, and initiatives. The central argument is that the 1970 recognition was not the product of a simple pragmatic turn, but the outcome of a gradual adjustment between external constraints and national choices. It became possible when Italy managed to translate opportunities in the international context into a domestically sustainable foreign-policy decision, also thanks to political mediation and economic interests often channelled through unofficial contacts. The first chapter (1900–1945) examines relations during the liberal period and then under Fascism, showing how the “China question” was interpreted and used by Italian diplomacy in pursuit of prestige, projection, and international recognition, and how the war progressively narrowed both possibilities and priorities. The second chapter analyses the 1950s: the 1949 rupture and the rigidity of the bipolar order constrained official action toward Beijing, yet did not entirely eliminate channels of interlocution, which survived through indirect contacts and initiatives compatible with Italy’s alliance commitments. The third chapter traces the 1960s up to 1970, demonstrating how changes in the global balance and domestic political dynamics made normalization practically feasible, and how it was constructed through an interplay of formal diplomacy, mediation among institutional actors, and economic diplomacy. Drawing on a combined use of diplomatic and parliamentary sources, contemporary press, and memoirs—read in dialogue with the historiography—the thesis interprets 1970 as the endpoint of a long and discontinuous decision-making process: not a starting point, but the moment when a foreign-policy line finally became coherent and formalized.
2025
Italy and China in the Twentieth Century: From San Mun to the Diplomatic Recognition of the PRC (1900-1970)
Nel Novecento i rapporti tra Italia e Cina non seguono una traiettoria lineare, ma alternano fasi di apertura e interruzione, in cui la dimensione internazionale si riflette nelle priorità, nei margini e nelle contraddizioni della politica estera italiana. Questa tesi ricostruisce l’evoluzione delle relazioni Italia–Cina fino al riconoscimento della Repubblica Popolare Cinese da parte dell’Italia nel 1970, concentrandosi sul modo in cui lo Stato italiano – attraverso governi, Ministero degli Esteri e sedi parlamentari – elabora nel tempo opzioni, cautele e iniziative. L’ipotesi di fondo è che il riconoscimento del 1970 non sia il risultato di una semplice svolta pragmatica, ma l’esito di un aggiustamento progressivo tra vincoli esterni e scelte nazionali, maturato quando l’Italia riesce a trasformare opportunità del contesto internazionale in una decisione di politica estera sostenibile sul piano interno, anche grazie a mediazioni politiche e a interessi economici veicolati da contatti non ufficiali. Il primo capitolo (1900–1945) ricostruisce i rapporti nella fase liberale e poi durante il fascismo, evidenziando come la “questione Cina” venga letta e utilizzata dalla diplomazia italiana entro obiettivi di prestigio, proiezione e ricerca di riconoscimento internazionale, e come la guerra ne riduca progressivamente possibilità e priorità. Il secondo capitolo analizza gli anni Cinquanta: la frattura del 1949 e la rigidità bipolare comprimono l’azione ufficiale verso Pechino, ma non eliminano del tutto spazi di interlocuzione, che sopravvivono attraverso canali indiretti e iniziative compatibili con l’assetto di alleanze. Il terzo capitolo segue gli anni Sessanta fino al 1970, mostrando come il mutamento dell’equilibrio globale e il confronto politico interno rendano praticabile la normalizzazione, e come essa venga costruita tramite un intreccio di diplomazia formale, mediazioni tra attori istituzionali e diplomazia economica. Attraverso l’uso incrociato di fonti diplomatiche e parlamentari, stampa dell’epoca e memorie, lette in dialogo con la storiografia, la tesi interpreta il 1970 come l’approdo di un processo decisionale lungo e discontinuo: non un punto di partenza, ma il momento in cui una linea di politica estera diventa finalmente coerente e formalizzata.
Italia e Cina
Politica Estera
Diplomazia
Storia
Riconoscimento
File in questo prodotto:
File Dimensione Formato  
Savoldelli_Erika.pdf

Accesso riservato

Dimensione 1.48 MB
Formato Adobe PDF
1.48 MB Adobe PDF

The text of this website © Università degli studi di Padova. Full Text are published under a non-exclusive license. Metadata are under a CC0 License

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.12608/104862