Tradizionalmente, l’identità personale è stata interpretata secondo un modello essenzialista, che concepisce il Sé come un’entità stabile, autonoma e continua nel tempo. Negli ultimi decenni, diverse prospettive occidentali, tra cui gli approcci narrativi e costruzionisti, hanno messo in discussione tale visione, mostrando come l’identità emerga da configurazioni dinamiche e relazionali. In modo analogo, il buddhismo antico propone una critica radicale all’idea di un Sé sostanziale, analizzando l’esperienza come un insieme di processi impermanenti e interdipendenti. La tesi ha come obiettivo l'indagine delle risonanze concettuali tra alcune teorie occidentali contemporanee sul Sé e la concezione buddhista del non-sé, con particolare attenzione al tema della continuità dell’esperienza e alla messa in discussione di un’identità personale permanente. A tal fine, viene adottata una metodologia basata su un’analisi bibliografica critica e su un confronto concettuale tra testi psicologici e buddhisti. L’analisi mostra che, in entrambe le tradizioni, la continuità dell’esperienza non è fondata sull’esistenza di un soggetto ontologico, ma emerge dalla configurazione dinamica di processi tra loro interdipendenti. A livello delle finalità, le prospettive occidentali mantengono prevalentemente una funzione descrittiva ed esplicativa, mentre l’analisi buddhista dell’esperienza assume una finalità trasformativa, orientata alla riduzione dell’attaccamento e della sofferenza.
Oltre il Sé Sostanziale: Risonanze tra Prospettive Occidentali e Buddhismo antico
HUANG, ALICE
2025/2026
Abstract
Tradizionalmente, l’identità personale è stata interpretata secondo un modello essenzialista, che concepisce il Sé come un’entità stabile, autonoma e continua nel tempo. Negli ultimi decenni, diverse prospettive occidentali, tra cui gli approcci narrativi e costruzionisti, hanno messo in discussione tale visione, mostrando come l’identità emerga da configurazioni dinamiche e relazionali. In modo analogo, il buddhismo antico propone una critica radicale all’idea di un Sé sostanziale, analizzando l’esperienza come un insieme di processi impermanenti e interdipendenti. La tesi ha come obiettivo l'indagine delle risonanze concettuali tra alcune teorie occidentali contemporanee sul Sé e la concezione buddhista del non-sé, con particolare attenzione al tema della continuità dell’esperienza e alla messa in discussione di un’identità personale permanente. A tal fine, viene adottata una metodologia basata su un’analisi bibliografica critica e su un confronto concettuale tra testi psicologici e buddhisti. L’analisi mostra che, in entrambe le tradizioni, la continuità dell’esperienza non è fondata sull’esistenza di un soggetto ontologico, ma emerge dalla configurazione dinamica di processi tra loro interdipendenti. A livello delle finalità, le prospettive occidentali mantengono prevalentemente una funzione descrittiva ed esplicativa, mentre l’analisi buddhista dell’esperienza assume una finalità trasformativa, orientata alla riduzione dell’attaccamento e della sofferenza.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/105091