Il presente lavoro di tesi analizza l'evoluzione dell'estetica umoristica come strumento critico e chiave interpretativa della realtà, stabilendo un dialogo interdisciplinare tra due figure cardine della letteratura universale: Miguel de Cervantes e Luigi Pirandello. Partendo dal contesto contraddittorio del Siglo de Oro, lo studio esamina come Cervantes, attraverso il Don Quijote, fondi il realismo moderno smantellando i generi letterari obsoleti e ponendo al centro la dialettica tra l'idealismo del "donchisciottismo" e il pragmatismo del "sanciopanzismo". In particolare, la follia del cavaliere viene interpretata non come una patologia, ma come una "protesta sublime" e una strategia di resistenza contro una realtà inautentica, attuata attraverso il dispositivo della maschera e del travestimento. L'analisi approfondisce inoltre la genesi teatrale dei personaggi cervantini, rintracciandone le radici nelle maschere della Commedia dell'Arte italiana, come Pantalone e lo Zanni. Questo legame con la teatralità funge da ponte concettuale verso la poetica di Luigi Pirandello. Il drammaturgo siciliano, nel suo saggio L'umorismo, identifica in Cervantes il vero precursore della modernità e codifica il passaggio "dall'avvertimento del contrario"(il comico) al "sentimento del contrario" (l'umoristico). Attraverso il confronto tra la "maschera" cervantina e il binomio pirandelliano di "Maschera e Forma", la tesi dimostra come l'umorismo diventi un meccanismo di coping esistenziale e un atto di riflessione amara sulla frammentazione dell'identità moderna. In conclusione, il lavoro evidenzia come entrambi gli autori utilizzino la metanarratività e la finzione per trasformare la vita in una "farsa esistenziale", offrendo all'individuo l'unica consapevolezza possibile di fronte alla crisi della verità oggettiva.
Oltre il Comico: L'Evoluzione dell'Umorismo in Cervantes e Pirandello come Chiave Interpretativa della Realtà.
GIRALDO, ALBERTO
2025/2026
Abstract
Il presente lavoro di tesi analizza l'evoluzione dell'estetica umoristica come strumento critico e chiave interpretativa della realtà, stabilendo un dialogo interdisciplinare tra due figure cardine della letteratura universale: Miguel de Cervantes e Luigi Pirandello. Partendo dal contesto contraddittorio del Siglo de Oro, lo studio esamina come Cervantes, attraverso il Don Quijote, fondi il realismo moderno smantellando i generi letterari obsoleti e ponendo al centro la dialettica tra l'idealismo del "donchisciottismo" e il pragmatismo del "sanciopanzismo". In particolare, la follia del cavaliere viene interpretata non come una patologia, ma come una "protesta sublime" e una strategia di resistenza contro una realtà inautentica, attuata attraverso il dispositivo della maschera e del travestimento. L'analisi approfondisce inoltre la genesi teatrale dei personaggi cervantini, rintracciandone le radici nelle maschere della Commedia dell'Arte italiana, come Pantalone e lo Zanni. Questo legame con la teatralità funge da ponte concettuale verso la poetica di Luigi Pirandello. Il drammaturgo siciliano, nel suo saggio L'umorismo, identifica in Cervantes il vero precursore della modernità e codifica il passaggio "dall'avvertimento del contrario"(il comico) al "sentimento del contrario" (l'umoristico). Attraverso il confronto tra la "maschera" cervantina e il binomio pirandelliano di "Maschera e Forma", la tesi dimostra come l'umorismo diventi un meccanismo di coping esistenziale e un atto di riflessione amara sulla frammentazione dell'identità moderna. In conclusione, il lavoro evidenzia come entrambi gli autori utilizzino la metanarratività e la finzione per trasformare la vita in una "farsa esistenziale", offrendo all'individuo l'unica consapevolezza possibile di fronte alla crisi della verità oggettiva.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/105329