Il carcinoma ovarico è l’ottava neoplasia per incidenza e per mortalità tra tutti i tumori del sesso femminile. Nonostante il trattamento standard, basato sulla chirurgia citoriduttiva e sulla chemioterapia con platino-derivati, oltre il 70% dei tumori ovarici in stadio avanzato è destinato a recidivare. Al fine di ritardare il più possibile la ripresa della malattia dopo la chemioterapia di prima linea, sono state introdotte le terapie di mantenimento. Attualmente, i farmaci approvati in Italia sono gli inibitori di PARP olaparib, niraparib e rucaparib e l’anti-angiogenico bevacizumab, in monoterapia o in associazione. La selezione della strategia terapeutica è guidata dal profilo molecolare. Il presente studio si pone l’obiettivo di delineare il profilo di sicurezza e l’efficacia degli inibitori di PARP olaparib, niraparib e rucaparib, dell’anti-angiogenico bevacizumab e dell’associazione olaparib-bevacizumab in una coorte retrospettiva di pazienti trattate da pratica clinica presso l’Istituto Oncologico Veneto (IOV). Lo scopo primario è confrontare i dati relativi alla tossicità, alla sopravvivenza libera da progressione (PFS) e alla sopravvivenza globale (OS) dell’ampia casistica monocentrica con quelli descritti negli studi clinici che hanno portato all’approvazione di tali farmaci. Questo studio osservazionale retrospettivo ha incluso 160 pazienti con carcinoma ovarico epiteliale di alto grado in stadio avanzato, responsive alla chemioterapia di prima linea a base di platino. Da febbraio 2018 a novembre 2025, esse hanno ricevuto la terapia di mantenimento presso lo IOV secondo le indicazioni registrative e i criteri di rimborsabilità dei vari farmaci. Sono stati valutati gli eventi avversi (AEs), le discontinuazioni del trattamento e le riduzioni della dose somministrata. Gli outcome di efficacia sono stati misurati in termini di PFS e OS. I dati sono stati sottoposti ad un’analisi statistica qualitativa-descrittiva e a calcoli di frequenza. Nelle pazienti trattate con uno dei PARP-inibitori, gli AEs più frequenti sono stati la nausea (53.4%), l’astenia (52.4%), l’anemia (52.4%), la stipsi (43.7%) e la trombocitopenia (40.8%). Le donne in terapia con bevacizumab hanno manifestato prevalentemente ipertensione arteriosa (54.5%), proteinuria (27.3%) e astenia (24.2%). Nei soggetti trattati con olaparib-bevacizumab, gli AEs più ricorrenti sono stati la nausea (70.8%), l’astenia (66.7%), l’ipertensione arteriosa (54.2%), l’anemia (37.5%), la proteinuria (33.3%) e la neutropenia (25.0%). La discontinuazione del trattamento per insorgenza di tossicità inaccettabile ha interessato il 3.9% delle pazienti in terapia con uno dei PARP-inibitori, il 12.1% di quelle in terapia con bevacizumab e il 16.7% di quelle in terapia con olaparib-bevacizumab. Tra le donne trattate con uno dei PARP-inibitori o con olaparib-bevacizumab, la riduzione della dose somministrata è stata necessaria nel 60.2% e 58.3% dei casi, rispettivamente. La PFS mediana dal momento della diagnosi è stata pari a 27.3 mesi nella popolazione totale: 33.4 mesi nelle pazienti in terapia con uno dei PARP-inibitori, 23 mesi nelle donne in terapia con bevacizumab e 32.2 mesi nei soggetti in terapia con olaparib-bevacizumab. La PFS mediana è stata di 21 mesi nelle pazienti HRD-negative, 24.8 mesi nelle donne HRD-positive e BRCA wild-type, 44.8 mesi nei soggetti HRD-positivi e BRCA-mutati e 29 mesi nelle pazienti con status HRD non noto e BRCA wild-type. Ad un follow-up mediano di 20.4 mesi, l’OS mediana non è stata raggiunta. Lo studio ha confermato l’efficacia e la sicurezza di tutti i regimi di trattamento come terapie di mantenimento di prima linea nel carcinoma ovarico. L’impiego di questi farmaci garantisce un profilo di tollerabilità ottimale e si traduce in un beneficio clinico concreto, con risultati simili agli studi clinici.

PARP-inibitori e anti-angiogenici nel trattamento di mantenimento di prima linea del carcinoma ovarico: profilo di tollerabilità e outcome clinici

NARCISI, LUDOVICA
2025/2026

Abstract

Il carcinoma ovarico è l’ottava neoplasia per incidenza e per mortalità tra tutti i tumori del sesso femminile. Nonostante il trattamento standard, basato sulla chirurgia citoriduttiva e sulla chemioterapia con platino-derivati, oltre il 70% dei tumori ovarici in stadio avanzato è destinato a recidivare. Al fine di ritardare il più possibile la ripresa della malattia dopo la chemioterapia di prima linea, sono state introdotte le terapie di mantenimento. Attualmente, i farmaci approvati in Italia sono gli inibitori di PARP olaparib, niraparib e rucaparib e l’anti-angiogenico bevacizumab, in monoterapia o in associazione. La selezione della strategia terapeutica è guidata dal profilo molecolare. Il presente studio si pone l’obiettivo di delineare il profilo di sicurezza e l’efficacia degli inibitori di PARP olaparib, niraparib e rucaparib, dell’anti-angiogenico bevacizumab e dell’associazione olaparib-bevacizumab in una coorte retrospettiva di pazienti trattate da pratica clinica presso l’Istituto Oncologico Veneto (IOV). Lo scopo primario è confrontare i dati relativi alla tossicità, alla sopravvivenza libera da progressione (PFS) e alla sopravvivenza globale (OS) dell’ampia casistica monocentrica con quelli descritti negli studi clinici che hanno portato all’approvazione di tali farmaci. Questo studio osservazionale retrospettivo ha incluso 160 pazienti con carcinoma ovarico epiteliale di alto grado in stadio avanzato, responsive alla chemioterapia di prima linea a base di platino. Da febbraio 2018 a novembre 2025, esse hanno ricevuto la terapia di mantenimento presso lo IOV secondo le indicazioni registrative e i criteri di rimborsabilità dei vari farmaci. Sono stati valutati gli eventi avversi (AEs), le discontinuazioni del trattamento e le riduzioni della dose somministrata. Gli outcome di efficacia sono stati misurati in termini di PFS e OS. I dati sono stati sottoposti ad un’analisi statistica qualitativa-descrittiva e a calcoli di frequenza. Nelle pazienti trattate con uno dei PARP-inibitori, gli AEs più frequenti sono stati la nausea (53.4%), l’astenia (52.4%), l’anemia (52.4%), la stipsi (43.7%) e la trombocitopenia (40.8%). Le donne in terapia con bevacizumab hanno manifestato prevalentemente ipertensione arteriosa (54.5%), proteinuria (27.3%) e astenia (24.2%). Nei soggetti trattati con olaparib-bevacizumab, gli AEs più ricorrenti sono stati la nausea (70.8%), l’astenia (66.7%), l’ipertensione arteriosa (54.2%), l’anemia (37.5%), la proteinuria (33.3%) e la neutropenia (25.0%). La discontinuazione del trattamento per insorgenza di tossicità inaccettabile ha interessato il 3.9% delle pazienti in terapia con uno dei PARP-inibitori, il 12.1% di quelle in terapia con bevacizumab e il 16.7% di quelle in terapia con olaparib-bevacizumab. Tra le donne trattate con uno dei PARP-inibitori o con olaparib-bevacizumab, la riduzione della dose somministrata è stata necessaria nel 60.2% e 58.3% dei casi, rispettivamente. La PFS mediana dal momento della diagnosi è stata pari a 27.3 mesi nella popolazione totale: 33.4 mesi nelle pazienti in terapia con uno dei PARP-inibitori, 23 mesi nelle donne in terapia con bevacizumab e 32.2 mesi nei soggetti in terapia con olaparib-bevacizumab. La PFS mediana è stata di 21 mesi nelle pazienti HRD-negative, 24.8 mesi nelle donne HRD-positive e BRCA wild-type, 44.8 mesi nei soggetti HRD-positivi e BRCA-mutati e 29 mesi nelle pazienti con status HRD non noto e BRCA wild-type. Ad un follow-up mediano di 20.4 mesi, l’OS mediana non è stata raggiunta. Lo studio ha confermato l’efficacia e la sicurezza di tutti i regimi di trattamento come terapie di mantenimento di prima linea nel carcinoma ovarico. L’impiego di questi farmaci garantisce un profilo di tollerabilità ottimale e si traduce in un beneficio clinico concreto, con risultati simili agli studi clinici.
2025
PARP inhibitors and anti-angiogenic agents in first-line maintenance treatment of ovarian cancer: tolerability profile and clinical outcomes
PARP-inibitori
anti-angiogenici
carcinoma ovarico
tollerabilità
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.12608/105332