Nell’ordinamento italiano, il principio di leale collaborazione svolge un ruolo cruciale quale strumento di equilibrio tra unità della Repubblica e autonomia territoriale, ispirando il dialogo tra Stato e Regioni. Il presente lavoro si propone di valutare l’effettiva portata della leale collaborazione, analizzando come essa costituisca uno dei principi cardine del regionalismo, senza astenersi dal metterne in luce criticità e ambiguità e con uno sguardo alle prospettive evolutive, alla luce delle pronunce più recenti della Corte costituzionale. La prima parte del lavoro si pone alla ricerca della definizione e del significato del principio, concetto che affonda le sue radici nella teoria dell’integrazione di Smend. Il percorso che ha portato all’emersione del principio è stato particolarmente complesso e a fare da “apripista” è stato il Giudice delle Leggi che, già prima della Riforma del Titolo V, lo ha consacrato a diritto vivente, qualificazione che ha trovato conferma anche nell’assetto delineato dalla legge costituzionale n. 3/2001. La trattazione prosegue con la disamina delle sedi e degli strumenti attraverso cui il principio in parola trova concreta manifestazione, riflettendo sull’organizzazione e l’attività del c.d. “Sistema delle Conferenze” e sull’efficacia dei raccordi, in particolare delle intese. Infine si apprezzerà l’apertura operata dalla sentenza n. 251/2016 a favore di una leale collaborazione legislativa, di un coinvolgimento regionale “a monte”, nella fase di redazione dei decreti delegati. In assenza di una modifica delle istituzioni parlamentari e dei procedimenti legislativi statali, il principio di leale collaborazione rimane il criterio fondamentale alla luce del quale va interpretato il Titolo V.

Il principio di leale collaborazione tra Stato e Regioni

STOCCO, SERENA
2025/2026

Abstract

Nell’ordinamento italiano, il principio di leale collaborazione svolge un ruolo cruciale quale strumento di equilibrio tra unità della Repubblica e autonomia territoriale, ispirando il dialogo tra Stato e Regioni. Il presente lavoro si propone di valutare l’effettiva portata della leale collaborazione, analizzando come essa costituisca uno dei principi cardine del regionalismo, senza astenersi dal metterne in luce criticità e ambiguità e con uno sguardo alle prospettive evolutive, alla luce delle pronunce più recenti della Corte costituzionale. La prima parte del lavoro si pone alla ricerca della definizione e del significato del principio, concetto che affonda le sue radici nella teoria dell’integrazione di Smend. Il percorso che ha portato all’emersione del principio è stato particolarmente complesso e a fare da “apripista” è stato il Giudice delle Leggi che, già prima della Riforma del Titolo V, lo ha consacrato a diritto vivente, qualificazione che ha trovato conferma anche nell’assetto delineato dalla legge costituzionale n. 3/2001. La trattazione prosegue con la disamina delle sedi e degli strumenti attraverso cui il principio in parola trova concreta manifestazione, riflettendo sull’organizzazione e l’attività del c.d. “Sistema delle Conferenze” e sull’efficacia dei raccordi, in particolare delle intese. Infine si apprezzerà l’apertura operata dalla sentenza n. 251/2016 a favore di una leale collaborazione legislativa, di un coinvolgimento regionale “a monte”, nella fase di redazione dei decreti delegati. In assenza di una modifica delle istituzioni parlamentari e dei procedimenti legislativi statali, il principio di leale collaborazione rimane il criterio fondamentale alla luce del quale va interpretato il Titolo V.
2025
The principle of loyal cooperation between State and Regions
leale collaborazione
conferenze
Corte costituzionale
regioni
intese
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.12608/106173