This paper provides a critical analysis of the role of the civil party in criminal trials, shedding light on the ambiguities inherent to this figure. Starting from a historical and normative overview, the study highlights the systemic inconsistencies arising from the legislative choice to allow civil claims within the criminal trial. This approach, besides raising issues of constitutional legitimacy, is a defining feature of the Italian "mixed adversarial" system. These aspects are further examined through a comparative analysis of the French, Spanish, and U.S. procedural systems. After discussing the complex relationship between civil and criminal actions (art. 75 c.p.p.) and the effects of criminal judgments on civil disputes, the focus shifts to the testimony of the civil party. Alongside the examination provided for by art. 208 c.p.p., the civil party benefits from a privileged mode of introducing evidence, which significantly affects the delicate balance between prosecution and defense. The paper critically assesses the consolidated case law that grants the victim's testimony substantial probative autonomy, often supported by a presumption of truthfulness. This approach is scrutinized through the lens of forensic neuroscience, which exposes the physiological “unreliability” of memory and testimony. Consequently, the study advocates for the development of shared guidelines to establish a rational framework for evidentiary reasoning, grounding judicial assessment on objective parameters capable of guiding the judge beyond the pitfalls of subjectivity. Finally, the work examines the appeals regime concerning civil effects and the controversial admissibility of the parte civile in corporate liability proceedings (de societate proceedings, D. Lgs. n. 231/2001). Considering the values at stake, the thesis proposes a reconsideration of the relationship between civil and criminal actions, suggesting their complete separation. Such a solution would ensure a more rigorous safeguard of due process principles (Art. 111 Cost.), particularly the “equality of arms”, by relieving the defendant of the burden of facing a “dual accusation” – public and private – aimed at securing a conviction.

Il lavoro offre un’analisi critica del ruolo della parte civile nel processo penale, ponendo in luce le ambiguità che caratterizzano tale figura. L’indagine, muovendo dall’evoluzione storico-normativa, si propone di evidenziare le aporie sistemiche derivanti dalla scelta legislativa di consentire l’esercizio dell’azione civile nel processo penale, che, oltre a suscitare dubbi di legittimità costituzionale, costituisce uno degli elementi che concorrono a qualificare il sistema italiano come “accusatorio misto”. Tali aspetti vengono esaminati anche in chiave comparatistica, mediante un confronto con il sistema processuale francese, spagnolo e statunitense. Dopo aver analizzato i delicati rapporti fra azione civile e azione penale (art. 75 c.p.p.) e gli effetti del giudicato penale nella lite civilistica, particolare attenzione è dedicata alla testimonianza della parte civile. Ad essa, infatti, è riservata – accanto all’esame ex art. 208 c.p.p. – una modalità privilegiata di acquisizione del proprio sapere, che incide sensibilmente sui precari equilibri fra accusa e difesa. Si sottopone a vaglio critico il consolidato orientamento giurisprudenziale che riconosce, segnatamente al contributo dichiarativo della persona offesa, una sostanziale autosufficienza probatoria, talvolta sorretta da una presunzione di veridicità. Tale impostazione viene esaminata sotto la lente delle neuroscienze forensi che, oltre a mettere a nudo la fisiologica “inaffidabilità” della testimonianza, sottolineano la necessità di un’elaborazione condivisa di linee guida, al fine di costruire uno statuto razionale del ragionamento probatorio, ancorando il vaglio giudiziale a specifici parametri, capaci di guidare le operazioni intellettive del giudice oltre le insidie della soggettività. La trattazione prosegue esaminando le peculiarità del regime delle impugnazioni agli effetti civili e la controversa questione dell’ammissibilità della costituzione di parte civile nel processo de societate (D. Lgs. n. 231/2001), evidenziandone le incertezze applicative. Considerati i valori coinvolti, sembra opportuna una rimeditazione del rapporto fra azione civile e azione penale, basata su una loro completa separazione: una soluzione che garantirebbe una più rigorosa salvaguardia dei canoni del giusto processo (art. 111 Cost.), segnatamente sotto il profilo della par condicio, in quanto sottrarrebbe l’imputato dall’onere di fronteggiare una “doppia accusa” – pubblica e privata – testa alla sua condanna.

La parte civile: punti fermi e nodi irrisolti.

MARCON, GIORGIA
2025/2026

Abstract

This paper provides a critical analysis of the role of the civil party in criminal trials, shedding light on the ambiguities inherent to this figure. Starting from a historical and normative overview, the study highlights the systemic inconsistencies arising from the legislative choice to allow civil claims within the criminal trial. This approach, besides raising issues of constitutional legitimacy, is a defining feature of the Italian "mixed adversarial" system. These aspects are further examined through a comparative analysis of the French, Spanish, and U.S. procedural systems. After discussing the complex relationship between civil and criminal actions (art. 75 c.p.p.) and the effects of criminal judgments on civil disputes, the focus shifts to the testimony of the civil party. Alongside the examination provided for by art. 208 c.p.p., the civil party benefits from a privileged mode of introducing evidence, which significantly affects the delicate balance between prosecution and defense. The paper critically assesses the consolidated case law that grants the victim's testimony substantial probative autonomy, often supported by a presumption of truthfulness. This approach is scrutinized through the lens of forensic neuroscience, which exposes the physiological “unreliability” of memory and testimony. Consequently, the study advocates for the development of shared guidelines to establish a rational framework for evidentiary reasoning, grounding judicial assessment on objective parameters capable of guiding the judge beyond the pitfalls of subjectivity. Finally, the work examines the appeals regime concerning civil effects and the controversial admissibility of the parte civile in corporate liability proceedings (de societate proceedings, D. Lgs. n. 231/2001). Considering the values at stake, the thesis proposes a reconsideration of the relationship between civil and criminal actions, suggesting their complete separation. Such a solution would ensure a more rigorous safeguard of due process principles (Art. 111 Cost.), particularly the “equality of arms”, by relieving the defendant of the burden of facing a “dual accusation” – public and private – aimed at securing a conviction.
2025
The civil party: established principles and unresolved issues.
Il lavoro offre un’analisi critica del ruolo della parte civile nel processo penale, ponendo in luce le ambiguità che caratterizzano tale figura. L’indagine, muovendo dall’evoluzione storico-normativa, si propone di evidenziare le aporie sistemiche derivanti dalla scelta legislativa di consentire l’esercizio dell’azione civile nel processo penale, che, oltre a suscitare dubbi di legittimità costituzionale, costituisce uno degli elementi che concorrono a qualificare il sistema italiano come “accusatorio misto”. Tali aspetti vengono esaminati anche in chiave comparatistica, mediante un confronto con il sistema processuale francese, spagnolo e statunitense. Dopo aver analizzato i delicati rapporti fra azione civile e azione penale (art. 75 c.p.p.) e gli effetti del giudicato penale nella lite civilistica, particolare attenzione è dedicata alla testimonianza della parte civile. Ad essa, infatti, è riservata – accanto all’esame ex art. 208 c.p.p. – una modalità privilegiata di acquisizione del proprio sapere, che incide sensibilmente sui precari equilibri fra accusa e difesa. Si sottopone a vaglio critico il consolidato orientamento giurisprudenziale che riconosce, segnatamente al contributo dichiarativo della persona offesa, una sostanziale autosufficienza probatoria, talvolta sorretta da una presunzione di veridicità. Tale impostazione viene esaminata sotto la lente delle neuroscienze forensi che, oltre a mettere a nudo la fisiologica “inaffidabilità” della testimonianza, sottolineano la necessità di un’elaborazione condivisa di linee guida, al fine di costruire uno statuto razionale del ragionamento probatorio, ancorando il vaglio giudiziale a specifici parametri, capaci di guidare le operazioni intellettive del giudice oltre le insidie della soggettività. La trattazione prosegue esaminando le peculiarità del regime delle impugnazioni agli effetti civili e la controversa questione dell’ammissibilità della costituzione di parte civile nel processo de societate (D. Lgs. n. 231/2001), evidenziandone le incertezze applicative. Considerati i valori coinvolti, sembra opportuna una rimeditazione del rapporto fra azione civile e azione penale, basata su una loro completa separazione: una soluzione che garantirebbe una più rigorosa salvaguardia dei canoni del giusto processo (art. 111 Cost.), segnatamente sotto il profilo della par condicio, in quanto sottrarrebbe l’imputato dall’onere di fronteggiare una “doppia accusa” – pubblica e privata – testa alla sua condanna.
Parte civile
Persona offesa
Favor separationis
Testimonianza
Costituzione
File in questo prodotto:
File Dimensione Formato  
Marcon_Giorgia.pdf

Accesso riservato

Dimensione 1.18 MB
Formato Adobe PDF
1.18 MB Adobe PDF

The text of this website © Università degli studi di Padova. Full Text are published under a non-exclusive license. Metadata are under a CC0 License

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.12608/106184