Il presente elaborato ha lo scopo di analizzare il fenomeno della violenza di genere alla luce delle risposte fornite dall’ordinamento penale, mettendo in discussione l’efficacia e la razionalità del paradigma repressivo quale strumento di contrasto a una realtà che affonda le proprie radici in cause strutturali, culturali e sociali profonde. Attraverso un approccio interdisciplinare, che coniuga la prospettiva sociologica con quella giuridico-penalistica, si intende dimostrare come la violenza di genere non possa essere adeguatamente affrontata attraverso il mero inasprimento delle pene o l’introduzione di nuove fattispecie incriminatrici, in quanto tali interventi finiscono per assumere un valore meramente simbolico, privo di reale efficacia preventiva e rieducativa. Questa riflessione intende mettere in luce come il diritto penale, nel tentativo di acquietare l’opinione pubblica, sia scivolato verso forme di populismo penale e di panpenalismo, in netto contrasto con i principi di proporzionalità, legalità e con la funzione rieducativa della pena sancita dall’art. 27 della Costituzione. Si vuole dunque sostenere la necessità di superare il paradigma meramente repressivo, orientando la risposta pubblica alla violenza di genere verso modelli integrati di prevenzione, educazione e giustizia riparativa, capaci di incidere sulle radici culturali del fenomeno e di promuovere un cambiamento sociale effettivo.
Violenza di genere: l'illusione repressiva. Criticità e prospettive dell'ordinamento giuridico.
MORATELLI, MARGHERITA
2025/2026
Abstract
Il presente elaborato ha lo scopo di analizzare il fenomeno della violenza di genere alla luce delle risposte fornite dall’ordinamento penale, mettendo in discussione l’efficacia e la razionalità del paradigma repressivo quale strumento di contrasto a una realtà che affonda le proprie radici in cause strutturali, culturali e sociali profonde. Attraverso un approccio interdisciplinare, che coniuga la prospettiva sociologica con quella giuridico-penalistica, si intende dimostrare come la violenza di genere non possa essere adeguatamente affrontata attraverso il mero inasprimento delle pene o l’introduzione di nuove fattispecie incriminatrici, in quanto tali interventi finiscono per assumere un valore meramente simbolico, privo di reale efficacia preventiva e rieducativa. Questa riflessione intende mettere in luce come il diritto penale, nel tentativo di acquietare l’opinione pubblica, sia scivolato verso forme di populismo penale e di panpenalismo, in netto contrasto con i principi di proporzionalità, legalità e con la funzione rieducativa della pena sancita dall’art. 27 della Costituzione. Si vuole dunque sostenere la necessità di superare il paradigma meramente repressivo, orientando la risposta pubblica alla violenza di genere verso modelli integrati di prevenzione, educazione e giustizia riparativa, capaci di incidere sulle radici culturali del fenomeno e di promuovere un cambiamento sociale effettivo.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/106529