L’evoluzione tecnologica ha profondamente trasformato il concetto di prova digitale nel processo penale, rendendo necessario un ripensamento dei tradizionali criteri di valutazione dell’affidabilità. A differenza della prova materiale, quella digitale si distingue per la sua natura immateriale, per la possibilità di essere duplicata senza perdita di contenuto e per la sua vulnerabilità ad alterazioni non immediatamente percepibili. In questo contesto assumono un ruolo centrale i principi di integrità e tracciabilità, garantiti attraverso una corretta gestione della catena di custodia. Tuttavia, la sola integrità tecnica del file non è più sufficiente: la crescente diffusione di contenuti manipolati o generati tramite intelligenza artificiale impone di verificare anche l’autenticità del contenuto, intesa come corrispondenza ai fatti reali. Le tecniche di multimedia forensics permettono di individuare alterazioni in immagini, video e audio, mentre la network forensics consente di analizzare il traffico di rete, caratterizzato da elevata volatilità, al fine di ricostruire eventi informatici rilevanti. L’avvento dell’intelligenza artificiale generativa e dei deepfake rende sempre più complessa la distinzione tra contenuti autentici e artificiali, richiedendo strumenti di analisi sempre più sofisticati. In tale scenario, il quadro normativo europeo, e in particolare l’Artificial Intelligence Act, mira a garantire un utilizzo dell’intelligenza artificiale trasparente e rispettoso dei diritti fondamentali, evidenziando la necessità di un equilibrio tra innovazione tecnologica e garanzie del giusto processo. Il ruolo del giudice diventa quindi centrale: egli è chiamato a valutare criticamente la prova digitale, evitando un affidamento automatico agli strumenti tecnologici e mantenendo un controllo umano sull’attendibilità e sul significato del contenuto.
Analisi forense e intelligenza artificiale: validità probatoria, rischi e garanzie nel processo penale
ALBERTON, KATIA
2025/2026
Abstract
L’evoluzione tecnologica ha profondamente trasformato il concetto di prova digitale nel processo penale, rendendo necessario un ripensamento dei tradizionali criteri di valutazione dell’affidabilità. A differenza della prova materiale, quella digitale si distingue per la sua natura immateriale, per la possibilità di essere duplicata senza perdita di contenuto e per la sua vulnerabilità ad alterazioni non immediatamente percepibili. In questo contesto assumono un ruolo centrale i principi di integrità e tracciabilità, garantiti attraverso una corretta gestione della catena di custodia. Tuttavia, la sola integrità tecnica del file non è più sufficiente: la crescente diffusione di contenuti manipolati o generati tramite intelligenza artificiale impone di verificare anche l’autenticità del contenuto, intesa come corrispondenza ai fatti reali. Le tecniche di multimedia forensics permettono di individuare alterazioni in immagini, video e audio, mentre la network forensics consente di analizzare il traffico di rete, caratterizzato da elevata volatilità, al fine di ricostruire eventi informatici rilevanti. L’avvento dell’intelligenza artificiale generativa e dei deepfake rende sempre più complessa la distinzione tra contenuti autentici e artificiali, richiedendo strumenti di analisi sempre più sofisticati. In tale scenario, il quadro normativo europeo, e in particolare l’Artificial Intelligence Act, mira a garantire un utilizzo dell’intelligenza artificiale trasparente e rispettoso dei diritti fondamentali, evidenziando la necessità di un equilibrio tra innovazione tecnologica e garanzie del giusto processo. Il ruolo del giudice diventa quindi centrale: egli è chiamato a valutare criticamente la prova digitale, evitando un affidamento automatico agli strumenti tecnologici e mantenendo un controllo umano sull’attendibilità e sul significato del contenuto.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/106539