La presente tesi analizza il romanzo La colmena (1951) di Camilo José Cela, soffermandosi in particolare sulla funzione del narratore corale come strumento privilegiato di rappresentazione della realtà sociale e morale della Spagna del dopoguerra. Attraverso un approccio critico-compilativo, il lavoro intende dimostrare come la coralità narrativa, unita alla frammentarietà strutturale e all’organizzazione simbolica dello spazio e del tempo, costituisca una precisa scelta etica ed espressiva, capace di restituire la complessità di una società segnata dalla censura, dalla repressione e dalla precarietà esistenziale. Dopo un inquadramento storico-letterario della narrativa spagnola del secondo dopoguerra, la tesi esamina la struttura frammentaria del romanzo, l’assenza di un protagonista centrale e la molteplicità delle voci che compongono il tessuto narrativo. Particolare attenzione viene riservata allo sguardo del narratore, apparentemente neutro e distaccato, che si configura invece come strumento di denuncia implicita e di osservazione morale. L’analisi mette inoltre in luce il ruolo simbolico dello spazio urbano di Madrid e di un tempo narrativo sospeso e circolare, elementi che contribuiscono a rafforzare l’immagine di una realtà statica e claustrofobica. Nel complesso, La colmena emerge come un’opera in cui la forma narrativa diventa veicolo di memoria e di resistenza morale: attraverso la coralità delle voci e la fedeltà al quotidiano, Camilo José Cela restituisce dignità e visibilità alle vite marginali, trasformando il silenzio imposto dal regime in una testimonianza collettiva.
Un alveare di voci: il narratore corale in La colmena di Camilo José Cela
CECCHETTIN, DANIEL
2025/2026
Abstract
La presente tesi analizza il romanzo La colmena (1951) di Camilo José Cela, soffermandosi in particolare sulla funzione del narratore corale come strumento privilegiato di rappresentazione della realtà sociale e morale della Spagna del dopoguerra. Attraverso un approccio critico-compilativo, il lavoro intende dimostrare come la coralità narrativa, unita alla frammentarietà strutturale e all’organizzazione simbolica dello spazio e del tempo, costituisca una precisa scelta etica ed espressiva, capace di restituire la complessità di una società segnata dalla censura, dalla repressione e dalla precarietà esistenziale. Dopo un inquadramento storico-letterario della narrativa spagnola del secondo dopoguerra, la tesi esamina la struttura frammentaria del romanzo, l’assenza di un protagonista centrale e la molteplicità delle voci che compongono il tessuto narrativo. Particolare attenzione viene riservata allo sguardo del narratore, apparentemente neutro e distaccato, che si configura invece come strumento di denuncia implicita e di osservazione morale. L’analisi mette inoltre in luce il ruolo simbolico dello spazio urbano di Madrid e di un tempo narrativo sospeso e circolare, elementi che contribuiscono a rafforzare l’immagine di una realtà statica e claustrofobica. Nel complesso, La colmena emerge come un’opera in cui la forma narrativa diventa veicolo di memoria e di resistenza morale: attraverso la coralità delle voci e la fedeltà al quotidiano, Camilo José Cela restituisce dignità e visibilità alle vite marginali, trasformando il silenzio imposto dal regime in una testimonianza collettiva.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/106718