Il XVIII secolo rappresenta per la Repubblica di Venezia un periodo di trasformazioni profonde: la stabilità delle sue istituzioni si intreccia con segnali di crisi politica, economica e sociale. In questo contesto, il sistema giudiziario veneziano è attraversato da nuove esigenze di razionalizzazione, certezza della prova e controllo sociale. Parallelamente, il sapere medico vive una fase di rinnovamento, influenzato dai progressi scientifici e dalla crescente attenzione europea verso la medicina legale come disciplina capace di fornire strumenti tecnici utili alla giustizia. La convergenza di questi due processi rende il Settecento veneziano un terreno privilegiato per indagare il ruolo del Medico all’interno del procedimento penale. La tesi analizza il contributo dei medici nei processi criminali della Venezia del XVIII secolo, con l’obiettivo di comprendere in che modo e in quale misura il sapere medico influenzasse la formazione della prova e le decisioni dei magistrati, combinando l’analisi delle normative veneziane, lo studio della cultura medica dell’epoca e l’esame diretto di casi giudiziari conservati presso l’Archivio di Stato di Padova. La ricerca ricostruisce il quadro istituzionale e procedurale del sistema penale veneziano, e analizza la struttura delle professioni mediche nella Venezia del Settecento, la loro regolamentazione e il modo in cui la medicina si stava progressivamente orientando verso forme di sapere più sistematiche e utili alla giustizia. Infine, indaga come i medici venissero coinvolti, quali tipologie di perizie fossero richieste (autopsie, valutazioni di ferite, accertamenti di violenze sessuali, sospetti avvelenamenti, casi di infanticidio) e come tali perizie venissero utilizzate dai magistrati. In particolare viene discusso il caso paradigmatico della docimasia idrostatica polmonare. L’analisi dei casi mostra che il medico non era una figura marginale né puramente accessoria: la sua competenza tecnica era spesso indispensabile per chiarire dinamiche di violenza, stabilire nessi causali e valutare la gravità delle lesioni. Tuttavia, il suo ruolo non era ancora quello del perito moderno: la perizia medica doveva essere interpretata e contestualizzata dai giudici, che mantenevano il controllo del processo e potevano accogliere o ridimensionare le conclusioni del medico in base ad altre prove, testimonianze o considerazioni giuridiche. La tesi mette inoltre in luce come il linguaggio medico, pur ancora segnato da incertezze teoriche e da una limitata standardizzazione, acquisisse progressivamente autorevolezza all’interno del processo. Le perizie, spesso redatte con formule ricorrenti e con un lessico tecnico in via di consolidamento, diventavano strumenti attraverso cui la giustizia cercava di oggettivare la prova e di fondare le proprie decisioni su basi più solide. Allo stesso tempo, emergono tensioni tra sapere medico e sapere giuridico, soprattutto nei casi in cui le conclusioni tecniche non coincidevano con le aspettative dei magistrati o con le esigenze del controllo sociale. Il Medico svolse quindi un ruolo cruciale nella giustizia penale veneziana del Settecento, rappresentando un attore fondamentale nella costruzione della verità processuale, tale da rendere il suo intervento un elemento imprescindibile per la credibilità del sistema giudiziario. Lo studio del rapporto tra scienza e giustizia permette di comprendere meglio anche le dinamiche attraverso cui la medicina legale si è affermata come disciplina autonoma e indispensabile.

Il ruolo del Medico nel processo penale nella Venezia del Settecento

SCANNAPIECO, GIANLUIGI
2025/2026

Abstract

Il XVIII secolo rappresenta per la Repubblica di Venezia un periodo di trasformazioni profonde: la stabilità delle sue istituzioni si intreccia con segnali di crisi politica, economica e sociale. In questo contesto, il sistema giudiziario veneziano è attraversato da nuove esigenze di razionalizzazione, certezza della prova e controllo sociale. Parallelamente, il sapere medico vive una fase di rinnovamento, influenzato dai progressi scientifici e dalla crescente attenzione europea verso la medicina legale come disciplina capace di fornire strumenti tecnici utili alla giustizia. La convergenza di questi due processi rende il Settecento veneziano un terreno privilegiato per indagare il ruolo del Medico all’interno del procedimento penale. La tesi analizza il contributo dei medici nei processi criminali della Venezia del XVIII secolo, con l’obiettivo di comprendere in che modo e in quale misura il sapere medico influenzasse la formazione della prova e le decisioni dei magistrati, combinando l’analisi delle normative veneziane, lo studio della cultura medica dell’epoca e l’esame diretto di casi giudiziari conservati presso l’Archivio di Stato di Padova. La ricerca ricostruisce il quadro istituzionale e procedurale del sistema penale veneziano, e analizza la struttura delle professioni mediche nella Venezia del Settecento, la loro regolamentazione e il modo in cui la medicina si stava progressivamente orientando verso forme di sapere più sistematiche e utili alla giustizia. Infine, indaga come i medici venissero coinvolti, quali tipologie di perizie fossero richieste (autopsie, valutazioni di ferite, accertamenti di violenze sessuali, sospetti avvelenamenti, casi di infanticidio) e come tali perizie venissero utilizzate dai magistrati. In particolare viene discusso il caso paradigmatico della docimasia idrostatica polmonare. L’analisi dei casi mostra che il medico non era una figura marginale né puramente accessoria: la sua competenza tecnica era spesso indispensabile per chiarire dinamiche di violenza, stabilire nessi causali e valutare la gravità delle lesioni. Tuttavia, il suo ruolo non era ancora quello del perito moderno: la perizia medica doveva essere interpretata e contestualizzata dai giudici, che mantenevano il controllo del processo e potevano accogliere o ridimensionare le conclusioni del medico in base ad altre prove, testimonianze o considerazioni giuridiche. La tesi mette inoltre in luce come il linguaggio medico, pur ancora segnato da incertezze teoriche e da una limitata standardizzazione, acquisisse progressivamente autorevolezza all’interno del processo. Le perizie, spesso redatte con formule ricorrenti e con un lessico tecnico in via di consolidamento, diventavano strumenti attraverso cui la giustizia cercava di oggettivare la prova e di fondare le proprie decisioni su basi più solide. Allo stesso tempo, emergono tensioni tra sapere medico e sapere giuridico, soprattutto nei casi in cui le conclusioni tecniche non coincidevano con le aspettative dei magistrati o con le esigenze del controllo sociale. Il Medico svolse quindi un ruolo cruciale nella giustizia penale veneziana del Settecento, rappresentando un attore fondamentale nella costruzione della verità processuale, tale da rendere il suo intervento un elemento imprescindibile per la credibilità del sistema giudiziario. Lo studio del rapporto tra scienza e giustizia permette di comprendere meglio anche le dinamiche attraverso cui la medicina legale si è affermata come disciplina autonoma e indispensabile.
2025
The role of the Physician in the criminal process of Eighteenth-century Venice
Venezia
Processo penale
Medicina legale
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.12608/107147