In investigating the role played by fiction within Hobbes’s philosophical system, it is first necessary to distinguish between the two forms the term assumes: on the one hand in natural philosophy, and on the other in political theory. The aim will be to demonstrate the possibility for fictio to rise to a key position within the system, not only from a logical standpoint but also from a performative one. According to Hobbes himself, however, the two systems in question, and consequently, as we will show, the two uses he makes of fiction, are like the two sides of a precipice. To understand which categories are involved, it is necessary to approach the issue through the questions raised by a reading of De Homine, also in light of the analysis concerning the heterogeneity of the text and its historical-conceptual placement in relation to political science. In chapter fifteen of this work, Hobbes introduces theatrical terminology to describe representation; we will therefore proceed to address the role of phantasmata in legal theory, highlighting the centrality of language in the construction of truth and thus the immediately practical nature of political fiction. Words, as expressions of imagination, lead to the central role of written production, through which Hobbes himself intended to “pierce with the pen” his contemporaries. With the goal of containing disorder and the aim of channeling the flow of passions toward the perpetual repetition of itself, the Leviathan must determine the influence of so-called demonology on the spirits and curb the many imaginative representations that threaten the balance of the State. Within this framework, the analysis engages with Milton’s Areopagitica as an interpreter of the revolution parallel to Hobbes, advocating for freedom of the press as the possibility of multiple fictions. The aim will be to identify, in other performative possibilities of fiction, a way out of the Leviathan’s shadow, namely, the one exemplified by Hobbes himself in De Cive with the parable of the thornbush.

Nell’indagine in merito al ruolo assunto dalla finzione all’interno del sistema filosofico di Hobbes è necessario innanzitutto distinguere tra le due forme che il termine assume da un lato nella filosofia naturale, dall’altro nella teoria politica. Il tentativo sarà mostrare la possibilità per la fictio di assurgere ad una posizione chiave a livello sistematico da un punto di vista non solo logico ma performativo. A detta dello stesso autore però i due sistemi in oggetto e di conseguenza, come mostreremo, i due utilizzi che fa della finzione, sono come i versanti di un precipizio. Per comprendere quali categorie entrino in gioco è bene affrontare la questione attraverso gli interrogativi posti dalla lettura del De Homine, anche alla luce dell’analisi svolta in merito all’eterogeneità del testo e alla sua collocazione storico-concettuale rispetto alla scienza politica. Attraverso il capitolo quindici di quest’ultimo Hobbes introduce la terminologia teatrale per dire la rappresentanza, passeremo perciò a trattare il ruolo dei phantasmata nella teoria giuridica, sottolineando la centralità della parola nella costruzione della verità e quindi il carattere immediatamente pratico della finzione politica. Le parole come espressione dell’immaginazione conducono alla centralità della produzione scritta, tramite la quale lo stesso Hobbes intendeva “trafiggere con la penna” i suoi contemporanei. Con l’obiettivo di contenere del disordine e il proposito di implementare il flusso passionale in vista della perpetua ripetizione di se stesso, il Leviathan deve determinare l’influsso della cosiddetta demonologia sugli spiriti e arginare le molteplici messe in forma immaginative, che minacciano gli equilibri dello Stato. In questo quadro l’analisi interroga l’Areopagitica di Milton come interprete della rivoluzione parallelo ad Hobbes, per una libertà di stampa come possibilità di finzioni molteplici. Il tentativo sarà individuare in altre possibilità performative della finzione l’uscita dal cono d’ombra del Leviathan, ovvero quello esemplificato dallo stesso Hobbes nel De Cive con la parabola del pruno.

La finzione come performativo: il disordine dei phantasmata tra ottica e demonologia nella filosofia di Thomas Hobbes

MUNARIN, FRANCESCA
2025/2026

Abstract

In investigating the role played by fiction within Hobbes’s philosophical system, it is first necessary to distinguish between the two forms the term assumes: on the one hand in natural philosophy, and on the other in political theory. The aim will be to demonstrate the possibility for fictio to rise to a key position within the system, not only from a logical standpoint but also from a performative one. According to Hobbes himself, however, the two systems in question, and consequently, as we will show, the two uses he makes of fiction, are like the two sides of a precipice. To understand which categories are involved, it is necessary to approach the issue through the questions raised by a reading of De Homine, also in light of the analysis concerning the heterogeneity of the text and its historical-conceptual placement in relation to political science. In chapter fifteen of this work, Hobbes introduces theatrical terminology to describe representation; we will therefore proceed to address the role of phantasmata in legal theory, highlighting the centrality of language in the construction of truth and thus the immediately practical nature of political fiction. Words, as expressions of imagination, lead to the central role of written production, through which Hobbes himself intended to “pierce with the pen” his contemporaries. With the goal of containing disorder and the aim of channeling the flow of passions toward the perpetual repetition of itself, the Leviathan must determine the influence of so-called demonology on the spirits and curb the many imaginative representations that threaten the balance of the State. Within this framework, the analysis engages with Milton’s Areopagitica as an interpreter of the revolution parallel to Hobbes, advocating for freedom of the press as the possibility of multiple fictions. The aim will be to identify, in other performative possibilities of fiction, a way out of the Leviathan’s shadow, namely, the one exemplified by Hobbes himself in De Cive with the parable of the thornbush.
2025
Fiction as performative: The disorder of phantasmata between optics and demonology in the philosophy of Thomas Hobbes
Nell’indagine in merito al ruolo assunto dalla finzione all’interno del sistema filosofico di Hobbes è necessario innanzitutto distinguere tra le due forme che il termine assume da un lato nella filosofia naturale, dall’altro nella teoria politica. Il tentativo sarà mostrare la possibilità per la fictio di assurgere ad una posizione chiave a livello sistematico da un punto di vista non solo logico ma performativo. A detta dello stesso autore però i due sistemi in oggetto e di conseguenza, come mostreremo, i due utilizzi che fa della finzione, sono come i versanti di un precipizio. Per comprendere quali categorie entrino in gioco è bene affrontare la questione attraverso gli interrogativi posti dalla lettura del De Homine, anche alla luce dell’analisi svolta in merito all’eterogeneità del testo e alla sua collocazione storico-concettuale rispetto alla scienza politica. Attraverso il capitolo quindici di quest’ultimo Hobbes introduce la terminologia teatrale per dire la rappresentanza, passeremo perciò a trattare il ruolo dei phantasmata nella teoria giuridica, sottolineando la centralità della parola nella costruzione della verità e quindi il carattere immediatamente pratico della finzione politica. Le parole come espressione dell’immaginazione conducono alla centralità della produzione scritta, tramite la quale lo stesso Hobbes intendeva “trafiggere con la penna” i suoi contemporanei. Con l’obiettivo di contenere del disordine e il proposito di implementare il flusso passionale in vista della perpetua ripetizione di se stesso, il Leviathan deve determinare l’influsso della cosiddetta demonologia sugli spiriti e arginare le molteplici messe in forma immaginative, che minacciano gli equilibri dello Stato. In questo quadro l’analisi interroga l’Areopagitica di Milton come interprete della rivoluzione parallelo ad Hobbes, per una libertà di stampa come possibilità di finzioni molteplici. Il tentativo sarà individuare in altre possibilità performative della finzione l’uscita dal cono d’ombra del Leviathan, ovvero quello esemplificato dallo stesso Hobbes nel De Cive con la parabola del pruno.
finzione
immaginazione
ottica
rappresentanza
demonologia
File in questo prodotto:
File Dimensione Formato  
Munarin_Francesca.pdf

accesso aperto

Dimensione 2.59 MB
Formato Adobe PDF
2.59 MB Adobe PDF Visualizza/Apri

The text of this website © Università degli studi di Padova. Full Text are published under a non-exclusive license. Metadata are under a CC0 License

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.12608/107225