La tesi analizza i paradigmi del maschile e del femminile nella tarda antichità attraverso un confronto tra il pensiero di L. A. Seneca e quello di Q. S. F. Tertulliano, collocandosi nel momento di passaggio tra civiltà classica e affermazione del Cristianesimo. L’indagine prende in esame in particolare la Consolatio ad Marciam e la Consolatio ad Helviam matrem di Seneca e il De cultu feminarum di Tertulliano, testi nei quali emergono differenti modalità di costruzione delle identità di genere e diverse concezioni della corporeità. In Seneca vulnerabilità e corporeità sono riconosciute come dimensioni naturali della vita umana, contribuendo a una rappresentazione dei generi più flessibile; in Tertulliano, invece, il concetto di peccato porta a normare il corpo e i comportamenti, determinando ruoli di genere più rigidi e prescrittivi. L’ipotesi della ricerca è che l’identità maschile si costruisca come reazione alla vulnerabilità, proiettando sul femminile ciò che non può esser riconosciuto. Superare questo modello significa riconoscere la vulnerabilità come dimensione umana fondamentale, capace di liberare le identità dai ruoli prescritti e promuovere relazioni basate sul reciproco rispetto.
Di ruoli più che di corpi. Identità di genere e corporeità tra Seneca e Tertulliano
PIANTA, SOFIA
2025/2026
Abstract
La tesi analizza i paradigmi del maschile e del femminile nella tarda antichità attraverso un confronto tra il pensiero di L. A. Seneca e quello di Q. S. F. Tertulliano, collocandosi nel momento di passaggio tra civiltà classica e affermazione del Cristianesimo. L’indagine prende in esame in particolare la Consolatio ad Marciam e la Consolatio ad Helviam matrem di Seneca e il De cultu feminarum di Tertulliano, testi nei quali emergono differenti modalità di costruzione delle identità di genere e diverse concezioni della corporeità. In Seneca vulnerabilità e corporeità sono riconosciute come dimensioni naturali della vita umana, contribuendo a una rappresentazione dei generi più flessibile; in Tertulliano, invece, il concetto di peccato porta a normare il corpo e i comportamenti, determinando ruoli di genere più rigidi e prescrittivi. L’ipotesi della ricerca è che l’identità maschile si costruisca come reazione alla vulnerabilità, proiettando sul femminile ciò che non può esser riconosciuto. Superare questo modello significa riconoscere la vulnerabilità come dimensione umana fondamentale, capace di liberare le identità dai ruoli prescritti e promuovere relazioni basate sul reciproco rispetto.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/107228