Problema: Il benessere del personale sanitario e in particolare degli infermieri è in pericolo a causa di una grave carenza di personale, dall’aumento di complessità assistenziali e da ritmi di lavoro estenuanti. La principale minaccia al benessere è il burnout, definito dall’ICD-11 come una sindrome derivante da stress cronico mal gestito sul luogo di lavoro, esso si manifesta attraverso la triade di esaurimento emotivo, depersonalizzazione e ridotta realizzazione personale. La letteratura evidenzia come lo stress protratto inneschi alterazioni neurobiologiche che compromettono la funzionalità della corteccia prefrontale, deteriorando funzioni cognitive essenziali quali memoria e attenzione, con un impatto diretto sulla sicurezza del paziente e sulla qualità delle cure. La situazione è ancora più aggravata con la pandemia da COVID-19, peggiorando la situazione già fragile dei sistemi sanitari. Obiettivi: L’elaborato mira ad analizzare il burnout come fenomeno collettivo e occupazionale, distinguendolo da altri disturbi come la depressione o la compassion fatigue. Gli obiettivi specifici includono la valutazione della prevalenza della sindrome nei diversi contesti clinici, l'identificazione dei fattori di vulnerabilità e l'analisi delle conseguenze psicopatologiche a lungo termine. Materiali e Metodi: È stata condotta una revisione sistematica della letteratura scientifica nel periodo compreso tra giugno 2025 e marzo 2026. La ricerca è stata eseguita consultando banche dati accreditate, tra cui PubMed e Google Scholar, selezionando studi osservazionali, metanalisi e revisioni sistematiche ad alto impact factor pubblicate tra il 2004 e il 2025; su 927 risultati iniziali, 42 articoli sono stati selezionati per la realizzazione dell’elaborato finale in base alla loro pertinenza scientifica. Risultati: Dall'analisi bibliografica emerge una distribuzione eterogenea della sintomatologia: nei reparti intensivi si osserva una prevalenza di depersonalizzazione, spesso adottata come meccanismo di difesa (coping) per distanziarsi dal dolore, mentre nei reparti non intensivi predomina l'esaurimento emotivo legato alla cronicità della cura. L'impatto della pandemia COVID-19 è stato identificato come un fattore scatenante critico: la paura del contagio e l’isolamento sociale hanno fatto aumentare l'incidenza di stress traumatico secondario e ideazione suicidaria tra il personale in prima linea. Si evidenzia una correlazione importante tra burnout e atti di suicidio. Sono stati inoltre isolati specifici fattori di rischio (giovane età, genere femminile e subita violenza sul posto di lavoro) contrapposti a fattori protettivi determinanti quali la resilienza individuale, il supporto sociale ed un adeguato riposo.

LA CRISI DEL BENESSERE NEL PERSONALE SANITARIO E LE SUE CONSEGUENZE. UNA REVISIONE DI LETTERATURA

BONAFIN, ALBERTA
2024/2025

Abstract

Problema: Il benessere del personale sanitario e in particolare degli infermieri è in pericolo a causa di una grave carenza di personale, dall’aumento di complessità assistenziali e da ritmi di lavoro estenuanti. La principale minaccia al benessere è il burnout, definito dall’ICD-11 come una sindrome derivante da stress cronico mal gestito sul luogo di lavoro, esso si manifesta attraverso la triade di esaurimento emotivo, depersonalizzazione e ridotta realizzazione personale. La letteratura evidenzia come lo stress protratto inneschi alterazioni neurobiologiche che compromettono la funzionalità della corteccia prefrontale, deteriorando funzioni cognitive essenziali quali memoria e attenzione, con un impatto diretto sulla sicurezza del paziente e sulla qualità delle cure. La situazione è ancora più aggravata con la pandemia da COVID-19, peggiorando la situazione già fragile dei sistemi sanitari. Obiettivi: L’elaborato mira ad analizzare il burnout come fenomeno collettivo e occupazionale, distinguendolo da altri disturbi come la depressione o la compassion fatigue. Gli obiettivi specifici includono la valutazione della prevalenza della sindrome nei diversi contesti clinici, l'identificazione dei fattori di vulnerabilità e l'analisi delle conseguenze psicopatologiche a lungo termine. Materiali e Metodi: È stata condotta una revisione sistematica della letteratura scientifica nel periodo compreso tra giugno 2025 e marzo 2026. La ricerca è stata eseguita consultando banche dati accreditate, tra cui PubMed e Google Scholar, selezionando studi osservazionali, metanalisi e revisioni sistematiche ad alto impact factor pubblicate tra il 2004 e il 2025; su 927 risultati iniziali, 42 articoli sono stati selezionati per la realizzazione dell’elaborato finale in base alla loro pertinenza scientifica. Risultati: Dall'analisi bibliografica emerge una distribuzione eterogenea della sintomatologia: nei reparti intensivi si osserva una prevalenza di depersonalizzazione, spesso adottata come meccanismo di difesa (coping) per distanziarsi dal dolore, mentre nei reparti non intensivi predomina l'esaurimento emotivo legato alla cronicità della cura. L'impatto della pandemia COVID-19 è stato identificato come un fattore scatenante critico: la paura del contagio e l’isolamento sociale hanno fatto aumentare l'incidenza di stress traumatico secondario e ideazione suicidaria tra il personale in prima linea. Si evidenzia una correlazione importante tra burnout e atti di suicidio. Sono stati inoltre isolati specifici fattori di rischio (giovane età, genere femminile e subita violenza sul posto di lavoro) contrapposti a fattori protettivi determinanti quali la resilienza individuale, il supporto sociale ed un adeguato riposo.
2024
The Well-being Crisis Among Healthcare Professionals and Its Consequences: A Literature Review
Burnout
Stress
Nurse
COVID-19
Suicide
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.12608/108363