In una società come quella attuale, in cui il sistema sensoriale privilegiato è la vista, il corpo riveste un ruolo di grande rilievo. Infatti, viene costantemente monitorato, sia online che offline, nel tentativo di farlo aderire ai modelli corporei sociali presentati come ideali. Questi sono irrealistici ed esaltano, in particolare, la magrezza estrema; grazie alla legittimazione fornita dalla diet culture e dai media, vengono, però, proposti come la norma desiderabile e socialmente accettata. Le persone che ne sono esposte tendono a interiorizzarli progressivamente, arrivando a considerarli obiettivi da perseguire, nonché metri di giudizio per valutare sé stessi e gli altri. In questo processo, il confronto sociale e gli stili comunicativi svalutanti di quanto non coincide con il perseguimento della magrezza possono avere conseguenze negative sulla percezione di sé e sull'autostima, contribuire alla determinazione dell’insoddisfazione corporea e all’insorgenza dei disturbi del comportamento alimentare. Nel quadro delineato, il cibo cessa di essere esclusivamente un bisogno primario e diventa un oggetto di sorveglianza e autodisciplina che può contribuire allo sviluppo di una relazione disfunzionale con sé stessi e con il proprio corpo. La sua assunzione viene controllata, e non solo dal singolo: le subculture digitali pro-ana, che celebrano e favoriscono l’attuazione di comportamenti alimentari dannosi considerandoli manifestazioni di forza e identità, hanno un ruolo in ciò. Il corpo passa, dunque, dall’essere unicamente il supporto biologico alla vita al venire valutato, al veicolare informazioni sul valore personale di chi lo abita e al rappresentare una possibile fonte di disagio, terreno di lotta con sé stessi ed espressione dell’interiorizzazione dei modelli socialmente valorizzati. Alla luce di ciò, questo studio si propone di cogliere la correlazione tra l'esposizione alle diverse narrazioni corporee e agli ideali di bellezza, l'insoddisfazione corporea e lo sviluppo di pratiche alimentari disfunzionali. Viene rivolta un'attenzione particolare alle comunità pro-DCA attraverso l'osservazione delle interazioni, degli stili comunicativi e delle norme condivise all’interno di una di esse. L'obiettivo ultimo che ha guidato l'analisi è la volontà di comprendere i meccanismi attraverso cui le persone costruiscono rappresentazioni di sé e del cibo e di avere più informazioni sia per sviluppare programmi di prevenzione dei DCA efficaci, sia per contrastare la costruzione di immagini negative di sé.
La costruzione sociale del corpo: un’indagine sulle influenze sui comportamenti alimentari
BARCARO, MADDALENA
2025/2026
Abstract
In una società come quella attuale, in cui il sistema sensoriale privilegiato è la vista, il corpo riveste un ruolo di grande rilievo. Infatti, viene costantemente monitorato, sia online che offline, nel tentativo di farlo aderire ai modelli corporei sociali presentati come ideali. Questi sono irrealistici ed esaltano, in particolare, la magrezza estrema; grazie alla legittimazione fornita dalla diet culture e dai media, vengono, però, proposti come la norma desiderabile e socialmente accettata. Le persone che ne sono esposte tendono a interiorizzarli progressivamente, arrivando a considerarli obiettivi da perseguire, nonché metri di giudizio per valutare sé stessi e gli altri. In questo processo, il confronto sociale e gli stili comunicativi svalutanti di quanto non coincide con il perseguimento della magrezza possono avere conseguenze negative sulla percezione di sé e sull'autostima, contribuire alla determinazione dell’insoddisfazione corporea e all’insorgenza dei disturbi del comportamento alimentare. Nel quadro delineato, il cibo cessa di essere esclusivamente un bisogno primario e diventa un oggetto di sorveglianza e autodisciplina che può contribuire allo sviluppo di una relazione disfunzionale con sé stessi e con il proprio corpo. La sua assunzione viene controllata, e non solo dal singolo: le subculture digitali pro-ana, che celebrano e favoriscono l’attuazione di comportamenti alimentari dannosi considerandoli manifestazioni di forza e identità, hanno un ruolo in ciò. Il corpo passa, dunque, dall’essere unicamente il supporto biologico alla vita al venire valutato, al veicolare informazioni sul valore personale di chi lo abita e al rappresentare una possibile fonte di disagio, terreno di lotta con sé stessi ed espressione dell’interiorizzazione dei modelli socialmente valorizzati. Alla luce di ciò, questo studio si propone di cogliere la correlazione tra l'esposizione alle diverse narrazioni corporee e agli ideali di bellezza, l'insoddisfazione corporea e lo sviluppo di pratiche alimentari disfunzionali. Viene rivolta un'attenzione particolare alle comunità pro-DCA attraverso l'osservazione delle interazioni, degli stili comunicativi e delle norme condivise all’interno di una di esse. L'obiettivo ultimo che ha guidato l'analisi è la volontà di comprendere i meccanismi attraverso cui le persone costruiscono rappresentazioni di sé e del cibo e di avere più informazioni sia per sviluppare programmi di prevenzione dei DCA efficaci, sia per contrastare la costruzione di immagini negative di sé.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/108629