This thesis analyzes the city of Ceuta, a Spanish enclave bordering Morocco, as a paradigm of the contemporary border city through a decolonial perspective. The research investigates the materiality of the border in relation to the lived experience of subjects in transit, conceptualizing it not merely as a physical barrier, but as a technological and bureaucratic apparatus. Furthermore, it explores the role of humanitarianism and humanitarian reason, highlighting their intrinsic links to the logics of institutional control. Through participant observation, the urban space is examined as a site of daily negotiation. Although fragmented by security apparatuses, this space is simultaneously re-signified by migrants who, through daily interactions, emerge as active subjects in building relational networks and claiming forms of social recognition within a framework of marginalization and precarity. The thesis contends that Ceuta is a place where the rigidity of infrastructure clashes with the fluidity of human relations, generating new forms of resistance and recognition.

L’elaborato analizza la città di Ceuta, enclave spagnola a confine con il Marocco, come paradigma della città-frontiera contemporanea, attraverso una prospettiva decoloniale. La ricerca indaga la materialità del confine, in relazione all’esperienza vissuta dai soggetti in transito, intesa non solo come barriera fisica, ma come apparato tecnologico e burocratico. Viene inoltre approfondito il ruolo dell’umanitarismo e della ragione umanitaria e il loro legame intrinseco con le logiche di controllo istituzionale. In seguito, tramite la metodologia dell’osservazione partecipante, si esamina lo spazio urbano come luogo di quotidiana negoziazione, il quale, seppur frammentato dai dispositivi di sicurezza, viene simultaneamente risignificato dai migranti, che grazie ai contesti di interazione, si dimostrano soggetti attivi nella costruzione di reti di relazione e nella rivendicazione di forme di riconoscimento sociale, in un quadro caratterizzato da marginalizzazione e precarietà. La tesi si propone dunque di restituire un’immagine di Ceuta come luogo in cui la rigidità delle infrastrutture si scontra con la fluidità delle relazioni umane, generando nuove forme di resistenza e riconoscimento sociale.

"Confini materiali, politiche di controllo e spazi vissuti. Il caso di Ceuta come città-frontiera."

TOSO, FRANCESCA
2025/2026

Abstract

This thesis analyzes the city of Ceuta, a Spanish enclave bordering Morocco, as a paradigm of the contemporary border city through a decolonial perspective. The research investigates the materiality of the border in relation to the lived experience of subjects in transit, conceptualizing it not merely as a physical barrier, but as a technological and bureaucratic apparatus. Furthermore, it explores the role of humanitarianism and humanitarian reason, highlighting their intrinsic links to the logics of institutional control. Through participant observation, the urban space is examined as a site of daily negotiation. Although fragmented by security apparatuses, this space is simultaneously re-signified by migrants who, through daily interactions, emerge as active subjects in building relational networks and claiming forms of social recognition within a framework of marginalization and precarity. The thesis contends that Ceuta is a place where the rigidity of infrastructure clashes with the fluidity of human relations, generating new forms of resistance and recognition.
2025
"Material borders, control policies, and lived spaces. The case of Ceuta as a border city."
L’elaborato analizza la città di Ceuta, enclave spagnola a confine con il Marocco, come paradigma della città-frontiera contemporanea, attraverso una prospettiva decoloniale. La ricerca indaga la materialità del confine, in relazione all’esperienza vissuta dai soggetti in transito, intesa non solo come barriera fisica, ma come apparato tecnologico e burocratico. Viene inoltre approfondito il ruolo dell’umanitarismo e della ragione umanitaria e il loro legame intrinseco con le logiche di controllo istituzionale. In seguito, tramite la metodologia dell’osservazione partecipante, si esamina lo spazio urbano come luogo di quotidiana negoziazione, il quale, seppur frammentato dai dispositivi di sicurezza, viene simultaneamente risignificato dai migranti, che grazie ai contesti di interazione, si dimostrano soggetti attivi nella costruzione di reti di relazione e nella rivendicazione di forme di riconoscimento sociale, in un quadro caratterizzato da marginalizzazione e precarietà. La tesi si propone dunque di restituire un’immagine di Ceuta come luogo in cui la rigidità delle infrastrutture si scontra con la fluidità delle relazioni umane, generando nuove forme di resistenza e riconoscimento sociale.
Ceuta
Migrazioni
Spazio urbano
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.12608/108636