Più che dal timore per l'instabilità politica, le riflessioni di Santi Romano scaturiscono dalla necessità di affrontare una frattura epistemologica: quella tra la realtà dei fatti sociali e la modernità giuridica. Partendo da questo presupposto, il presente lavoro intende analizzare come il giurista siciliano abbia rielaborato i problemi della teoria moderna del diritto pubblico attraverso l’istituzionalismo giuridico. La mia analisi assume i Frammenti di un dizionario giuridico come opera trasversale alle altre, in quanto la struttura lessicografica dell'opera consente di isolare alcuni dei concetti fondamentali della sua dottrina, e di raccordarli ai problemi affrontati dal giurista. Il primo capitolo inserisce Romano nel vivo della crisi del sapere giuridico liberale di inizio Novecento, e indaga i suoi problemi fondamentali attraverso tre nodi teorici: il primo riguarda il ruolo della figura del giurista, custode di un sapere tecnico che scopre la vitalità del diritto; il secondo riguarda la maniera in cui Romano ha inteso il rapporto tra diritto pubblico ed il diritto costituzionale; infine il terzo nodo argomenta il "dilemma di Santi Romano" elaborato da Mariano Croce, che funge da chiave ermeneutica dell'intera tesi: la tensione irrisolta tra il riconoscimento del pluralismo degli ordinamenti e la persistente centralità dello Stato come istituzione sovrana. Il secondo capitolo si sviluppa intorno alle opere Sulle prime carte costituzionali (1907), L'instaurazione di fatto di un ordinamento (1901) e Lo Stato moderno e la sua crisi (1909). Sul terreno del diritto costituzionale, Romano ha decostruito il fondamento volontaristico della sovranità, smontando l'imperativismo personalistico e la sua raffigurazione triangolare del potere, senza però abbandonare il diritto pubblico. Si discuterà l’ipotesi di un "salto mortale" nel pensiero del giurista, che rivela insieme l'ambizione e il limite del suo pensiero. Il giurista salva lo Stato dalla crisi, ma non riesce a pensare un ordine politico che non passi ancora attraverso la logica del dispositivo moderno della sovranità. Il terzo capitolo si struttura quasi interamente su L'ordinamento giuridico (1946), integrato dai Frammenti. Attraverso l'equazione tra l’istituzione e l’ordinamento, il brocardo ubi societas ibi ius e ubi ius ibi societas, e il concetto di rilevanza giuridica, Romano ha concepito lo Stato come una specie del genere diritto: l’ordinamento non è un insieme di norme, ma è immediatamente organizzazione del sociale, e precede logicamente qualsiasi legge. Il quarto capitolo mette alla prova l'istituzionalismo sul terreno del diritto internazionale e ne esamina i limiti attraverso le critiche di Giovanni Tarello e Sabino Cassese. La mia analisi conclusiva propone di leggere Romano come un pensatore che ha posto le domande giuste sul diritto pubblico moderno, ma non riuscendo a sfuggire alla logica della sovranità moderna. Tuttavia, la teoria che il diritto possa essere sganciato dalla struttura dello Stato rimane di straordinaria attualità. In ultima analisi, la mia ricerca suggerisce che l’istituzionalismo di Romano non sia destinato al solo studio manualistico, ma possa venirci in aiuto per interpretare la complessa relazione tra diritto e vita sociale.

Ripensare il diritto pubblico. Santi Romano tra la teoria dell'istituzione e lo Stato

CUCCHIARA, FLAVIO
2025/2026

Abstract

Più che dal timore per l'instabilità politica, le riflessioni di Santi Romano scaturiscono dalla necessità di affrontare una frattura epistemologica: quella tra la realtà dei fatti sociali e la modernità giuridica. Partendo da questo presupposto, il presente lavoro intende analizzare come il giurista siciliano abbia rielaborato i problemi della teoria moderna del diritto pubblico attraverso l’istituzionalismo giuridico. La mia analisi assume i Frammenti di un dizionario giuridico come opera trasversale alle altre, in quanto la struttura lessicografica dell'opera consente di isolare alcuni dei concetti fondamentali della sua dottrina, e di raccordarli ai problemi affrontati dal giurista. Il primo capitolo inserisce Romano nel vivo della crisi del sapere giuridico liberale di inizio Novecento, e indaga i suoi problemi fondamentali attraverso tre nodi teorici: il primo riguarda il ruolo della figura del giurista, custode di un sapere tecnico che scopre la vitalità del diritto; il secondo riguarda la maniera in cui Romano ha inteso il rapporto tra diritto pubblico ed il diritto costituzionale; infine il terzo nodo argomenta il "dilemma di Santi Romano" elaborato da Mariano Croce, che funge da chiave ermeneutica dell'intera tesi: la tensione irrisolta tra il riconoscimento del pluralismo degli ordinamenti e la persistente centralità dello Stato come istituzione sovrana. Il secondo capitolo si sviluppa intorno alle opere Sulle prime carte costituzionali (1907), L'instaurazione di fatto di un ordinamento (1901) e Lo Stato moderno e la sua crisi (1909). Sul terreno del diritto costituzionale, Romano ha decostruito il fondamento volontaristico della sovranità, smontando l'imperativismo personalistico e la sua raffigurazione triangolare del potere, senza però abbandonare il diritto pubblico. Si discuterà l’ipotesi di un "salto mortale" nel pensiero del giurista, che rivela insieme l'ambizione e il limite del suo pensiero. Il giurista salva lo Stato dalla crisi, ma non riesce a pensare un ordine politico che non passi ancora attraverso la logica del dispositivo moderno della sovranità. Il terzo capitolo si struttura quasi interamente su L'ordinamento giuridico (1946), integrato dai Frammenti. Attraverso l'equazione tra l’istituzione e l’ordinamento, il brocardo ubi societas ibi ius e ubi ius ibi societas, e il concetto di rilevanza giuridica, Romano ha concepito lo Stato come una specie del genere diritto: l’ordinamento non è un insieme di norme, ma è immediatamente organizzazione del sociale, e precede logicamente qualsiasi legge. Il quarto capitolo mette alla prova l'istituzionalismo sul terreno del diritto internazionale e ne esamina i limiti attraverso le critiche di Giovanni Tarello e Sabino Cassese. La mia analisi conclusiva propone di leggere Romano come un pensatore che ha posto le domande giuste sul diritto pubblico moderno, ma non riuscendo a sfuggire alla logica della sovranità moderna. Tuttavia, la teoria che il diritto possa essere sganciato dalla struttura dello Stato rimane di straordinaria attualità. In ultima analisi, la mia ricerca suggerisce che l’istituzionalismo di Romano non sia destinato al solo studio manualistico, ma possa venirci in aiuto per interpretare la complessa relazione tra diritto e vita sociale.
2025
Rethinking public law. Santi Romano between Institutional theory and State
Santi Romano
Ordinamento
istituzionalismo
legal order
diritto pubblico
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.12608/108701