Il presente lavoro di tesi si propone di analizzare il fenomeno della spoliticizzazione nelle democrazie contemporanee, tracciando un percorso teorico che muove dalla disamina dello svuotamento delle istituzioni rappresentative fino alla delineazione di una ripoliticizzazione possibile. Nella prima parte, l'indagine si concentra sul carattere spoliticizzante che qualifica l'assetto democratico attuale. Attraverso la diagnosi della postdemocrazia formulata da Colin Crouch e l'analisi delle derive consensuali connesse alla contro-democrazia di Pierre Rosanvallon, viene messo a nudo il funzionamento della governance tecnocratica e manageriale. Questi dispositivi di gestione amministrativa operano una sistematica neutralizzazione del disaccordo, riducendo lo spazio pubblico a una mera negoziazione di interessi particolari e limitando la partecipazione a una forma di protesta sterile e impotente. Il lavoro esplora come questo vuoto di potere effettivo sia stato progressivamente occupato da tendenze oligarchiche e autoritarie tardocapitaliste che, muovendosi dall'interno delle stesse cornici formali dello Stato di diritto, blindano le gerarchie esistenti e scongiurano l'irruzione del conflitto. L'ultima sezione della tesi delinea la necessità di una controtendenza fondata sull'ontologia politica di Jacques Rancière. Rigettando la stabilità dell'ordine poliziesco, la ricerca individua nella rottura radicale l'unico evento capace di riaprire lo spazio del politico. Mediante l'esame di movimenti conflittuali ed extraparlamentari quali Black Lives Matter e Ni Una Menos viene dimostrato come l'apparizione e la persistenza dei corpi nello spazio pubblico costituiscano l'atto performativo della messa in scena del "torto". È in questa frattura liminale che i soggetti governati operano una reale disidentificazione dai ruoli imposti, forzando il "conto delle parti" per scardinare la silenziosa efficienza del consenso e riaffermare l'inesauribile e universale presupposto dell'uguaglianza.
Dalla postdemocrazia all'irruzione radicale: la spoliticizzazione nelle democrazie contemporanee e la scommessa dei contropoteri.
LUCINI, DIEGO
2025/2026
Abstract
Il presente lavoro di tesi si propone di analizzare il fenomeno della spoliticizzazione nelle democrazie contemporanee, tracciando un percorso teorico che muove dalla disamina dello svuotamento delle istituzioni rappresentative fino alla delineazione di una ripoliticizzazione possibile. Nella prima parte, l'indagine si concentra sul carattere spoliticizzante che qualifica l'assetto democratico attuale. Attraverso la diagnosi della postdemocrazia formulata da Colin Crouch e l'analisi delle derive consensuali connesse alla contro-democrazia di Pierre Rosanvallon, viene messo a nudo il funzionamento della governance tecnocratica e manageriale. Questi dispositivi di gestione amministrativa operano una sistematica neutralizzazione del disaccordo, riducendo lo spazio pubblico a una mera negoziazione di interessi particolari e limitando la partecipazione a una forma di protesta sterile e impotente. Il lavoro esplora come questo vuoto di potere effettivo sia stato progressivamente occupato da tendenze oligarchiche e autoritarie tardocapitaliste che, muovendosi dall'interno delle stesse cornici formali dello Stato di diritto, blindano le gerarchie esistenti e scongiurano l'irruzione del conflitto. L'ultima sezione della tesi delinea la necessità di una controtendenza fondata sull'ontologia politica di Jacques Rancière. Rigettando la stabilità dell'ordine poliziesco, la ricerca individua nella rottura radicale l'unico evento capace di riaprire lo spazio del politico. Mediante l'esame di movimenti conflittuali ed extraparlamentari quali Black Lives Matter e Ni Una Menos viene dimostrato come l'apparizione e la persistenza dei corpi nello spazio pubblico costituiscano l'atto performativo della messa in scena del "torto". È in questa frattura liminale che i soggetti governati operano una reale disidentificazione dai ruoli imposti, forzando il "conto delle parti" per scardinare la silenziosa efficienza del consenso e riaffermare l'inesauribile e universale presupposto dell'uguaglianza.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/108703