Il presente lavoro di tesi si propone di analizzare l’evoluzione storica e le caratteristiche della Rotta Balcanica, valutandone le possibili riconfigurazioni alla luce degli attuali equilibri internazionali. Nonostante le politiche di chiusura dei confini, tale direttrice, continua a configurarsi come uno spazio critico di transito, profondamente influenzato dalle tensioni geopolitiche e dai mutamenti sociali nei contesti di partenza. La motivazione della ricerca risiede nella necessità di smentire la concezione diffusa di una rotta ormai inattiva, evidenziando come i recenti sviluppi bellici in Medio Oriente ne stiano ridefinendo la centralità strategica e umanitaria. L’indagine si articola in tre nuclei principali. Nella prima parte, si ricostruisce la genealogia della rotta, esaminando le modalità di attraversamento dei confini, il ruolo dei network di smuggling e l’impatto dell’accordo UE-Turchia del 2016. Viene dedicata particolare attenzione alla dimensione della violenza sistemica esercitata lungo le frontiere, che ha trasformato e rallentato, ma non arrestato i flussi. La seconda sezione approfondisce i contesti di partenza: Afghanistan, Pakistan, Bangladesh e Siria, indagando il nesso tra instabilità politica, crisi dei diritti sociali e spinta alla mobilità. L'analisi teorica è supportata e arricchita da una serie di testimonianze dirette, raccolte presso il centro diurno di Trieste, le cui narrazioni offrono un riscontro empirico fondamentale per corroborare i dati della ricerca. Nella terza parte, fulcro della trattazione, vengono elaborati i possibili scenari di riapertura dei flussi, in relazione ai cambiamenti del quadro geopolitico. Attraverso un approccio multidimensionale, il lavoro indaga il nesso causale tra l’intensificarsi della crisi in Medio Oriente e la possibile riapertura dei transiti balcanici. La ricerca intende rispondere a un interrogativo cruciale: quali scenari attendono l'Europa e i Balcani nel caso in cui il conflitto iraniano si protragga? Vengono ipotizzati due quadri contrapposti: da un lato, il persistere delle ostilità come scintilla per una nuova emergenza umanitaria caratterizzata da ingenti flussi di rifugiati verso l'Europa; dall’altro, l’analisi di come un eventuale (seppur complesso) accordo di stabilità nell'area potrebbe mutare (o lasciare invariate) le condizioni di vita delle popolazioni in quest'area, rallentando o stabilizzando la pressione migratoria. In conclusione, il presente lavoro intende offrire una chiave di lettura “inedita”, utile a interpretare le ripercussioni della crisi mediorientale sulla stabilità dei confini europei e gli ipotetici effetti di una nuova crisi migratoria.
La Rotta Balcanica: traiettorie di mobilità, soggettività dei migranti e nuove geografie del conflitto. Un'analisi dell'impatto della guerra in Medio Oriente sulle prospettive di riapertura dei flussi verso l'Europa.
CAMPANILE, SVEVA
2025/2026
Abstract
Il presente lavoro di tesi si propone di analizzare l’evoluzione storica e le caratteristiche della Rotta Balcanica, valutandone le possibili riconfigurazioni alla luce degli attuali equilibri internazionali. Nonostante le politiche di chiusura dei confini, tale direttrice, continua a configurarsi come uno spazio critico di transito, profondamente influenzato dalle tensioni geopolitiche e dai mutamenti sociali nei contesti di partenza. La motivazione della ricerca risiede nella necessità di smentire la concezione diffusa di una rotta ormai inattiva, evidenziando come i recenti sviluppi bellici in Medio Oriente ne stiano ridefinendo la centralità strategica e umanitaria. L’indagine si articola in tre nuclei principali. Nella prima parte, si ricostruisce la genealogia della rotta, esaminando le modalità di attraversamento dei confini, il ruolo dei network di smuggling e l’impatto dell’accordo UE-Turchia del 2016. Viene dedicata particolare attenzione alla dimensione della violenza sistemica esercitata lungo le frontiere, che ha trasformato e rallentato, ma non arrestato i flussi. La seconda sezione approfondisce i contesti di partenza: Afghanistan, Pakistan, Bangladesh e Siria, indagando il nesso tra instabilità politica, crisi dei diritti sociali e spinta alla mobilità. L'analisi teorica è supportata e arricchita da una serie di testimonianze dirette, raccolte presso il centro diurno di Trieste, le cui narrazioni offrono un riscontro empirico fondamentale per corroborare i dati della ricerca. Nella terza parte, fulcro della trattazione, vengono elaborati i possibili scenari di riapertura dei flussi, in relazione ai cambiamenti del quadro geopolitico. Attraverso un approccio multidimensionale, il lavoro indaga il nesso causale tra l’intensificarsi della crisi in Medio Oriente e la possibile riapertura dei transiti balcanici. La ricerca intende rispondere a un interrogativo cruciale: quali scenari attendono l'Europa e i Balcani nel caso in cui il conflitto iraniano si protragga? Vengono ipotizzati due quadri contrapposti: da un lato, il persistere delle ostilità come scintilla per una nuova emergenza umanitaria caratterizzata da ingenti flussi di rifugiati verso l'Europa; dall’altro, l’analisi di come un eventuale (seppur complesso) accordo di stabilità nell'area potrebbe mutare (o lasciare invariate) le condizioni di vita delle popolazioni in quest'area, rallentando o stabilizzando la pressione migratoria. In conclusione, il presente lavoro intende offrire una chiave di lettura “inedita”, utile a interpretare le ripercussioni della crisi mediorientale sulla stabilità dei confini europei e gli ipotetici effetti di una nuova crisi migratoria.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/108708