Questo lavoro analizza il ruolo del femminismo italiano e, in particolare, dei gruppi di self-help e autocoscienza nella trasformazione dell’interruzione volontaria di gravidanza da esperienza privata e clandestina a questione politica centrale nel dibattito pubblico degli anni Settanta. Collocata all’incrocio tra storia sociale, dei movimenti e di genere, la ricerca ricostruisce il contesto dell’Italia post-1968, segnato da profondi mutamenti culturali, crisi delle istituzioni tradizionali ed emersione di nuovi soggetti politici, tra cui un movimento femminista capace di ridefinire linguaggi e pratiche della politica. Al centro dell’analisi vi è la messa in discussione del rapporto tra donne e corpo, attraverso pratiche come l’autocoscienza, l’autoesame e l’autogestione della salute, sviluppate nei collettivi femministi e nei consultori autogestiti. Tali esperienze non si limitarono a fornire supporto, ma produssero saperi alternativi, sfidando il monopolio medico e istituzionale e promuovendo una nuova soggettività fondata sulla riappropriazione del corpo. In questo quadro, l’aborto emerge come terreno di conflitto politico e simbolico, in cui si intrecciano istanze di autodeterminazione, salute e giustizia sociale. La ricerca ricostruisce le mobilitazioni, le pratiche di disobbedienza e il ruolo dei gruppi femministi nel rendere visibile la realtà della clandestinità, contribuendo alla sua politicizzazione. L’approvazione della legge 194 del 1978 viene infine interpretata non come esito lineare di progresso, ma come compromesso tra visioni divergenti: da un lato il riconoscimento di un diritto fondamentale, dall’altro la persistenza di dispositivi di controllo e mediazione istituzionale. La legge appare così come una conquista ambivalente, che segna una svolta storica ma non realizza pienamente il progetto femminista di autodeterminazione. Nel complesso, il lavoro mostra come la conquista di diritti non possa essere separata dalle pratiche, dai conflitti e dalle trasformazioni culturali che la rendono possibile, evidenziando la perdurante attualità delle tensioni tra libertà individuale, potere istituzionale e controllo del corpo.
Donne, corpo e autodeterminazione: i gruppi di self-help e il femminismo italiano nella lotta per il diritto all’aborto (1968-1978)
BOLLANTE, SILVIA
2025/2026
Abstract
Questo lavoro analizza il ruolo del femminismo italiano e, in particolare, dei gruppi di self-help e autocoscienza nella trasformazione dell’interruzione volontaria di gravidanza da esperienza privata e clandestina a questione politica centrale nel dibattito pubblico degli anni Settanta. Collocata all’incrocio tra storia sociale, dei movimenti e di genere, la ricerca ricostruisce il contesto dell’Italia post-1968, segnato da profondi mutamenti culturali, crisi delle istituzioni tradizionali ed emersione di nuovi soggetti politici, tra cui un movimento femminista capace di ridefinire linguaggi e pratiche della politica. Al centro dell’analisi vi è la messa in discussione del rapporto tra donne e corpo, attraverso pratiche come l’autocoscienza, l’autoesame e l’autogestione della salute, sviluppate nei collettivi femministi e nei consultori autogestiti. Tali esperienze non si limitarono a fornire supporto, ma produssero saperi alternativi, sfidando il monopolio medico e istituzionale e promuovendo una nuova soggettività fondata sulla riappropriazione del corpo. In questo quadro, l’aborto emerge come terreno di conflitto politico e simbolico, in cui si intrecciano istanze di autodeterminazione, salute e giustizia sociale. La ricerca ricostruisce le mobilitazioni, le pratiche di disobbedienza e il ruolo dei gruppi femministi nel rendere visibile la realtà della clandestinità, contribuendo alla sua politicizzazione. L’approvazione della legge 194 del 1978 viene infine interpretata non come esito lineare di progresso, ma come compromesso tra visioni divergenti: da un lato il riconoscimento di un diritto fondamentale, dall’altro la persistenza di dispositivi di controllo e mediazione istituzionale. La legge appare così come una conquista ambivalente, che segna una svolta storica ma non realizza pienamente il progetto femminista di autodeterminazione. Nel complesso, il lavoro mostra come la conquista di diritti non possa essere separata dalle pratiche, dai conflitti e dalle trasformazioni culturali che la rendono possibile, evidenziando la perdurante attualità delle tensioni tra libertà individuale, potere istituzionale e controllo del corpo.| File | Dimensione | Formato | |
|---|---|---|---|
|
Bollante_Silvia.pdf
accesso aperto
Dimensione
1.39 MB
Formato
Adobe PDF
|
1.39 MB | Adobe PDF | Visualizza/Apri |
The text of this website © Università degli studi di Padova. Full Text are published under a non-exclusive license. Metadata are under a CC0 License
https://hdl.handle.net/20.500.12608/108778