A quasi dieci anni dalla pubblicazione del volume Veneto 2000: il Cinema (Marsilio, 2018) a cura di Antonio Costa, Giulia Lavarone e Farah Polato, la tesi torna ad affacciarsi sul panorama del cinema Veneto del XXI secolo. In particolare, nell’indagare le rappresentazioni del territorio, si confronta con quell’orizzonte delineato, nel 2018, nel saggio di Denis Lotti Il Nordestern e il nuovo millennio, contenuto nella collettanea sopra citata. L'obiettivo è verificare se il paesaggio pessimistico, se non pregiudiziale — dominato da razzismo, imprenditorialità rapace e mitologia degli schèi —, rinvenuto da Lotti, continui a caratterizzare il cinema veneto successivo o se siano emerse nuove possibilità narrative. L’elaborato procede su due principali assi. Da un lato, mettendo in dialogo il contributo di Lotti con i panorami emersi in altri saggi del volume, dall’altro, estendendo, per l’appunto, lo sguardo alla produzione successiva. Il primo capitolo ricostruisce dunque il paradigma del Nordestern, affiancando alla narrazione “catastrofica” visioni coeve, ma alternative, che restituiscono la complessità del territorio. I capitoli centrali approfondiscono le opere più recenti di Alessandro Rossetto e Andrea Segre, mentre l’ultimo include due film significativi realizzati da registi il cui sguardo appare meno marcatamente centrato sulla regione dei registi precedenti: Atlantide di Yuri Ancarani (2021) e Le città di pianura di Francesco Sossai (2025).
Veneto 2026: il Cinema, tra persistenze e nuovi scenari
TOPPAN, CHRISTIAN
2025/2026
Abstract
A quasi dieci anni dalla pubblicazione del volume Veneto 2000: il Cinema (Marsilio, 2018) a cura di Antonio Costa, Giulia Lavarone e Farah Polato, la tesi torna ad affacciarsi sul panorama del cinema Veneto del XXI secolo. In particolare, nell’indagare le rappresentazioni del territorio, si confronta con quell’orizzonte delineato, nel 2018, nel saggio di Denis Lotti Il Nordestern e il nuovo millennio, contenuto nella collettanea sopra citata. L'obiettivo è verificare se il paesaggio pessimistico, se non pregiudiziale — dominato da razzismo, imprenditorialità rapace e mitologia degli schèi —, rinvenuto da Lotti, continui a caratterizzare il cinema veneto successivo o se siano emerse nuove possibilità narrative. L’elaborato procede su due principali assi. Da un lato, mettendo in dialogo il contributo di Lotti con i panorami emersi in altri saggi del volume, dall’altro, estendendo, per l’appunto, lo sguardo alla produzione successiva. Il primo capitolo ricostruisce dunque il paradigma del Nordestern, affiancando alla narrazione “catastrofica” visioni coeve, ma alternative, che restituiscono la complessità del territorio. I capitoli centrali approfondiscono le opere più recenti di Alessandro Rossetto e Andrea Segre, mentre l’ultimo include due film significativi realizzati da registi il cui sguardo appare meno marcatamente centrato sulla regione dei registi precedenti: Atlantide di Yuri Ancarani (2021) e Le città di pianura di Francesco Sossai (2025).| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/108858