Background. Il disturbo depressivo maggiore (DDM) rappresenta una delle principali cause di disabilità a livello globale, con una prevalenza stimata superiore al 5% della popolazione adulta e un impatto rilevante sulla qualità di vita, sul funzionamento sociale e sul rischio suicidario. Nonostante la disponibilità di trattamenti farmacologici e psicoterapici validati, una quota consistente di pazienti non raggiunge la remissione dopo uno o più tentativi terapeutici adeguati, configurando il quadro clinico della depressione resistente al trattamento (DRT). Scopo. Analizzare criticamente le basi diagnostiche e definitorie della DRT, di identificare le principali fonti di pseudo-resistenza legate a errori classificatori, e di esaminare il razionale, le evidenze cliniche e le prospettive future delle terapie innovative per la DRT, con particolare attenzione alla psilocibina. Materiali e metodi. È stata condotta una review narrativa della letteratura scientifica indicizzata su PubMed, senza restrizioni di anno di pubblicazione, con priorità agli studi clinici randomizzati, alle meta-analisi e alle linee guida internazionali più recenti. Sono stati inclusi anche articoli di carattere nosografico, fenomenologico e neuroscientifico rilevanti per gli obiettivi della tesi. Risultati. Le principali definizioni di DRT disponibili (EMA/FDA, Thase e Rush, Maudsley, GSRD, DM-TRD) differiscono su criteri fondamentali, producendo stime di prevalenza con ampia variabilità e problemi di ricerca clinica. L’ampio numero di diagnosi differenziali e gli errori diagnostici generano forme di pseudo-resistenza. Tra i trattamenti emergenti, ketamina ed esketamina hanno mostrato efficacia rapida nella DRT, con approvazione regolatoria già ottenuta; la stimolazione magnetica transcranica ripetitiva, inclusi i nuovi protocolli accelerati, presenta un profilo di efficacia e sicurezza ben documentato. La psilocibina, attraverso l’agonismo sui recettori 5-HT2A e la modulazione della connettività del default mode network, ha mostrato risultati clinicamente rilevanti sia nel DDM che nella DRT, con benefici sulla qualità di vita superiori all’escitalopram e una durata d’effetto favorevole dopo somministrazione singola. Conclusioni. L’assenza di una definizione condivisa di DRT costituisce un ostacolo primario alla ricerca e alla pratica clinica, rendendo urgente l’adozione di criteri universali che includano la psicoterapia tra i trattamenti considerati e integrino la qualità di vita come end-point primario. Sul piano diagnostico, un’attenzione sistematica alle diagnosi differenziali, inclusa una revisione critica del ruolo del disturbo dell’adattamento nella nosografia depressiva, potrebbe ridurre significativamente i casi di pseudo-resistenza. La psilocibina rappresenta un cambio di paradigma terapeutico: non un ulteriore farmaco antidepressivo, ma un modello in cui effetto farmacologico e psicoterapeutico sono integrati per design. Le evidenze attuali sono promettenti, ma richiedono trial con protocolli più accessibili e una gestione rigorosa del problema del functional unblinding prima di poterne considerare un’adozione clinica sistematica.
Depressione Resistente al Trattamento (DRT): dai problemi diagnostici alle nuove frontiere terapeutiche e al potenziale della psilocibina
GALIMBERTI, MASSIMO
2025/2026
Abstract
Background. Il disturbo depressivo maggiore (DDM) rappresenta una delle principali cause di disabilità a livello globale, con una prevalenza stimata superiore al 5% della popolazione adulta e un impatto rilevante sulla qualità di vita, sul funzionamento sociale e sul rischio suicidario. Nonostante la disponibilità di trattamenti farmacologici e psicoterapici validati, una quota consistente di pazienti non raggiunge la remissione dopo uno o più tentativi terapeutici adeguati, configurando il quadro clinico della depressione resistente al trattamento (DRT). Scopo. Analizzare criticamente le basi diagnostiche e definitorie della DRT, di identificare le principali fonti di pseudo-resistenza legate a errori classificatori, e di esaminare il razionale, le evidenze cliniche e le prospettive future delle terapie innovative per la DRT, con particolare attenzione alla psilocibina. Materiali e metodi. È stata condotta una review narrativa della letteratura scientifica indicizzata su PubMed, senza restrizioni di anno di pubblicazione, con priorità agli studi clinici randomizzati, alle meta-analisi e alle linee guida internazionali più recenti. Sono stati inclusi anche articoli di carattere nosografico, fenomenologico e neuroscientifico rilevanti per gli obiettivi della tesi. Risultati. Le principali definizioni di DRT disponibili (EMA/FDA, Thase e Rush, Maudsley, GSRD, DM-TRD) differiscono su criteri fondamentali, producendo stime di prevalenza con ampia variabilità e problemi di ricerca clinica. L’ampio numero di diagnosi differenziali e gli errori diagnostici generano forme di pseudo-resistenza. Tra i trattamenti emergenti, ketamina ed esketamina hanno mostrato efficacia rapida nella DRT, con approvazione regolatoria già ottenuta; la stimolazione magnetica transcranica ripetitiva, inclusi i nuovi protocolli accelerati, presenta un profilo di efficacia e sicurezza ben documentato. La psilocibina, attraverso l’agonismo sui recettori 5-HT2A e la modulazione della connettività del default mode network, ha mostrato risultati clinicamente rilevanti sia nel DDM che nella DRT, con benefici sulla qualità di vita superiori all’escitalopram e una durata d’effetto favorevole dopo somministrazione singola. Conclusioni. L’assenza di una definizione condivisa di DRT costituisce un ostacolo primario alla ricerca e alla pratica clinica, rendendo urgente l’adozione di criteri universali che includano la psicoterapia tra i trattamenti considerati e integrino la qualità di vita come end-point primario. Sul piano diagnostico, un’attenzione sistematica alle diagnosi differenziali, inclusa una revisione critica del ruolo del disturbo dell’adattamento nella nosografia depressiva, potrebbe ridurre significativamente i casi di pseudo-resistenza. La psilocibina rappresenta un cambio di paradigma terapeutico: non un ulteriore farmaco antidepressivo, ma un modello in cui effetto farmacologico e psicoterapeutico sono integrati per design. Le evidenze attuali sono promettenti, ma richiedono trial con protocolli più accessibili e una gestione rigorosa del problema del functional unblinding prima di poterne considerare un’adozione clinica sistematica.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/108933