La presente tesi si propone di analizzare l’efficacia delle missioni di peacekeeping delle Nazioni Unite nella protezione dei diritti umani nei contesti di conflitto armato, soffermandosi in particolare sul divario tra mandati, risorse disponibili e attuazione operativa sul campo. La ricerca prende avvio da una domanda fondamentale in questo contesto: in quale misura le operazioni ONU riescono effettivamente a tutelare i diritti fondamentali delle popolazioni? Il primo capitolo ricostruisce l’evoluzione storica, istituzionale e giuridica del peacekeeping, dalla nascita dalle prime missioni di osservazione alle moderne operazioni multidimensionali. Viene analizzato il ruolo centrale del Consiglio di Sicurezza, il delicato equilibrio tra principio di sovranità statale e responsabilità di proteggere (R2P), nonché i principali limiti strutturali delle missioni ONU, tra cui mandati ambigui, risorse finanziarie insufficienti, lentezza nel dispiegamento, frammentazione istituzionale e l’esercizio del diritto di veto che spesso paralizza l’azione dell’ONU. Successivamente viene approfondito il nesso tra le operazioni di pace e diritti umani, analizzando l’evoluzione normativa che ha portato alla progressiva centralità della protezione dei civili (Protection of Civilians – POC) nei mandati delle missioni. Particolare attenzione è dedicata al fenomeno delle violazioni dei diritti umani connesso al peacekeeping, ai limiti dei meccanismi di accountability e alle risposte istituzionali adottate dalle Nazioni Unite. Il capitolo del caso studio applica questa cornice analitica al caso della missione UNAMIR (United Nations Assistance Mission for Rwanda) in Ruanda (1993-1996), considerato uno dei casi più emblematici di fallimento del peacekeeping contemporaneo. L’analisi si concentra sul contesto politico ed etnico precedente al genocidio, sui limiti del mandato della missione, sull’inerzia del Consiglio di Sicurezza e sull’incapacità della comunità internazionale di prevenire il genocidio del 1994 e di garantire un’effettiva protezione dei diritti umani. La tesi conclude che l’efficacia delle missioni ONU nella protezione dei diritti umani rimane condizionata da una persistente discrepanza tra obiettivi normativi e capacità operative. Pur in presenza di un quadro giuridico internazionale e di una crescente sensibilità verso la sicurezza umana, il peacekeeping rimane vincolato da limiti strutturali e politici legati alla geopolitica del Consiglio di Sicurezza, al principio di sovranità statale, alle carenze finanziarie e alla difficoltà di tradurre i principi di protezione in interventi tempestivi ed efficaci sul terreno.
La sfida della protezione dei diritti umani nelle operazioni di Peacekeeping. Il caso UNAMIR.
POSSAMAI, BEATRICE
2025/2026
Abstract
La presente tesi si propone di analizzare l’efficacia delle missioni di peacekeeping delle Nazioni Unite nella protezione dei diritti umani nei contesti di conflitto armato, soffermandosi in particolare sul divario tra mandati, risorse disponibili e attuazione operativa sul campo. La ricerca prende avvio da una domanda fondamentale in questo contesto: in quale misura le operazioni ONU riescono effettivamente a tutelare i diritti fondamentali delle popolazioni? Il primo capitolo ricostruisce l’evoluzione storica, istituzionale e giuridica del peacekeeping, dalla nascita dalle prime missioni di osservazione alle moderne operazioni multidimensionali. Viene analizzato il ruolo centrale del Consiglio di Sicurezza, il delicato equilibrio tra principio di sovranità statale e responsabilità di proteggere (R2P), nonché i principali limiti strutturali delle missioni ONU, tra cui mandati ambigui, risorse finanziarie insufficienti, lentezza nel dispiegamento, frammentazione istituzionale e l’esercizio del diritto di veto che spesso paralizza l’azione dell’ONU. Successivamente viene approfondito il nesso tra le operazioni di pace e diritti umani, analizzando l’evoluzione normativa che ha portato alla progressiva centralità della protezione dei civili (Protection of Civilians – POC) nei mandati delle missioni. Particolare attenzione è dedicata al fenomeno delle violazioni dei diritti umani connesso al peacekeeping, ai limiti dei meccanismi di accountability e alle risposte istituzionali adottate dalle Nazioni Unite. Il capitolo del caso studio applica questa cornice analitica al caso della missione UNAMIR (United Nations Assistance Mission for Rwanda) in Ruanda (1993-1996), considerato uno dei casi più emblematici di fallimento del peacekeeping contemporaneo. L’analisi si concentra sul contesto politico ed etnico precedente al genocidio, sui limiti del mandato della missione, sull’inerzia del Consiglio di Sicurezza e sull’incapacità della comunità internazionale di prevenire il genocidio del 1994 e di garantire un’effettiva protezione dei diritti umani. La tesi conclude che l’efficacia delle missioni ONU nella protezione dei diritti umani rimane condizionata da una persistente discrepanza tra obiettivi normativi e capacità operative. Pur in presenza di un quadro giuridico internazionale e di una crescente sensibilità verso la sicurezza umana, il peacekeeping rimane vincolato da limiti strutturali e politici legati alla geopolitica del Consiglio di Sicurezza, al principio di sovranità statale, alle carenze finanziarie e alla difficoltà di tradurre i principi di protezione in interventi tempestivi ed efficaci sul terreno.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/108987