L’etica della cura di Joan C. Tronto rappresenta una proposta politico-morale rivoluzionaria nel panorama sociale contemporaneo poiché mette in luce da una parte, le criticità della privatizzazione e mercificazione del lavoro di cura e dall’altra, le variabili attraverso le quali è possibile e immaginabile un cambiamento sociale di portata universale, vale a dire la vulnerabilità e dipendenza relazionale. Così, la formulazione dell’autrice offre una quadro teoretico e pratico capace di riorientare le priorità della giustizia sociale. L’obiettivo del presente elaborato è valutare il contributo concettuale di categorie quali vulnerabilità ontologica, autonomia relazionale e responsabilità contestuale per formulare un modello di giustizia sostanziale che affronti le disuguaglianze materiali legate alla cura. Per fare ciò, l’approccio adottato è di tipo interdisciplinare attraverso l’analisi degli apporti teorici, della sfera sociale-morale implicata e, infine, mediante una riflessione normativa che espone/propone indicazioni e spazi di possibilità per le politiche pubbliche sul tema di nostro interesse. I risultati evidenziano che una lettura relazionale dell’autonomia permette di conciliare particolarismo e universalismo, mentre la depoliticizzazione della cura è sostenuta da strutture economiche e culturali che riproducono disuguaglianze di genere e classe. Si conclude che collocare l’etica della cura al centro dell’azione politica favorisce pratiche di riconoscimento, redistribuzione e riorganizzazione dei tempi sociali; per tradurre questa visione in politiche efficaci è necessario un impegno continuativo sia teorico che istituzionale, cioè l'esercizio di una pratica di Co-Caring.
L'etica della cura secondo la prospettiva di Joan C. Tronto
ZENOBIO, FEDERICA
2025/2026
Abstract
L’etica della cura di Joan C. Tronto rappresenta una proposta politico-morale rivoluzionaria nel panorama sociale contemporaneo poiché mette in luce da una parte, le criticità della privatizzazione e mercificazione del lavoro di cura e dall’altra, le variabili attraverso le quali è possibile e immaginabile un cambiamento sociale di portata universale, vale a dire la vulnerabilità e dipendenza relazionale. Così, la formulazione dell’autrice offre una quadro teoretico e pratico capace di riorientare le priorità della giustizia sociale. L’obiettivo del presente elaborato è valutare il contributo concettuale di categorie quali vulnerabilità ontologica, autonomia relazionale e responsabilità contestuale per formulare un modello di giustizia sostanziale che affronti le disuguaglianze materiali legate alla cura. Per fare ciò, l’approccio adottato è di tipo interdisciplinare attraverso l’analisi degli apporti teorici, della sfera sociale-morale implicata e, infine, mediante una riflessione normativa che espone/propone indicazioni e spazi di possibilità per le politiche pubbliche sul tema di nostro interesse. I risultati evidenziano che una lettura relazionale dell’autonomia permette di conciliare particolarismo e universalismo, mentre la depoliticizzazione della cura è sostenuta da strutture economiche e culturali che riproducono disuguaglianze di genere e classe. Si conclude che collocare l’etica della cura al centro dell’azione politica favorisce pratiche di riconoscimento, redistribuzione e riorganizzazione dei tempi sociali; per tradurre questa visione in politiche efficaci è necessario un impegno continuativo sia teorico che istituzionale, cioè l'esercizio di una pratica di Co-Caring.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/109003