L’infarto miocardico acuto rappresenta al giorno d'oggi una delle principali cause di mortalità e disabilità cardiovascolare nel mondo occidentale. La gestione del paziente cardiopatico ha subito nel tempo una profonda trasformazione: da una concezione inizialmente improntata al riposo assoluto e alla limitazione di qualsiasi attività fisica, si è progressivamente giunti a un approccio moderno basato sulla mobilizzazione precoce, sull’esercizio fisico controllato e sulla prevenzione secondaria. La presente tesi nasce dall’interesse di approfondire l’evoluzione storica della riabilitazione cardiovascolare post-infarto e di valutare, attraverso uno studio sperimentale, differenti modalità di gestione dell’intensità dell’esercizio fisico durante il percorso riabilitativo. Uno degli aspetti più importanti della riabilitazione cardiologica riguarda infatti la corretta definizione dell’intensità dell’esercizio fisico. Nella pratica clinica tale intensità viene spesso modulata mediante la scala di Borg, uno strumento basato sulla percezione soggettiva dello sforzo da parte del paziente. Negli ultimi anni, tuttavia, si è sviluppato un crescente interesse verso parametri più oggettivi, tra cui il doppio prodotto, ottenuto dal prodotto tra frequenza cardiaca e pressione arteriosa sistolica. Lo scopo dello studio è stato quello di confrontare due differenti modalità di monitoraggio dell’intensità dell’esercizio durante la riabilitazione cardiovascolare post-infarto: una metodica soggettiva basata sulla scala di Borg e una metodica oggettiva fondata sul doppio prodotto. L’obiettivo principale è stato valutare le eventuali differenze nel miglioramento della capacità funzionale e della risposta cardiovascolare tra i due gruppi di pazienti, confrontando i dati ottenuti al test da sforzo iniziale e finale.
Dalla prescrizione del riposo assoluto alla riabilitazione attiva: evoluzione storica e valutazione sperimentale della riabilitazione cardiovascolare post infarto.
LIBERO, EMMA
2025/2026
Abstract
L’infarto miocardico acuto rappresenta al giorno d'oggi una delle principali cause di mortalità e disabilità cardiovascolare nel mondo occidentale. La gestione del paziente cardiopatico ha subito nel tempo una profonda trasformazione: da una concezione inizialmente improntata al riposo assoluto e alla limitazione di qualsiasi attività fisica, si è progressivamente giunti a un approccio moderno basato sulla mobilizzazione precoce, sull’esercizio fisico controllato e sulla prevenzione secondaria. La presente tesi nasce dall’interesse di approfondire l’evoluzione storica della riabilitazione cardiovascolare post-infarto e di valutare, attraverso uno studio sperimentale, differenti modalità di gestione dell’intensità dell’esercizio fisico durante il percorso riabilitativo. Uno degli aspetti più importanti della riabilitazione cardiologica riguarda infatti la corretta definizione dell’intensità dell’esercizio fisico. Nella pratica clinica tale intensità viene spesso modulata mediante la scala di Borg, uno strumento basato sulla percezione soggettiva dello sforzo da parte del paziente. Negli ultimi anni, tuttavia, si è sviluppato un crescente interesse verso parametri più oggettivi, tra cui il doppio prodotto, ottenuto dal prodotto tra frequenza cardiaca e pressione arteriosa sistolica. Lo scopo dello studio è stato quello di confrontare due differenti modalità di monitoraggio dell’intensità dell’esercizio durante la riabilitazione cardiovascolare post-infarto: una metodica soggettiva basata sulla scala di Borg e una metodica oggettiva fondata sul doppio prodotto. L’obiettivo principale è stato valutare le eventuali differenze nel miglioramento della capacità funzionale e della risposta cardiovascolare tra i due gruppi di pazienti, confrontando i dati ottenuti al test da sforzo iniziale e finale.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/109086