Background dello studio: La presa in carico delle persone con incongruenza di genere richiede un approccio clinico, psicologico e assistenziale globale e multidisciplinare. Il Centro di Riferimento Regionale per l’Incongruenza di Genere (CRRIG) dell’Azienda Ospedale-Università di Padova garantisce un iter di affermazione strutturato in conformità con le principali linee guida internazionali, finalizzato a salvaguardare la salute fisica e psicologica dell'utenza. In questo contesto, l'età evolutiva assume una rilevanza cruciale, richiedendo percorsi di inquadramento neuropsichiatrico e clinico-interdisciplinare mirati e altamente personalizzati. Scopo dello studio: Il presente lavoro si propone di fornire un’analisi descrittiva e retrospettiva della popolazione afferente al CRRIG. L'obiettivo primario è delineare il profilo clinico e sociodemografico al primo accesso dei pazienti in età evolutiva presi in carico presso l'ambulatorio di Neuropsichiatria Infantile (NPI). Secondariamente, l'indagine mira a tracciare una panoramica epidemiologica dell’intera casistica del Centro, analizzando l'età media alla prima consultazione e la distribuzione per sesso assegnato alla nascita. Materiali e metodi: Lo studio è stato condotto attingendo al database del CRRIG. La popolazione complessiva comprende N = 239 soggetti, utili a tracciare la panoramica epidemiologica generale. Un'analisi clinica e anamnestica dettagliata è stata riservata al sottocampione in età evolutiva afferente all'ambulatorio NPI (n = 108). Per questo gruppo sono state esaminate sei variabili sociodemografiche e anamnestiche (età al primo accesso, sesso assegnato alla nascita, visite specialistiche pregresse, psicoterapia, comorbidità psicopatologiche e livello di accettazione familiare) e i dati ricavati dalla somministrazione di tre questionari self-report: SCL-90-R (n = 49), UGDS-GS (n = 51) e GMSR-A (n = 30). L'analisi statistica, effettuata tramite il software Jamovi (v2.3.18.0), ha previsto un'analisi descrittiva (frequenze assolute e percentuali; stratificazione dei punteggi z in base ai cut-off clinici) e un'analisi inferenziale mediante matrici di correlazione lineare (con livello di significatività fissato a p < 0,05). Conclusioni: I risultati confermano l'allineamento della casistica del CRRIG ai principali trend internazionali e suggeriscono la coerenza del modello del minority stress nel contesto italiano. I dati delineano un profilo psicosociale interpretabile lungo tre direttrici: la consapevolezza identitaria, in cui la disforia chiaramente riconosciuta si associa a minore diffidenza interpersonale pur correlando con strategie di nascondimento dell'identità; la stigmatizzazione, in cui le esperienze di rifiuto e vittimizzazione si associano ad aspettative negative per il futuro; e la resilienza, in cui l'orgoglio identitario si conferma una risorsa protettiva associata a minori livelli di disforia. Sul piano clinico, i risultati ribadiscono la necessità di un approccio multidisciplinare che integri la valutazione diagnostica con interventi mirati al potenziamento dei fattori di resilienza e al lavoro sul contesto familiare.
Valutazione neuropsichiatrica al primo accesso presso un ambulatorio dedicato all'incongruenza di genere: studio casistico
FILIPPIN, SOFIA
2025/2026
Abstract
Background dello studio: La presa in carico delle persone con incongruenza di genere richiede un approccio clinico, psicologico e assistenziale globale e multidisciplinare. Il Centro di Riferimento Regionale per l’Incongruenza di Genere (CRRIG) dell’Azienda Ospedale-Università di Padova garantisce un iter di affermazione strutturato in conformità con le principali linee guida internazionali, finalizzato a salvaguardare la salute fisica e psicologica dell'utenza. In questo contesto, l'età evolutiva assume una rilevanza cruciale, richiedendo percorsi di inquadramento neuropsichiatrico e clinico-interdisciplinare mirati e altamente personalizzati. Scopo dello studio: Il presente lavoro si propone di fornire un’analisi descrittiva e retrospettiva della popolazione afferente al CRRIG. L'obiettivo primario è delineare il profilo clinico e sociodemografico al primo accesso dei pazienti in età evolutiva presi in carico presso l'ambulatorio di Neuropsichiatria Infantile (NPI). Secondariamente, l'indagine mira a tracciare una panoramica epidemiologica dell’intera casistica del Centro, analizzando l'età media alla prima consultazione e la distribuzione per sesso assegnato alla nascita. Materiali e metodi: Lo studio è stato condotto attingendo al database del CRRIG. La popolazione complessiva comprende N = 239 soggetti, utili a tracciare la panoramica epidemiologica generale. Un'analisi clinica e anamnestica dettagliata è stata riservata al sottocampione in età evolutiva afferente all'ambulatorio NPI (n = 108). Per questo gruppo sono state esaminate sei variabili sociodemografiche e anamnestiche (età al primo accesso, sesso assegnato alla nascita, visite specialistiche pregresse, psicoterapia, comorbidità psicopatologiche e livello di accettazione familiare) e i dati ricavati dalla somministrazione di tre questionari self-report: SCL-90-R (n = 49), UGDS-GS (n = 51) e GMSR-A (n = 30). L'analisi statistica, effettuata tramite il software Jamovi (v2.3.18.0), ha previsto un'analisi descrittiva (frequenze assolute e percentuali; stratificazione dei punteggi z in base ai cut-off clinici) e un'analisi inferenziale mediante matrici di correlazione lineare (con livello di significatività fissato a p < 0,05). Conclusioni: I risultati confermano l'allineamento della casistica del CRRIG ai principali trend internazionali e suggeriscono la coerenza del modello del minority stress nel contesto italiano. I dati delineano un profilo psicosociale interpretabile lungo tre direttrici: la consapevolezza identitaria, in cui la disforia chiaramente riconosciuta si associa a minore diffidenza interpersonale pur correlando con strategie di nascondimento dell'identità; la stigmatizzazione, in cui le esperienze di rifiuto e vittimizzazione si associano ad aspettative negative per il futuro; e la resilienza, in cui l'orgoglio identitario si conferma una risorsa protettiva associata a minori livelli di disforia. Sul piano clinico, i risultati ribadiscono la necessità di un approccio multidisciplinare che integri la valutazione diagnostica con interventi mirati al potenziamento dei fattori di resilienza e al lavoro sul contesto familiare.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/109192