La malattia renale cronica (Chronic Kidney Disease, CKD) ha una prevalenza in costante aumento e un impatto significativo sulla mortalità cardiovascolare e sulla qualità di vita dei pazienti. La progressione della CKD è strettamente associata a uno stato infiammatorio cronico sistemico, sostenuto dall’accumulo di tossine uremiche e dall’attivazione persistente del sistema immunitario. Tra i principali mediatori dell’infiammazione, l’interleuchina-6 (IL-6) riveste un ruolo centrale sia nella fisiopatologia della malattia renale sia nello sviluppo delle complicanze cardiovascolari, metaboliche e anemiche associate alla CKD. L’uremia e le metodiche depurative sono strettamente correlate allo stato infiammatorio dei pazienti in dialisi e contribuiscono all’aumento dei livelli plasmatici di IL-6. L’emodialisi, in particolare, induce un’attivazione monocitaria a causa dell’interazione sangue-membrana, favorendo un incremento significativo della produzione di IL-6. Nella dialisi peritoneale, invece, l’infiammazione presenta caratteristiche peculiari legate alla produzione locale intraperitoneale di IL-6 da parte delle cellule mesoteliali, che si amplifica in una infiammazione sistemica. L’IL-6 oltre ad avere un significato nell’evoluzione della CKD si associa a fibrosi renale, aterosclerosi, anemia infiammatoria e ha un impatto anche sul rischio cardiovascolare. Numerosi studi dimostrano infatti che livelli elevati di IL-6 correlano con un aumento del rischio cardiovascolare, della mortalità e del peggioramento della funzione renale nei pazienti con CKD. Inoltre, l’IL-6 contribuisce all’attivazione della risposta di fase acuta, consolidando il suo ruolo di biomarcatore prognostico dell’infiammazione cronica. Questa tesi si pone l’obiettivo di valutare il ruolo dell’IL-6 nei pazienti affetti da CKD stadio 5, con particolare attenzione ai soggetti sottoposti a terapia sostitutiva renale mediante emodialisi (HD) o dialisi peritoneale (PD). Materiali e Metodi: Abbiamo sviluppato uno studio osservazionale trasversale volto a confrontare i livelli plasmatici di IL-6 nei pazienti sottoposti a HD e PD con un rapporto di 1:1. All’interno della nostra popolazione abbiamo valutato le caratteristiche demografiche, alcuni parametri bioumorali e clinici quali, età, sesso, peso secco, diuresi, comorbidità, presenza o meno di diabete, vintage dialitico e tipo di trattamento sostitutivo, emoglobina, albumina, acido urico, creatinina, urea, sodio, potassio, calcio, fosforo, ormone paratiroideo (PTH), IL-6 plasmatica e PCR. Abbiamo, inoltre, valutato attraverso la regressione lineare in univariata ed in multivariata l’impatto di tali parametri sui livelli di IL-6 valutando nello specifico il ruolo della terapia sostitutiva. Risultati: IL-6 nella nostra popolazione non è distribuita in modo normale e appare significativamente diversa fra i pazienti in HD rispetto ai pazienti in PD. Oltre all’IL-6 anche l’età, la diuresi, il vintage dialitico, il peso secco, il Charlson index, i livelli di potassio e di PCR risultano differenti nei due gruppi. In analisi univariata sono predittori dei valori di IL-6 il Charlson index, il tipo di terapia sostitutiva renale, la creatininemia e i livelli di PCR. Mentre dall’analisi multivariata si confermano solo la PCR e l’indice di comorbidità come predittori indipendenti nell’espressione dell’IL-6, portando in secondo piano il tipo di trattamento sostitutivo. Conclusioni: La mancanza di un impatto sui livelli di IL-6 da parte del tipo di trattamento sostitutivo potrebbe essere legata alla ridotta numerosità campionaria che potrebbe aver diluito i nostri risultati, oppure essere legata alle differenze emerse fra HD e PD nella nostra popolazione. Sono necessari altri studi con una numerosità campionaria adeguata e che minimizzino le differenze fra HD e PD per determinare l’effettivo impatto della metodica sostitutiva sui livelli di IL-6.
IL-6 nei pazienti con End Stage Kidney Disease in terapia sostitutiva
QUARISA, ALESSIA
2025/2026
Abstract
La malattia renale cronica (Chronic Kidney Disease, CKD) ha una prevalenza in costante aumento e un impatto significativo sulla mortalità cardiovascolare e sulla qualità di vita dei pazienti. La progressione della CKD è strettamente associata a uno stato infiammatorio cronico sistemico, sostenuto dall’accumulo di tossine uremiche e dall’attivazione persistente del sistema immunitario. Tra i principali mediatori dell’infiammazione, l’interleuchina-6 (IL-6) riveste un ruolo centrale sia nella fisiopatologia della malattia renale sia nello sviluppo delle complicanze cardiovascolari, metaboliche e anemiche associate alla CKD. L’uremia e le metodiche depurative sono strettamente correlate allo stato infiammatorio dei pazienti in dialisi e contribuiscono all’aumento dei livelli plasmatici di IL-6. L’emodialisi, in particolare, induce un’attivazione monocitaria a causa dell’interazione sangue-membrana, favorendo un incremento significativo della produzione di IL-6. Nella dialisi peritoneale, invece, l’infiammazione presenta caratteristiche peculiari legate alla produzione locale intraperitoneale di IL-6 da parte delle cellule mesoteliali, che si amplifica in una infiammazione sistemica. L’IL-6 oltre ad avere un significato nell’evoluzione della CKD si associa a fibrosi renale, aterosclerosi, anemia infiammatoria e ha un impatto anche sul rischio cardiovascolare. Numerosi studi dimostrano infatti che livelli elevati di IL-6 correlano con un aumento del rischio cardiovascolare, della mortalità e del peggioramento della funzione renale nei pazienti con CKD. Inoltre, l’IL-6 contribuisce all’attivazione della risposta di fase acuta, consolidando il suo ruolo di biomarcatore prognostico dell’infiammazione cronica. Questa tesi si pone l’obiettivo di valutare il ruolo dell’IL-6 nei pazienti affetti da CKD stadio 5, con particolare attenzione ai soggetti sottoposti a terapia sostitutiva renale mediante emodialisi (HD) o dialisi peritoneale (PD). Materiali e Metodi: Abbiamo sviluppato uno studio osservazionale trasversale volto a confrontare i livelli plasmatici di IL-6 nei pazienti sottoposti a HD e PD con un rapporto di 1:1. All’interno della nostra popolazione abbiamo valutato le caratteristiche demografiche, alcuni parametri bioumorali e clinici quali, età, sesso, peso secco, diuresi, comorbidità, presenza o meno di diabete, vintage dialitico e tipo di trattamento sostitutivo, emoglobina, albumina, acido urico, creatinina, urea, sodio, potassio, calcio, fosforo, ormone paratiroideo (PTH), IL-6 plasmatica e PCR. Abbiamo, inoltre, valutato attraverso la regressione lineare in univariata ed in multivariata l’impatto di tali parametri sui livelli di IL-6 valutando nello specifico il ruolo della terapia sostitutiva. Risultati: IL-6 nella nostra popolazione non è distribuita in modo normale e appare significativamente diversa fra i pazienti in HD rispetto ai pazienti in PD. Oltre all’IL-6 anche l’età, la diuresi, il vintage dialitico, il peso secco, il Charlson index, i livelli di potassio e di PCR risultano differenti nei due gruppi. In analisi univariata sono predittori dei valori di IL-6 il Charlson index, il tipo di terapia sostitutiva renale, la creatininemia e i livelli di PCR. Mentre dall’analisi multivariata si confermano solo la PCR e l’indice di comorbidità come predittori indipendenti nell’espressione dell’IL-6, portando in secondo piano il tipo di trattamento sostitutivo. Conclusioni: La mancanza di un impatto sui livelli di IL-6 da parte del tipo di trattamento sostitutivo potrebbe essere legata alla ridotta numerosità campionaria che potrebbe aver diluito i nostri risultati, oppure essere legata alle differenze emerse fra HD e PD nella nostra popolazione. Sono necessari altri studi con una numerosità campionaria adeguata e che minimizzino le differenze fra HD e PD per determinare l’effettivo impatto della metodica sostitutiva sui livelli di IL-6.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/109416