La presente tesi analizza la leadership, studiandone le basi biologiche e neuroscientifiche con il fine di indagare l'influenza delle predisposizioni innate e della genetica sull’attitudine al comando. In primis, grazie all’articolo di Boerma et al. (2017) si inquadra il dibattito dettato dalla dicotomia “natura” e “cultura”, sottolineando come predisposizioni biologiche e ambiente sociale vadano integrate. In un’ottica evoluzionistica, questo avviene grazie all’approccio comparativo ideato da Van Vugt e Smith (2019), che distingue tra due modalità di leadership (dominanza e prestigio) ed esplica come esse dipendano da bisogni adattivi differenti e precisi percorsi neurali. Sul piano genetico, De Neve et al. (2013) compiono ricerche su campioni gemellari, arrivando a individuare il marcatore genetico rs4950, che si associa alla tendenza all’occupare ruoli di guida e fornisce l’ennesima evidenza empirica che la leadership sia fondata su una complicata interazione tra ereditarietà e ambiente sociale. Lo studio longitudinale di Florczak et al. (2024), inoltre, analizza la dinamicità della componente biologica, mostrando risultati che evidenziano come il peso della genetica aumenti con l’età e con l’esperienza. Mehta e Joseph (2010) si occupano di approfondire le ricerche sulla dimensione biochimica, analizzando l’interazione tra testosterone e cortisolo e chiarendo come lo stress svolga un ruolo chiave nell’inibizione dei comportamenti di dominanza. L’elaborato successivamente prosegue con una specifica analisi della neurologia della leadership, che segue il modello ideato da Boyatzis et al. nel 2014. Esso individua una forte analogia tra la storica distinzione tra leader orientati al compito o alle relazioni e TPN (Task-Positive Network) o DMN (Default Mode Network), due reti neurali funzionalmente antagoniste. Essendo mutualmente esclusive, dagli studi di Boyatzis et al. (2014) si evince che l’efficacia del comando risieda nell’agilità neurale del leader nel passare da un network all’altro. Per completare il quadro metodologico, la ricerca di Rock e Tang (2009) arriva a definire i correlati fisiologici di coinvolgimento e stress, dimostrando l’essenzialità di un bilanciamento tra l’attivazione del sistema nervoso simpatico e del sistema nervoso parasimpatico per garantire una performance neurofisiologicamente ottimale da parte del leader; Wilson et al. (2006), invece, approfondiscono la dimensione relazionale, orientando i propri studi sul dimostrare l’importanza della salienza per emergere come leader nel proprio contesto lavorativo. Per concludere l’elaborato, viene sottolineato il ruolo che occupa l’ambiente circostante nel modulare l’espressione genetica: lo studio di Zhang et al. (2009), analizzando un campione di gemelli, evidenzia come l’arricchimento del contesto familiare porti a una mitigazione delle predisposizioni biologiche. In sintesi, l’intera tesi mira a sottolineare che, nonostante la leadership abbia radici biologiche, esse sono comunque flessibili, facendola risultare come una competenza neuro-biologica adattiva. In quest’ottica, il successo della persona al comando è fortemente dipendente dall’equilibrio tra genetica, biochimica e neurologia, in relazione all’ambiente sociale circostante.
Predisposizioni biologiche a ruoli di leadership
SACCANI, EDOARDO
2025/2026
Abstract
La presente tesi analizza la leadership, studiandone le basi biologiche e neuroscientifiche con il fine di indagare l'influenza delle predisposizioni innate e della genetica sull’attitudine al comando. In primis, grazie all’articolo di Boerma et al. (2017) si inquadra il dibattito dettato dalla dicotomia “natura” e “cultura”, sottolineando come predisposizioni biologiche e ambiente sociale vadano integrate. In un’ottica evoluzionistica, questo avviene grazie all’approccio comparativo ideato da Van Vugt e Smith (2019), che distingue tra due modalità di leadership (dominanza e prestigio) ed esplica come esse dipendano da bisogni adattivi differenti e precisi percorsi neurali. Sul piano genetico, De Neve et al. (2013) compiono ricerche su campioni gemellari, arrivando a individuare il marcatore genetico rs4950, che si associa alla tendenza all’occupare ruoli di guida e fornisce l’ennesima evidenza empirica che la leadership sia fondata su una complicata interazione tra ereditarietà e ambiente sociale. Lo studio longitudinale di Florczak et al. (2024), inoltre, analizza la dinamicità della componente biologica, mostrando risultati che evidenziano come il peso della genetica aumenti con l’età e con l’esperienza. Mehta e Joseph (2010) si occupano di approfondire le ricerche sulla dimensione biochimica, analizzando l’interazione tra testosterone e cortisolo e chiarendo come lo stress svolga un ruolo chiave nell’inibizione dei comportamenti di dominanza. L’elaborato successivamente prosegue con una specifica analisi della neurologia della leadership, che segue il modello ideato da Boyatzis et al. nel 2014. Esso individua una forte analogia tra la storica distinzione tra leader orientati al compito o alle relazioni e TPN (Task-Positive Network) o DMN (Default Mode Network), due reti neurali funzionalmente antagoniste. Essendo mutualmente esclusive, dagli studi di Boyatzis et al. (2014) si evince che l’efficacia del comando risieda nell’agilità neurale del leader nel passare da un network all’altro. Per completare il quadro metodologico, la ricerca di Rock e Tang (2009) arriva a definire i correlati fisiologici di coinvolgimento e stress, dimostrando l’essenzialità di un bilanciamento tra l’attivazione del sistema nervoso simpatico e del sistema nervoso parasimpatico per garantire una performance neurofisiologicamente ottimale da parte del leader; Wilson et al. (2006), invece, approfondiscono la dimensione relazionale, orientando i propri studi sul dimostrare l’importanza della salienza per emergere come leader nel proprio contesto lavorativo. Per concludere l’elaborato, viene sottolineato il ruolo che occupa l’ambiente circostante nel modulare l’espressione genetica: lo studio di Zhang et al. (2009), analizzando un campione di gemelli, evidenzia come l’arricchimento del contesto familiare porti a una mitigazione delle predisposizioni biologiche. In sintesi, l’intera tesi mira a sottolineare che, nonostante la leadership abbia radici biologiche, esse sono comunque flessibili, facendola risultare come una competenza neuro-biologica adattiva. In quest’ottica, il successo della persona al comando è fortemente dipendente dall’equilibrio tra genetica, biochimica e neurologia, in relazione all’ambiente sociale circostante.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/109776