«È l’amore che, rivolgendosi alle persone nella loro singolarità insostituibile, fa del “ciascuno” della giustizia un “prossimo”» Paul Ricoeur, Amore e Giustizia Ognuno di noi è circondato da amore, in ogni sua forma. Ed è strano, perché definirlo ci viene difficile: è amore la famiglia, è amore il modo in cui guardiamo al mondo, è amore quello che proviamo per gli amici e dovrebbe essere amore quello che proviamo per noi stessi e per il prossimo. Chiamiamo “amore” realtà differenti e, nel tentativo di descriverlo, ci accorgiamo di un limite intrinseco alla nostra lingua: una sola parola definisce più rapporti. È strano, perché in un mondo in cui diamo un nome a tutto, a ogni paura, a ogni emozione e a ogni modo di essere, l’amore è rimasto amore. Quasi come se fosse una cosa così vasta che il tentativo di definirlo rischierebbe di ridurlo. Questa parola, che nel linguaggio moderno è univoca, non lo era affatto nella tradizione greca antica. Laddove noi utilizziamo un solo termine, i greci distinguevano sfumature morali e affettive precise: l’érōs come desiderio che nasce da una mancanza; la philía come amicizia fondata sulla reciprocità e sulla giustizia; l’agápē come dono gratuito che eccede la regola e diventa preghiera. Il presente lavoro parte da questa pluralità lessicale per indagare il confine sottile dove l’amore incontra la giustizia, esplorando come questa tensione sia una necessità assoluta per il riconoscimento dell’altro come prossimo. In questo percorso, una figura centrale è quella di Paul Ricoeur, uno dei principali protagonisti della coscienza filosofica del Novecento. Il suo contributo è stato fondamentale non solo per la filosofia, ma anche per la psicologia, grazie al suo lavoro di mediazione tra fenomenologia, ermeneutica e psicoanalisi. Attraverso la sua analisi della dialettica tra la “logica dell’equivalenza” (propria della giustizia) e la “logica della sovrabbondanza” (propria dell’amore), Ricoeur ci offre le basi per ripensare il rapporto con l’altro. L’obiettivo finale di questa tesi è quello di portare le riflessioni di Ricoeur all’interno della psicologia clinica, utilizzando le lenti della Scienza Dialogica. Si analizzerà l’importanza del “supplemento di compassione” per contrastare la reificazione dell’individuo e la prigione della Carriera Biografica, promuovendo una clinica che riconosca il volto dell’altro, la sua unicità e la libertà della persona. Una clinica che non insegni a etichettare, ma che aiuti a scorgere tutte le possibilità della propria storia.
Amore, giustizia e riconoscimento dell’Altro: prospettive per la psicologia clinica
SAVOLDELLI, GIADA
2025/2026
Abstract
«È l’amore che, rivolgendosi alle persone nella loro singolarità insostituibile, fa del “ciascuno” della giustizia un “prossimo”» Paul Ricoeur, Amore e Giustizia Ognuno di noi è circondato da amore, in ogni sua forma. Ed è strano, perché definirlo ci viene difficile: è amore la famiglia, è amore il modo in cui guardiamo al mondo, è amore quello che proviamo per gli amici e dovrebbe essere amore quello che proviamo per noi stessi e per il prossimo. Chiamiamo “amore” realtà differenti e, nel tentativo di descriverlo, ci accorgiamo di un limite intrinseco alla nostra lingua: una sola parola definisce più rapporti. È strano, perché in un mondo in cui diamo un nome a tutto, a ogni paura, a ogni emozione e a ogni modo di essere, l’amore è rimasto amore. Quasi come se fosse una cosa così vasta che il tentativo di definirlo rischierebbe di ridurlo. Questa parola, che nel linguaggio moderno è univoca, non lo era affatto nella tradizione greca antica. Laddove noi utilizziamo un solo termine, i greci distinguevano sfumature morali e affettive precise: l’érōs come desiderio che nasce da una mancanza; la philía come amicizia fondata sulla reciprocità e sulla giustizia; l’agápē come dono gratuito che eccede la regola e diventa preghiera. Il presente lavoro parte da questa pluralità lessicale per indagare il confine sottile dove l’amore incontra la giustizia, esplorando come questa tensione sia una necessità assoluta per il riconoscimento dell’altro come prossimo. In questo percorso, una figura centrale è quella di Paul Ricoeur, uno dei principali protagonisti della coscienza filosofica del Novecento. Il suo contributo è stato fondamentale non solo per la filosofia, ma anche per la psicologia, grazie al suo lavoro di mediazione tra fenomenologia, ermeneutica e psicoanalisi. Attraverso la sua analisi della dialettica tra la “logica dell’equivalenza” (propria della giustizia) e la “logica della sovrabbondanza” (propria dell’amore), Ricoeur ci offre le basi per ripensare il rapporto con l’altro. L’obiettivo finale di questa tesi è quello di portare le riflessioni di Ricoeur all’interno della psicologia clinica, utilizzando le lenti della Scienza Dialogica. Si analizzerà l’importanza del “supplemento di compassione” per contrastare la reificazione dell’individuo e la prigione della Carriera Biografica, promuovendo una clinica che riconosca il volto dell’altro, la sua unicità e la libertà della persona. Una clinica che non insegni a etichettare, ma che aiuti a scorgere tutte le possibilità della propria storia.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/109781