This paper investigates the complex issue of workplace inclusion for individuals with Autism Spectrum Disorder (ASD), analyzing the gap between the extraordinary potential of neurodiversity and the high unemployment rates that still characterize this population. The main objective of the thesis is to demonstrate how the real occupational barriers reside primarily in an inflexible work ecosystem structured around neurotypical parameters, rather than in the intrinsic limitations of the individuals. In the first part, the work reconstructs the historical and diagnostic evolution of autism, from the early insights of Kanner and Asperger to the shift towards the dimensional model introduced by the DSM-5 and DSM-5-TR. Furthermore, it delves into the neurocognitive architecture of the condition, examining constructs such as Theory of Mind, weak Central Coherence, Executive Dysfunctions, and the sensory profile, which are essential elements for decoding the relational and operational challenges faced daily by people on the spectrum. In the second part, the focus shifts to the organizational environment, initially outlining the international and national regulatory framework (such as Law 68/99 in Italy) protecting the right to work. The discussion critically examines the barriers to entry, particularly the biases inherent in traditional selection processes and the weight of corporate prejudices. In response to these critical issues, effective intervention strategies are explored, including the Supported Employment model, the introduction of mediating figures (Job Coach and corporate Buddy), and the implementation of low-cost reasonable accommodations, such as Job Crafting and sensory adaptation. In conclusion, the paper highlights the need for a profound paradigm shift towards Universal Design: workplace inclusion must move beyond a welfare-based logic to become a strategic management approach capable of recognizing and valuing neurodiversity as a real and invaluable competitive advantage for organizations.

Il presente elaborato indaga il complesso tema dell'inclusione lavorativa delle persone con Disturbo dello Spettro Autistico (ASD), analizzando il divario tra le straordinarie potenzialità della neurodiversità e gli elevati tassi di disoccupazione che ancora caratterizzano questa popolazione. L'obiettivo principale della tesi è dimostrare come le reali barriere occupazionali risiedano prevalentemente in un ecosistema lavorativo inflessibile e strutturato su parametri neurotipici, piuttosto che nelle limitazioni intrinseche degli individui. Nella prima parte, il lavoro ricostruisce l'evoluzione storica e diagnostica dell'autismo, dalle prime intuizioni di Kanner e Asperger fino al passaggio al modello dimensionale introdotto dal DSM-5 e DSM-5-TR. Viene inoltre approfondita l'architettura neurocognitiva della condizione, esaminando costrutti quali la Teoria della Mente, la debole Coerenza Centrale, le Disfunzioni Esecutive e il profilo sensoriale, elementi imprescindibili per decodificare le sfide relazionali e operative affrontate quotidianamente dalle persone nello spettro. Nella seconda parte, il focus si sposta sull'ambiente organizzativo, delineando inizialmente il quadro normativo internazionale e nazionale (come la Legge 68/99) a tutela del diritto al lavoro. La trattazione esamina criticamente le barriere all'ingresso, in particolare i bias insiti nei tradizionali processi di selezione e il peso dei pregiudizi aziendali. A fronte di tali criticità, vengono esplorate strategie di intervento efficaci, tra cui il modello del Supported Employment, l'inserimento di figure mediatrici (Job Coach e Buddy aziendale) e l'implementazione di accomodamenti ragionevoli a basso costo, come il Job Crafting e l'adattamento sensoriale. In conclusione, l'elaborato evidenzia la necessità di un profondo cambio di paradigma verso la Progettazione Universale (Universal Design): l'inclusione lavorativa deve superare la logica assistenzialistica per tradursi in una gestione strategica capace di riconoscere e valorizzare la neurodiversità come un reale e inestimabile vantaggio competitivo per le organizzazioni.

Il disturbo dello spettro dell’autismo: evoluzione dei criteri diagnostici e prospettive di inclusione lavorativa

VIDALI, GIORGIA
2025/2026

Abstract

This paper investigates the complex issue of workplace inclusion for individuals with Autism Spectrum Disorder (ASD), analyzing the gap between the extraordinary potential of neurodiversity and the high unemployment rates that still characterize this population. The main objective of the thesis is to demonstrate how the real occupational barriers reside primarily in an inflexible work ecosystem structured around neurotypical parameters, rather than in the intrinsic limitations of the individuals. In the first part, the work reconstructs the historical and diagnostic evolution of autism, from the early insights of Kanner and Asperger to the shift towards the dimensional model introduced by the DSM-5 and DSM-5-TR. Furthermore, it delves into the neurocognitive architecture of the condition, examining constructs such as Theory of Mind, weak Central Coherence, Executive Dysfunctions, and the sensory profile, which are essential elements for decoding the relational and operational challenges faced daily by people on the spectrum. In the second part, the focus shifts to the organizational environment, initially outlining the international and national regulatory framework (such as Law 68/99 in Italy) protecting the right to work. The discussion critically examines the barriers to entry, particularly the biases inherent in traditional selection processes and the weight of corporate prejudices. In response to these critical issues, effective intervention strategies are explored, including the Supported Employment model, the introduction of mediating figures (Job Coach and corporate Buddy), and the implementation of low-cost reasonable accommodations, such as Job Crafting and sensory adaptation. In conclusion, the paper highlights the need for a profound paradigm shift towards Universal Design: workplace inclusion must move beyond a welfare-based logic to become a strategic management approach capable of recognizing and valuing neurodiversity as a real and invaluable competitive advantage for organizations.
2025
Autism Spectrum Disorder: Evolution of Diagnostic Criteria and Perspectives for Workplace Inclusion
Il presente elaborato indaga il complesso tema dell'inclusione lavorativa delle persone con Disturbo dello Spettro Autistico (ASD), analizzando il divario tra le straordinarie potenzialità della neurodiversità e gli elevati tassi di disoccupazione che ancora caratterizzano questa popolazione. L'obiettivo principale della tesi è dimostrare come le reali barriere occupazionali risiedano prevalentemente in un ecosistema lavorativo inflessibile e strutturato su parametri neurotipici, piuttosto che nelle limitazioni intrinseche degli individui. Nella prima parte, il lavoro ricostruisce l'evoluzione storica e diagnostica dell'autismo, dalle prime intuizioni di Kanner e Asperger fino al passaggio al modello dimensionale introdotto dal DSM-5 e DSM-5-TR. Viene inoltre approfondita l'architettura neurocognitiva della condizione, esaminando costrutti quali la Teoria della Mente, la debole Coerenza Centrale, le Disfunzioni Esecutive e il profilo sensoriale, elementi imprescindibili per decodificare le sfide relazionali e operative affrontate quotidianamente dalle persone nello spettro. Nella seconda parte, il focus si sposta sull'ambiente organizzativo, delineando inizialmente il quadro normativo internazionale e nazionale (come la Legge 68/99) a tutela del diritto al lavoro. La trattazione esamina criticamente le barriere all'ingresso, in particolare i bias insiti nei tradizionali processi di selezione e il peso dei pregiudizi aziendali. A fronte di tali criticità, vengono esplorate strategie di intervento efficaci, tra cui il modello del Supported Employment, l'inserimento di figure mediatrici (Job Coach e Buddy aziendale) e l'implementazione di accomodamenti ragionevoli a basso costo, come il Job Crafting e l'adattamento sensoriale. In conclusione, l'elaborato evidenzia la necessità di un profondo cambio di paradigma verso la Progettazione Universale (Universal Design): l'inclusione lavorativa deve superare la logica assistenzialistica per tradursi in una gestione strategica capace di riconoscere e valorizzare la neurodiversità come un reale e inestimabile vantaggio competitivo per le organizzazioni.
ASD
Diagnostic criteria
Neurodiversity
Work inclusion
Employment
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.12608/109806