La depressione resistente al trattamento (TRD) interessa circa un terzo dei pazienti con disturbo depressivo maggiore e comporta un peso clinico, sociale e occupazionale elevato. L'attuale modello di escalation terapeutica, che procede dalla psicoterapia ai farmaci fino alla neuromodulazione e alla terapia elettroconvulsivante, non riesce a portare a una remissione stabile una quota significativa di questi pazienti. Questa tesi, condotta come revisione narrativa della letteratura, propone una chiave di lettura unitaria di tale fallimento, individuandone la radice in una particolare inflessibilità del sistema, descritta sia in termini neurobiologici, attraverso l'ipotesi del cervello entropico, sia in termini cognitivi, attraverso il modello REBUS, secondo cui la depressione è sostenuta da credenze divenute troppo inflessibili per aggiornarsi di fronte all'esperienza. In questa cornice viene esaminato il potenziale della N,N-dimetiltriptamina (DMT), uno psichedelico classico la cui breve durata d'azione la distingue dalle altre molecole della stessa classe. Vengono analizzati i suoi meccanismi farmacologici, le prime evidenze cliniche nella TRD, il profilo di sicurezza e il modello di Psychedelic-Assisted Therapy applicato a una molecola così rapida. Si argomenta che la DMT non rappresenti un ulteriore gradino dell'escalation, ma un intervento rivolto proprio alla rigidità su cui gli altri trattamenti si rivelano insufficienti. Il lavoro evidenzia infine i limiti metodologici della ricerca attuale e sottolinea l'importanza, dalla prospettiva della psicologia del lavoro, di misurare il recupero del funzionamento sociale e occupazionale, oltre alla sola riduzione dei sintomi.
La DMT come farmaco psichedelico promettente per la Depressione Resistente al Trattamento tra neurobiologia, efficacia clinica e criticità metodologiche
ZAIA, NICOLA
2025/2026
Abstract
La depressione resistente al trattamento (TRD) interessa circa un terzo dei pazienti con disturbo depressivo maggiore e comporta un peso clinico, sociale e occupazionale elevato. L'attuale modello di escalation terapeutica, che procede dalla psicoterapia ai farmaci fino alla neuromodulazione e alla terapia elettroconvulsivante, non riesce a portare a una remissione stabile una quota significativa di questi pazienti. Questa tesi, condotta come revisione narrativa della letteratura, propone una chiave di lettura unitaria di tale fallimento, individuandone la radice in una particolare inflessibilità del sistema, descritta sia in termini neurobiologici, attraverso l'ipotesi del cervello entropico, sia in termini cognitivi, attraverso il modello REBUS, secondo cui la depressione è sostenuta da credenze divenute troppo inflessibili per aggiornarsi di fronte all'esperienza. In questa cornice viene esaminato il potenziale della N,N-dimetiltriptamina (DMT), uno psichedelico classico la cui breve durata d'azione la distingue dalle altre molecole della stessa classe. Vengono analizzati i suoi meccanismi farmacologici, le prime evidenze cliniche nella TRD, il profilo di sicurezza e il modello di Psychedelic-Assisted Therapy applicato a una molecola così rapida. Si argomenta che la DMT non rappresenti un ulteriore gradino dell'escalation, ma un intervento rivolto proprio alla rigidità su cui gli altri trattamenti si rivelano insufficienti. Il lavoro evidenzia infine i limiti metodologici della ricerca attuale e sottolinea l'importanza, dalla prospettiva della psicologia del lavoro, di misurare il recupero del funzionamento sociale e occupazionale, oltre alla sola riduzione dei sintomi.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/109808