Una volta concluso un rapporto di lavoro subordinato, il lavoratore può svolgere qualsiasi attività lavorativa? La risposta a tale domanda è affermativa, salvo il caso in cui datore di lavoro e lavoratore abbiano stipulato un patto di non concorrenza ex art. 2125 c.c., attraverso il quale è possibile limitare le attività lavorative che il prestatore potrà esercitare in un momento successivo alla cessazione del rapporto di lavoro. Il presente elaborato vuole fornire un quadro generale dell'istituto, partendo dal suo fondamento, l'art. 2105 c.c. A seguire troviamo un'analisi circa la sua natura, nonché i soggetti che vengono coinvolti - datore di lavoro e lavoratore - e il momento della sua stipulazione. Il secondo capitolo invece, se in un primo momento si concentra sulla disciplina del patto di non concorrenza in Italia alla stregua delle numerose pronunce giurisprudenziali in tema, in un secondo momento pone uno sguardo alla disciplina che l'ordinamento statunitense e inglese prevedono per esso. Inoltre, si è guardato al patto di non concorrenza nell'ambito del diritto autonomo, che trova fondamento nell'art. 2596 c.c., il quale viene considerato autonomo e indipendente rispetto all’art. 2125 c.c. Nel terzo ed ultimo capitolo si affronta il tema della clausole accessorie al patto di non concorrenza (patto di opzione, clausole di recesso unilaterale e clausole penali), nonché la violazione dello stesso con la specifica di tutti i rimedi esperibili da ciascuna parte a propria tutela.
Il patto di non concorrenza nel diritto del lavoro
NOBILE, GRETA
2025/2026
Abstract
Una volta concluso un rapporto di lavoro subordinato, il lavoratore può svolgere qualsiasi attività lavorativa? La risposta a tale domanda è affermativa, salvo il caso in cui datore di lavoro e lavoratore abbiano stipulato un patto di non concorrenza ex art. 2125 c.c., attraverso il quale è possibile limitare le attività lavorative che il prestatore potrà esercitare in un momento successivo alla cessazione del rapporto di lavoro. Il presente elaborato vuole fornire un quadro generale dell'istituto, partendo dal suo fondamento, l'art. 2105 c.c. A seguire troviamo un'analisi circa la sua natura, nonché i soggetti che vengono coinvolti - datore di lavoro e lavoratore - e il momento della sua stipulazione. Il secondo capitolo invece, se in un primo momento si concentra sulla disciplina del patto di non concorrenza in Italia alla stregua delle numerose pronunce giurisprudenziali in tema, in un secondo momento pone uno sguardo alla disciplina che l'ordinamento statunitense e inglese prevedono per esso. Inoltre, si è guardato al patto di non concorrenza nell'ambito del diritto autonomo, che trova fondamento nell'art. 2596 c.c., il quale viene considerato autonomo e indipendente rispetto all’art. 2125 c.c. Nel terzo ed ultimo capitolo si affronta il tema della clausole accessorie al patto di non concorrenza (patto di opzione, clausole di recesso unilaterale e clausole penali), nonché la violazione dello stesso con la specifica di tutti i rimedi esperibili da ciascuna parte a propria tutela.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/109954