La presente tesi analizza l’evoluzione storica e l’efficacia delle sistemazioni idraulico-forestali nel bacino del torrente Maso, in particolare sulla risposta delle opere durante l’evento meteorologico estremo verificatosi con la tempesta Vaia dell’ottobre 2018, ricostruito a sua volta in questo studio. Il torrente Maso è il principale affluente del fiume Brenta in Valsugana e drena un bacino di 114 km² appartenente alla catena del Lagorai–Cima d’Asta. Il corso d’acqua deriva da due rami principali, provenienti dalla Val Calamento e Val Campelle, caratterizzate da condizioni geologiche, territoriali e ambientali simili. Il bacino, ricco di affluenti e laghetti alpini, si sviluppa prevalentemente nei territori comunali di Telve e Scurelle e conserva ancor'oggi un elevato grado di naturalità, nonostante lo sfruttamento delle sue acque soprattutto a fini energetici. Lo studio si articola in tre fasi principali. La prima ricostruisce le caratteristiche del bacino e la storia delle sistemazioni idraulico-forestali attraverso fonti bibliografiche, testimonianze orali e sopralluoghi sul territorio. Le prime opere documentate risalgono alla metà dello scorso millennio, ma gli interventi più significativi furono realizzati a partire dall’Ottocento in risposta ai danni causati dalla fluitazione del legname e dalle grandi alluvioni del 1882 e del 1966. Tra questi si distinguono le arginature del tratto di torrente in Valsugana, il murazzo della loc. Salton, le briglie del Testo e delle Rochette, le briglie in loc. Spinelle, la Val Cantieri e numerose altre opere di consolidamento e di contenimento realizzate lungo il torrente principale e sui suoi affluenti, fino all’avvento della tempesta Vaia. La seconda parte è dedicata all’analisi dell’evento Vaia mediante strumenti statistico-probabilistici, di modellistica, immagini e interviste alla protezione civile. Durante l’evento il torrente Maso ha registrato portate superiori a 250 m³/s, con due picchi di piena distribuiti nell’arco di circa 72 ore. Le precipitazioni hanno raggiunto valori eccezionali, con quasi 250 mm registrati in un solo giorno presso la stazione del P. Manghen e tempi di ritorno localmente superiori ai 300 anni. L’analisi evidenzia una risposta scoordinata dei sottobacini: il contributo principale al primo picco proveniva dalla Val Calamento, mentre il secondo dalla Val Campelle. Complessivamente, la Val Calamento è risultata l’area maggiormente sollecitata, con intensi fenomeni di erosione, allargamento, trasporto solido e movimentazione di materiale legnoso. L’ultima parte dell’elaborato valuta il comportamento delle opere esistenti durante Vaia. Nonostante l’eccezionalità dell’evento, i danni sono risultati contenuti e concentrati soprattutto nel tratto di fondovalle della Valsugana, dove alcune briglie e un’opera spondale hanno subito danneggiamenti relativamente importanti. In Val Calamento le opere hanno riportato solo danni ordinari, mentre in Val Campelle hanno mostrato un’ottima risposta, fatta eccezione per la riattivazione della Frana di Conseria, favorita dal degrado delle opere storiche in legname. I risultati dimostrano che le sistemazioni realizzate negli ultimi due secoli hanno reagito efficacemente a un evento paragonabile alle grandi alluvioni storiche del 1882 e del 1966, portando ad uno scenario ben diverso dai precedenti storici. Le opere più recenti basate sulla strategia “win-win” hanno dimostrato capacità nella mitigazione del rischio idraulico, spesso sottovalutata. L’evento Vaia ha rappresentato quindi un’importante occasione di confronto e verifica dell’efficacia delle sistemazioni idraulico-forestali, e ha dimostrato la necessità di una memoria collettiva, di rispetto degli spazi naturali dei corsi d’acqua, di manutenzione delle opere di difesa e di intervento dove necessario, con soluzioni che coniughino mitigazione di rischio e rispetto di ambiente fluviale.
Il torrente Maso (TN): storia delle sistemazioni, dinamica dell'evento Vaia e risposta delle opere di difesa.
TOMASELLI, MARIANO
2025/2026
Abstract
La presente tesi analizza l’evoluzione storica e l’efficacia delle sistemazioni idraulico-forestali nel bacino del torrente Maso, in particolare sulla risposta delle opere durante l’evento meteorologico estremo verificatosi con la tempesta Vaia dell’ottobre 2018, ricostruito a sua volta in questo studio. Il torrente Maso è il principale affluente del fiume Brenta in Valsugana e drena un bacino di 114 km² appartenente alla catena del Lagorai–Cima d’Asta. Il corso d’acqua deriva da due rami principali, provenienti dalla Val Calamento e Val Campelle, caratterizzate da condizioni geologiche, territoriali e ambientali simili. Il bacino, ricco di affluenti e laghetti alpini, si sviluppa prevalentemente nei territori comunali di Telve e Scurelle e conserva ancor'oggi un elevato grado di naturalità, nonostante lo sfruttamento delle sue acque soprattutto a fini energetici. Lo studio si articola in tre fasi principali. La prima ricostruisce le caratteristiche del bacino e la storia delle sistemazioni idraulico-forestali attraverso fonti bibliografiche, testimonianze orali e sopralluoghi sul territorio. Le prime opere documentate risalgono alla metà dello scorso millennio, ma gli interventi più significativi furono realizzati a partire dall’Ottocento in risposta ai danni causati dalla fluitazione del legname e dalle grandi alluvioni del 1882 e del 1966. Tra questi si distinguono le arginature del tratto di torrente in Valsugana, il murazzo della loc. Salton, le briglie del Testo e delle Rochette, le briglie in loc. Spinelle, la Val Cantieri e numerose altre opere di consolidamento e di contenimento realizzate lungo il torrente principale e sui suoi affluenti, fino all’avvento della tempesta Vaia. La seconda parte è dedicata all’analisi dell’evento Vaia mediante strumenti statistico-probabilistici, di modellistica, immagini e interviste alla protezione civile. Durante l’evento il torrente Maso ha registrato portate superiori a 250 m³/s, con due picchi di piena distribuiti nell’arco di circa 72 ore. Le precipitazioni hanno raggiunto valori eccezionali, con quasi 250 mm registrati in un solo giorno presso la stazione del P. Manghen e tempi di ritorno localmente superiori ai 300 anni. L’analisi evidenzia una risposta scoordinata dei sottobacini: il contributo principale al primo picco proveniva dalla Val Calamento, mentre il secondo dalla Val Campelle. Complessivamente, la Val Calamento è risultata l’area maggiormente sollecitata, con intensi fenomeni di erosione, allargamento, trasporto solido e movimentazione di materiale legnoso. L’ultima parte dell’elaborato valuta il comportamento delle opere esistenti durante Vaia. Nonostante l’eccezionalità dell’evento, i danni sono risultati contenuti e concentrati soprattutto nel tratto di fondovalle della Valsugana, dove alcune briglie e un’opera spondale hanno subito danneggiamenti relativamente importanti. In Val Calamento le opere hanno riportato solo danni ordinari, mentre in Val Campelle hanno mostrato un’ottima risposta, fatta eccezione per la riattivazione della Frana di Conseria, favorita dal degrado delle opere storiche in legname. I risultati dimostrano che le sistemazioni realizzate negli ultimi due secoli hanno reagito efficacemente a un evento paragonabile alle grandi alluvioni storiche del 1882 e del 1966, portando ad uno scenario ben diverso dai precedenti storici. Le opere più recenti basate sulla strategia “win-win” hanno dimostrato capacità nella mitigazione del rischio idraulico, spesso sottovalutata. L’evento Vaia ha rappresentato quindi un’importante occasione di confronto e verifica dell’efficacia delle sistemazioni idraulico-forestali, e ha dimostrato la necessità di una memoria collettiva, di rispetto degli spazi naturali dei corsi d’acqua, di manutenzione delle opere di difesa e di intervento dove necessario, con soluzioni che coniughino mitigazione di rischio e rispetto di ambiente fluviale.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/110383