La malattia di Alzheimer rappresenta una delle principali cause di demenza e costituisce una crescente sfida sanitaria globale, soprattutto in relazione all’aumento dell’aspettativa di vita. Nonostante i notevoli progressi nella comprensione dei meccanismi patologici della malattia, le strategie terapeutiche attualmente disponibili risultano ancora limitate. Di conseguenza, negli ultimi anni l’attenzione della ricerca si è progressivamente spostata verso l’identificazione di fattori, come lo stile di vita, in grado di prevenire o rallentare la progressione del declino cognitivo. Tra questi, l’esercizio fisico regolare è emerso come uno degli interventi non farmacologici più promettenti. Numerose evidenze suggeriscono infatti che l’attività aerobica possa contribuire a preservare il volume cerebrale, migliorare la funzione cerebrovascolare e promuovere la sopravvivenza neuronale e la plasticità sinaptica, riducendo così il rischio di declino cognitivo e di demenza. Negli ultimi anni è inoltre emersa l’ipotesi che parte degli effetti neuroprotettivi dell’esercizio fisico sia mediata dalla comunicazione tra tessuti periferici e cervello. In particolare, la contrazione del muscolo scheletrico induce il rilascio di diverse molecole bioattive, tra cui miochine e altri fattori circolanti, che possono raggiungere il sistema nervoso centrale e modulare processi come la neurogenesi, l’infiammazione e il metabolismo cerebrale. Questo complesso sistema di segnalazione, noto come crosstalk muscolo-cervello, rappresenta oggi un importante ambito di ricerca per comprendere come l’attività fisica possa contribuire alla protezione dalle malattie neurodegenerative, inclusa la malattia di Alzheimer.

Ruolo dell'esercizio fisico nella prevenzione e gestione della malattia di Alzheimer

MASIERO, SIMONE
2025/2026

Abstract

La malattia di Alzheimer rappresenta una delle principali cause di demenza e costituisce una crescente sfida sanitaria globale, soprattutto in relazione all’aumento dell’aspettativa di vita. Nonostante i notevoli progressi nella comprensione dei meccanismi patologici della malattia, le strategie terapeutiche attualmente disponibili risultano ancora limitate. Di conseguenza, negli ultimi anni l’attenzione della ricerca si è progressivamente spostata verso l’identificazione di fattori, come lo stile di vita, in grado di prevenire o rallentare la progressione del declino cognitivo. Tra questi, l’esercizio fisico regolare è emerso come uno degli interventi non farmacologici più promettenti. Numerose evidenze suggeriscono infatti che l’attività aerobica possa contribuire a preservare il volume cerebrale, migliorare la funzione cerebrovascolare e promuovere la sopravvivenza neuronale e la plasticità sinaptica, riducendo così il rischio di declino cognitivo e di demenza. Negli ultimi anni è inoltre emersa l’ipotesi che parte degli effetti neuroprotettivi dell’esercizio fisico sia mediata dalla comunicazione tra tessuti periferici e cervello. In particolare, la contrazione del muscolo scheletrico induce il rilascio di diverse molecole bioattive, tra cui miochine e altri fattori circolanti, che possono raggiungere il sistema nervoso centrale e modulare processi come la neurogenesi, l’infiammazione e il metabolismo cerebrale. Questo complesso sistema di segnalazione, noto come crosstalk muscolo-cervello, rappresenta oggi un importante ambito di ricerca per comprendere come l’attività fisica possa contribuire alla protezione dalle malattie neurodegenerative, inclusa la malattia di Alzheimer.
2025
Role of physical exercise in the prevention and management of Alzheimer's disease
Alzheimer
Esercizio fisico
BDNF
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.12608/110481