I disturbi muscolo-scheletrici rappresentano una delle principali problematiche di salute nei lavoratori impegnati in attività manuali ad elevato sovraccarico biomeccanico, come gli autisti addetti alla raccolta dei rifiuti solidi urbani. In tale contesto, l’attività motoria preventiva e adattata può costituire uno strumento efficace per promuovere il benessere fisico e ridurre la disabilità correlata alla lombalgia. Il presente studio ha avuto l’obiettivo di valutare gli effetti di un programma di attività motoria della durata di 12 settimane sul benessere muscolo-scheletrico degli autisti-raccoglitori dell’azienda multiutility ETRA. È stato adottato un disegno pre-post a gruppo singolo, confrontando le valutazioni effettuate prima (T0) e al termine dell’intervento (T1). Il protocollo prevedeva due sedute settimanali di 30 minuti comprendenti esercizi di mobilità, rinforzo muscolare e stretching. Le variabili principali analizzate sono state la disabilità lombare, misurata mediante Oswestry Disability Index (ODI), e la flessibilità della catena cinetica posteriore, valutata tramite Modified Sit-and-Reach Test. I risultati hanno evidenziato una riduzione statisticamente significativa del punteggio ODI (p = 0,041), indicativa di un miglioramento della disabilità percepita correlata alla lombalgia. Al contrario, il Sit-and-Reach ha mostrato una riduzione significativa della performance per entrambi gli arti inferiori (destro: p = 0,007; sinistro: p = 0,025), suggerendo una diminuzione della flessibilità della catena posteriore. I risultati indicano che il protocollo di attività motoria è associato a un miglioramento della disabilità percepita, pur in assenza di un incremento della flessibilità globale. Tali evidenze suggeriscono che i benefici osservati possano essere legati a meccanismi di controllo motorio e di stabilizzazione del tronco. L’assenza di un gruppo di controllo e la bassa aderenza al protocollo di attività motoria impongono cautela nell'interpretazione dei risultati e rendono necessari ulteriori studi.
Effetti dell’attività motoria sul benessere muscolo-scheletrico della colonna vertebrale negli autisti-raccoglitori: il caso studio ETRA
SIMION, GIANLUCA
2025/2026
Abstract
I disturbi muscolo-scheletrici rappresentano una delle principali problematiche di salute nei lavoratori impegnati in attività manuali ad elevato sovraccarico biomeccanico, come gli autisti addetti alla raccolta dei rifiuti solidi urbani. In tale contesto, l’attività motoria preventiva e adattata può costituire uno strumento efficace per promuovere il benessere fisico e ridurre la disabilità correlata alla lombalgia. Il presente studio ha avuto l’obiettivo di valutare gli effetti di un programma di attività motoria della durata di 12 settimane sul benessere muscolo-scheletrico degli autisti-raccoglitori dell’azienda multiutility ETRA. È stato adottato un disegno pre-post a gruppo singolo, confrontando le valutazioni effettuate prima (T0) e al termine dell’intervento (T1). Il protocollo prevedeva due sedute settimanali di 30 minuti comprendenti esercizi di mobilità, rinforzo muscolare e stretching. Le variabili principali analizzate sono state la disabilità lombare, misurata mediante Oswestry Disability Index (ODI), e la flessibilità della catena cinetica posteriore, valutata tramite Modified Sit-and-Reach Test. I risultati hanno evidenziato una riduzione statisticamente significativa del punteggio ODI (p = 0,041), indicativa di un miglioramento della disabilità percepita correlata alla lombalgia. Al contrario, il Sit-and-Reach ha mostrato una riduzione significativa della performance per entrambi gli arti inferiori (destro: p = 0,007; sinistro: p = 0,025), suggerendo una diminuzione della flessibilità della catena posteriore. I risultati indicano che il protocollo di attività motoria è associato a un miglioramento della disabilità percepita, pur in assenza di un incremento della flessibilità globale. Tali evidenze suggeriscono che i benefici osservati possano essere legati a meccanismi di controllo motorio e di stabilizzazione del tronco. L’assenza di un gruppo di controllo e la bassa aderenza al protocollo di attività motoria impongono cautela nell'interpretazione dei risultati e rendono necessari ulteriori studi.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/110550