Il presente lavoro di progettazione si inserisce all’interno del complesso e stratificato panorama della rigenerazione urbana post-industriale, assumendo come caso studio il quartiere Arcella a Padova: un territorio densamente popolato, multiculturale e storicamente segnato da un forte passato manifatturiero. Negli ultimi decenni, la dismissione delle attività produttive ha lasciato in dote un patrimonio di “vuoti industriali” ed edifici in stato di abbandono. Lungi dal rappresentare esclusivamente un fattore di degrado o marginalità, queste aree sospese custodiscono un’importante eredità materiale e immateriale, configurandosi come risorse strategiche per rispondere alle trasformazioni demografiche e alle nuove domande sociali della comunità. In particolare, lo studio si focalizza sul recupero e la rifunzionalizzazione del complesso delle ex Officine Bedeschi, situate in Viale Arcella, con l’obiettivo di inserirle in un sistema integrato di spazi pubblici e servizi di prossimità. L’obiettivo primario della ricerca consiste nel “rammendare” questo vuoto urbano nascosto all’interno del tessuto edilizio. Si delinea così un sistema di funzioni programmatiche a carattere prevalentemente pubblico e comunitario, che vede nel nuovo Laboratorio di Quartiere (ideato da Renzo Piano e sviluppato dal team del gruppo G124 con il coordinamento del Prof. Edoardo Narne) l’elemento nodale e il catalizzatore dell’intero sviluppo. Tale innesto mira a trasformare uno spazio dimenticato in una nuova centralità collettiva, capace di promuovere coesione sociale e radicamento territoriale. Nello specifico, l’intervento persegue una triplice strategia: mira anzitutto a fornire infrastrutture per la formazione, rispondendo alla crescente domanda di spazi per lo studio e la cultura, e intende innescare sinergie civiche operando in totale complementarità con il Laboratorio di Quartiere, bilanciando così gli spazi della partecipazione attiva con luoghi dedicati alla concentrazione individuale e alla riflessione introspettiva. Al contempo, il progetto punta a trattenere il capitale umano sul territorio attraverso l’integrazione di funzioni legate al lavoro condiviso e all’abitare flessibile, offrendo risposte concrete alle esigenze residenziali e professionali delle giovani generazioni. Dal punto di vista sociale, il progetto dimostra come la qualità dell’ambiente architettonico e l’integrazione del paesaggio come elemento attivo dello spazio condiviso siano potenti vettori di inclusione e senso di appartenenza collettiva. La transizione delle ex Officine Bedeschi da luogo di produzione materiale a centro di produzione culturale e intellettuale restituisce alla cittadinanza un frammento di memoria collettiva, trasformato ora in infrastruttura relazionale. In definitiva, la tesi attesta come il rammendo delle periferie debba fondarsi su un’identità profondamente umana e condivisa, dove l’architettura diventa paesaggio urbano permeabile e in perenne evoluzione insieme alla sua comunità.
Rammendare un vuoto urbano: tra memoria e identità
BELLAVERE, THOMAS
2025/2026
Abstract
Il presente lavoro di progettazione si inserisce all’interno del complesso e stratificato panorama della rigenerazione urbana post-industriale, assumendo come caso studio il quartiere Arcella a Padova: un territorio densamente popolato, multiculturale e storicamente segnato da un forte passato manifatturiero. Negli ultimi decenni, la dismissione delle attività produttive ha lasciato in dote un patrimonio di “vuoti industriali” ed edifici in stato di abbandono. Lungi dal rappresentare esclusivamente un fattore di degrado o marginalità, queste aree sospese custodiscono un’importante eredità materiale e immateriale, configurandosi come risorse strategiche per rispondere alle trasformazioni demografiche e alle nuove domande sociali della comunità. In particolare, lo studio si focalizza sul recupero e la rifunzionalizzazione del complesso delle ex Officine Bedeschi, situate in Viale Arcella, con l’obiettivo di inserirle in un sistema integrato di spazi pubblici e servizi di prossimità. L’obiettivo primario della ricerca consiste nel “rammendare” questo vuoto urbano nascosto all’interno del tessuto edilizio. Si delinea così un sistema di funzioni programmatiche a carattere prevalentemente pubblico e comunitario, che vede nel nuovo Laboratorio di Quartiere (ideato da Renzo Piano e sviluppato dal team del gruppo G124 con il coordinamento del Prof. Edoardo Narne) l’elemento nodale e il catalizzatore dell’intero sviluppo. Tale innesto mira a trasformare uno spazio dimenticato in una nuova centralità collettiva, capace di promuovere coesione sociale e radicamento territoriale. Nello specifico, l’intervento persegue una triplice strategia: mira anzitutto a fornire infrastrutture per la formazione, rispondendo alla crescente domanda di spazi per lo studio e la cultura, e intende innescare sinergie civiche operando in totale complementarità con il Laboratorio di Quartiere, bilanciando così gli spazi della partecipazione attiva con luoghi dedicati alla concentrazione individuale e alla riflessione introspettiva. Al contempo, il progetto punta a trattenere il capitale umano sul territorio attraverso l’integrazione di funzioni legate al lavoro condiviso e all’abitare flessibile, offrendo risposte concrete alle esigenze residenziali e professionali delle giovani generazioni. Dal punto di vista sociale, il progetto dimostra come la qualità dell’ambiente architettonico e l’integrazione del paesaggio come elemento attivo dello spazio condiviso siano potenti vettori di inclusione e senso di appartenenza collettiva. La transizione delle ex Officine Bedeschi da luogo di produzione materiale a centro di produzione culturale e intellettuale restituisce alla cittadinanza un frammento di memoria collettiva, trasformato ora in infrastruttura relazionale. In definitiva, la tesi attesta come il rammendo delle periferie debba fondarsi su un’identità profondamente umana e condivisa, dove l’architettura diventa paesaggio urbano permeabile e in perenne evoluzione insieme alla sua comunità.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/110602