La presente ricerca esplora i significati che le pratiche di attivismo assumono all'interno di Villa Medusa, uno spazio autogestito nel quartiere di Bagnoli, a Napoli. Inserito in un territorio segnato da una storia di dismissione industriale, contaminazione ambientale e processi di trasformazione urbana, Villa Medusa si configura come uno spazio in cui soggettività collettive, memorie e aspirazioni si incontrano e si riorganizzano attorno a pratiche quotidiane di cura, rivendicazione territoriale e produzione di senso. La ricerca si colloca all’interno della tradizione dell’antropologia interpretativa, e si avvale dell'osservazione partecipante e dell'intervista dialogica come strumenti privilegiati per accedere ai significati soggettivi e collettivi delle pratiche osservate. In particolare, la ricerca sul campo è stata svolta tra dicembre 2025 e maggio 2026. L’analisi si sviluppa attraverso il dialogo tra differenti prospettive teoriche: la produzione sociale dello spazio di Lefebvre, il concetto di sacrifice zone di Lerner, il concetto di cura di Tronto, le comunità del momento ed il “fare città” di Agier. I risultati mostrano come l’attivismo a Villa Medusa assuma significati molteplici, configurandosi contemporaneamente come una pratica di cura, produzione di appartenenza, testimonianza, continuità con il passato, e costruzione di spazi alternativi. Lo studio evidenza altresì come la percezione di marginalità territoriale, le memorie del movimento operaio, e le trasformazioni in corso a Bagnoli contribuiscano a orientare l’azione collettiva e la produzione di immaginari condivisi. Attraverso l’analisi di Villa Medusa, la ricerca propone una lettura dell’attivismo urbano come processo di produzione di significati profondamente radicato nelle relazioni tra persone, luoghi e memorie collettive.
Villa Medusa, una casa del popolo. Studio antropologico sui possibili significati dell'attivismo nel contesto urbano di Bagnoli.
CALABRESE, GAIA
2025/2026
Abstract
La presente ricerca esplora i significati che le pratiche di attivismo assumono all'interno di Villa Medusa, uno spazio autogestito nel quartiere di Bagnoli, a Napoli. Inserito in un territorio segnato da una storia di dismissione industriale, contaminazione ambientale e processi di trasformazione urbana, Villa Medusa si configura come uno spazio in cui soggettività collettive, memorie e aspirazioni si incontrano e si riorganizzano attorno a pratiche quotidiane di cura, rivendicazione territoriale e produzione di senso. La ricerca si colloca all’interno della tradizione dell’antropologia interpretativa, e si avvale dell'osservazione partecipante e dell'intervista dialogica come strumenti privilegiati per accedere ai significati soggettivi e collettivi delle pratiche osservate. In particolare, la ricerca sul campo è stata svolta tra dicembre 2025 e maggio 2026. L’analisi si sviluppa attraverso il dialogo tra differenti prospettive teoriche: la produzione sociale dello spazio di Lefebvre, il concetto di sacrifice zone di Lerner, il concetto di cura di Tronto, le comunità del momento ed il “fare città” di Agier. I risultati mostrano come l’attivismo a Villa Medusa assuma significati molteplici, configurandosi contemporaneamente come una pratica di cura, produzione di appartenenza, testimonianza, continuità con il passato, e costruzione di spazi alternativi. Lo studio evidenza altresì come la percezione di marginalità territoriale, le memorie del movimento operaio, e le trasformazioni in corso a Bagnoli contribuiscano a orientare l’azione collettiva e la produzione di immaginari condivisi. Attraverso l’analisi di Villa Medusa, la ricerca propone una lettura dell’attivismo urbano come processo di produzione di significati profondamente radicato nelle relazioni tra persone, luoghi e memorie collettive.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/110618