Obiettivo: Il presente elaborato si propone di indagare il fenomeno delle false confessioni, analizzando criticamente i meccanismi cognitivi, investigativi e forensi che ne favoriscono l'emersione e ne ostacolano il corretto riconoscimento. L'obiettivo è mappare il divario tra le moderne scoperte neurocognitive e le prassi giuridiche attuali, promuovendo un'integrazione tra neuroscienze e diritto per valutare l'integrità della prova dichiarativa e prevenire l'errore giudiziario. Metodologia: È stata condotta una revisione narrativa della letteratura indicizzata, strutturata secondo il modello PICO. La ricerca, effettuata sulle banche dati PubMed, PsycINFO e Google Scholar, ha previsto rigidi criteri di inclusione ed esclusione, focalizzandosi su documenti in ambito penale pubblicati tra il 1990 e il 2025. Da un bacino iniziale di 66 documenti, è stato selezionato un corpus finale di 54 fonti bibliografiche, composto da 34 studi empirici o meta-analisi e 20 testi teorico-giuridici di riferimento. Risultati: I dati indicano che le false confessioni ricorrono in percentuali allarmanti (fino al 25%) nei casi documentati di esonero post-condanna. L'analisi evidenzia come la vulnerabilità intrinseca dei soggetti converga con le pressioni situazionali dei metodi di interrogatorio coercitivi (ad esempio il Metodo Reid), portando a narrazioni riccamente contaminate. Si registra inoltre una marcata permeabilità dei professionisti forensi ai bias cognitivi, che inquinano l'intero iter probatorio. Di contro, l'impiego di protocolli investigativi information-gathering (come PEACE, SUE, ACID) e l'analisi tramite marker neurocognitivi e oggettivi (fMRI e aIAT), dimostrano una capacità diagnostica significativamente superiore nel rilevare la menzogna. Conclusioni: Pur tenendo conto dei limiti legati alla ridotta validità ecologica degli studi sperimentali, l'elaborato evidenzia l'inderogabile necessità di implementare riforme evidence-based nel sistema processuale italiano. Si raccomandano in particolare l'adozione generalizzata della videoregistrazione integrale degli interrogatori, lo screening psicodiagnostico preventivo delle vulnerabilità individuali e la valorizzazione del ruolo del Consulente Tecnico di Parte (CTP) quale imprescindibile presidio metodologico per mantenere oggettività scientifica.
Le false confessioni tra neuroscienze cognitive e pratiche investigative: profili psicologico-giuridici e criteri di valutazione forense.
MARIOTTO, VERONICA
2025/2026
Abstract
Obiettivo: Il presente elaborato si propone di indagare il fenomeno delle false confessioni, analizzando criticamente i meccanismi cognitivi, investigativi e forensi che ne favoriscono l'emersione e ne ostacolano il corretto riconoscimento. L'obiettivo è mappare il divario tra le moderne scoperte neurocognitive e le prassi giuridiche attuali, promuovendo un'integrazione tra neuroscienze e diritto per valutare l'integrità della prova dichiarativa e prevenire l'errore giudiziario. Metodologia: È stata condotta una revisione narrativa della letteratura indicizzata, strutturata secondo il modello PICO. La ricerca, effettuata sulle banche dati PubMed, PsycINFO e Google Scholar, ha previsto rigidi criteri di inclusione ed esclusione, focalizzandosi su documenti in ambito penale pubblicati tra il 1990 e il 2025. Da un bacino iniziale di 66 documenti, è stato selezionato un corpus finale di 54 fonti bibliografiche, composto da 34 studi empirici o meta-analisi e 20 testi teorico-giuridici di riferimento. Risultati: I dati indicano che le false confessioni ricorrono in percentuali allarmanti (fino al 25%) nei casi documentati di esonero post-condanna. L'analisi evidenzia come la vulnerabilità intrinseca dei soggetti converga con le pressioni situazionali dei metodi di interrogatorio coercitivi (ad esempio il Metodo Reid), portando a narrazioni riccamente contaminate. Si registra inoltre una marcata permeabilità dei professionisti forensi ai bias cognitivi, che inquinano l'intero iter probatorio. Di contro, l'impiego di protocolli investigativi information-gathering (come PEACE, SUE, ACID) e l'analisi tramite marker neurocognitivi e oggettivi (fMRI e aIAT), dimostrano una capacità diagnostica significativamente superiore nel rilevare la menzogna. Conclusioni: Pur tenendo conto dei limiti legati alla ridotta validità ecologica degli studi sperimentali, l'elaborato evidenzia l'inderogabile necessità di implementare riforme evidence-based nel sistema processuale italiano. Si raccomandano in particolare l'adozione generalizzata della videoregistrazione integrale degli interrogatori, lo screening psicodiagnostico preventivo delle vulnerabilità individuali e la valorizzazione del ruolo del Consulente Tecnico di Parte (CTP) quale imprescindibile presidio metodologico per mantenere oggettività scientifica.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/110646